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sabato 6 marzo 2010

Visita del card Scola a San Simon Piccolo (Venezia)















SANTA MESSA VOTIVA DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA CON COMMEMORAZIONE DELLE SANTE PERPETUA E FELICITA IN OCCASIONE DELLA VISITA PASTORALE DI S. EM. REV.MA CARD. ANGELO SCOLA, PATRIARCA DI VENEZIA

OMELIA:
1. «Io sono la madre del bell’amore» (Sir 24, 18). In questo modo l’Epistola ci dice che il cuore della Madre è il cuore umano che più partecipa della “perfezione” dell’amore del Figlio Crocifisso. Ne è documento lo Stabat mater cui fa riferimento il Santo Evangelo. Commenta il Proto-patriarca San Lorenzo Giustiniani: «Il cuore della Vergine fu lo specchio della passione di Cristo. Perciò tutti i colpi, tutte le ferite, tutti i dolori del figlio furono rappresentati, riprodotti, rivissuti nel cuore della madre» (De agone cristiano, e. II).
Al Cuore immacolato della Madre di Cristo e madre nostra noi vogliamo immedesimarci in questa azione eucaristica.
2. Essa si svolge nel contesto della Visita Pastorale ormai giunta al suo sesto anno. Il Patriarca ed i suoi collaboratori sostano oggi nella Parrocchia di San Simeone Profeta. Col desiderio ardente di rinnovare la vita del popolo santo di Dio attraverso la Sacra liturgia, l’educazione al pensiero di Cristo, al dono gratuito di sé perché proponga il fascino del seguire Gesù Cristo a tutti i fratelli uomini in ogni ambito dell’umana esistenza, la Visita Pastorale attraversa tutte le realtà ecclesiali del Patriarcato, vicariato dopo vicariato, parrocchia dopo parrocchia. Non poteva quindi mancare l’incontro con voi che celebrate in questa chiesa dei Santi Simone e Giuda, sita nel territorio della parrocchia di San Simeone profeta, il Santo Sacrificio della Messa secondo la forma straordinaria dell’unico rito romano. In conformità al Motu proprio Summorum pontificum promulgato dal Santo Padre Benedetto XVI il Patriarcato di Venezia e la Fraternità sacerdotale di San Pietro hanno firmato una Convenzione. Mediante essa il Cappellano, Padre Konrad, è inserito nella Chiesa diocesana, sotto l’autorità del Patriarca ed in comunione con lui (Convenzione, 14 settembre 2007, art. 3).
3. La Vergine Immacolata ci indica la strada del bell’amore. Come ci ha fatto pregare l’Orazione «O Dio concedi che possiamo vivere secondo il tuo cuore» (secundum cor tuum vivere valeamus), seguendo la Vergine noi possiamo imparare “la misura” dell’amore di Dio. È questo il senso della conversione cui la Quaresima nella sua quotidiana, triplice scansione di preghiera, digiuno ed elemosina, ci richiama. È la strada per la crescita della nostra umanità «… affinché l’intrapresa mortificazione della carne si trasformi in incremento delle anime nostre» (ut castigatio carnis assumpta, ad nostrarum vegetationem transeat animarum). Quel transeat allude al grande passaggio che è la Pasqua cui ci stiamo preparando.
4. Le Sante Perpetua e Felicita, di cui oggi commemoriamo il martirio (Cartagine, 202), sono fulgide testimoni del bell’amore. Due giovani donne e madri che, accogliendo la grazia del martirio del sangue, non esitano ad affermare il primato di quella nuova parentela che si genera sotto la croce e di cui dà conto l’incomparabile scena narrata nel passaggio del Vangelo di Giovanni: «Donna ecco tuo figlio… Ecco tua madre» (Mulier ecce filius tuus… Ecce mater tua) (Gv 19,26-27). Il dono potente della comunione, approfondito dal Concilio Vaticano II, ai cui «vincolanti insegnamenti» – così li ha definiti Benedetto XVI nella Lettera di Presentazione della Summorum pontificum ai Vescovi di tutto il mondo – voi vi riferite, attraverso il principio della «pluriformità nell’unità» (Assemblea Generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, Relatio finalis, 1985) trova qui, in questa oggettiva fraternità dei cristiani, la sua attuazione.
5. Il bell’amore che la Vergine Immacolata e le Sante martiri Perpetua e Felicita ci testimoniano è effettivo quando è oggettivo. Per questo il bell’amore è fedele, capace di quella stabilitas che sola rende possibile la costruzione («Stabant iuxta crucem» Gv 19,25) e fecondo: «avvicinatevi a me e saziatevi dei miei frutti»: (a generationibus meis implemini, Sir 24,19).
6. L’Orazione del Postcommunio riprende il tema della esistenza in Cristo spazio dell’esercizio quotidiano del bell’amore: «Il divino sacramento penetri nell’intimo del nostro cuore e ci faccia potentemente partecipi di sé» (penetralia nostra infundat: et sui nos participes potenter efficiat). In questa prospettiva il tempo, in forza della Sua grazia, attinge all’eterno: «quae temporaliter agimus, spiritualiter consequamur»: (fa’ che otteniamo il frutto spirituale di quanto abbiamo celebrato coi misteri temporali), perché – come potentemente richiama la lettura finale dell’incipit del Vangelo di Giovanni – con Lui l’eterno entra nel tempo.
7. Afferma Benedetto XVI: «La liturgia latina della Chiesa nelle varie sue forme, in ogni secolo dell’età cristiana, ha spronato nella vita spirituale numerosi Santi e ha rafforzato tanti popoli nella virtù di religione e ha fecondato la loro pietà» (Motu proprio Summorum pontificum, 7 luglio 2007). La sosta del Patriarca in occasione della Visita Pastorale tra voi che vi alimentate a questa antica e straordinaria forma dell’unico rito romano urge a dare forma eucaristica al quotidiano degli affetti, del lavoro e del riposo. In questo Santo sacrificio offriamo quindi noi stessi perché, con l’intercessione della Vergine Santissima e delle Sante Perpetua e Felicita, la nostra testimonianza cristiana sia a gloria di Cristo Gesù morto e risorto «propter nos homines et propter nostram salutem». Amen



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