martedì 25 dicembre 2012

Santo Natale a Venezia (2012)


Santa Messa di Natale "In nocte" al lume delle candele.
Celebrande don Konrad Zu Loewenstein FSSP

(photo by Alessandro Franzoni)


domenica 11 novembre 2012

Santa Messa cantata a Venezia

Predica di don Konrad Zu Loewenstein FSSP:


Il Concilio Ecumenico Vaticano Primo dichiara, dogmaticamente, che la Fede è una virtù sovrannaturale per mezzo della quale, con l'aiuto e sotto l'ispirazione della Divina Grazia, crediamo essere veri i Misteri rivelati da Dio. Questo non per la intrinseca verità delle cose intelligibili alla luce naturale della ragione, ma per l'autorità del Dio rivelante che non può né ingannarSi né ingannare. Vediamo che il fondamento dell'atto della Fede non è né ragionamento, né l'evidenza della verità che ci induca a credere, bensì la volontà.

San Tommaso D'Aquino descrive l'atto di Fede come un atto dell'intelletto che consente alla Verità Divina tramite un ordine della volontà mossa da Dio, mediante la Grazia, dove la volontà possiede la principalità e l'intelletto aderisce alla verità perchè lo vuole "quia vult".

La Fede anche se non è conseguenza di ragionamenti, non è per questo irrazionale né un annullamento della ragione, bensì, ragionevole e san Paolo la chiama "un ossequio ragionevole". Si crede sull'autorità di Dio stesso, sull'evidenza dei miracoli, e dell'espansione e della santità della Chiesa, e della vita, la dottrina, e l'esempio di Nostro Signore Gesù Cristo +, per questo è ragionevole.

La Fede libera, si può accettare o no. Se qualcuno vuole fare la volontà di Dio, lui conoscerà la dottrina, dice il Signore, e Ludolfo il Certosino commenta: " O discorso pieno di consolazione! Venite dunque, ignoranti che non conoscete la dottrina, per illuminarvi, Dio non chiede che una cosa la semplice disposizione del cuore, se qualcuno volesse, conoscerà. Non dite "non so dove è la verità, ed ignoro ciò che Dio chiede di me", volete e basta! Volete, e conoscerete!" basta dunque volere, basta volere per avere la Fede, basta volere anche per divenire Santi.

E dove voglio mettere la mia fiducia se non in Dio? Se non nella Verità assoluta da Dio rivelata?

Occorre però l'umiltà e l'ubbidienza, l'ubbidienza della Fede di cui parla San Paolo e per questo i superbi e i disubbidienti non accetteranno la Fede, i farisei, nel Vangelo di oggi, riconoscono che Nostro Signore Gesù Cristo + è verace, e lo dicono, ma non lo accettano, vedono i Suoi miracoli, ma non credono, e gli agnostici, gli atei, gli eretici che sanno ciò che è la Fede, e non sono semplicemente ignoranti, confusi, e non la accettano, mancano le virtù dell'umiltà e dell'ubbidienza, e come dice il Signore preferiscono le tenebre alla luce, perché le loro opere sono cattive.

Ma la Fede non è solo una possibilità per tutti, bensì, anche un dovere; un dovere per ogni uomo, perché Dio vuole che ogni uomo sia salvato e venga alla conoscenza della verità, che è la Fede, così che chi non crede fallisce nel suo dovere, anzi, come dice il Signore: chi non crederà sarà condannato, e in un altro luogo: se non credete che Io Sono, morirete nel vostro peccato.

Sant'Agostino commenta: cosa bisogna credere? Bisogna credere che Gesù è "quia ego Sum", bisogna credere che Egli è Colui stesso che ha detto a Mosè: "Ego Sum, Qui Sum", bisogna confessare la Sua Divinità.

L'Atto di Fede è libero, dunque, e deve essere libero perché Dio vuole l'amore e solo un atto libero può essere amore, difatti l'atto di Fede è proprio l'inizio dell'amore verso Dio che illuminerà la Fede, illuminerà la mente con la verità divina che ci permetterà, poi, di amare Dio pienamente e in tutte le cose.

L'Atto di Fede è un atto di amore, anzi un atto di sacrificio, un sacrificio di ciò che è la facoltà, la più alta, la più nobile dell'uomo, cioè, l'intelligenza, è un sacrificio dell'intelligenza a ciò che è ancora più alto e più nobile di essa, cioè la Verità assoluta e definitiva che è Dio stesso.

Questo sacrificio conduce ad un secondo sacrificio, ossia della volontà al Bene assoluto, definitivo che è Dio.

Così la Fede conduce alla Carità che è un sacrificio di tutto ciò che non è Dio, per santificare l'uomo e per trasformarlo in Dio. Questo sacrificio dell'intelligenza e della volontà non danneggiano l'anima, però, come il sacrificio che fa colui che rifiuta la Fede, che piega l'anima su se stessa e la degrada nel fine di compiere quell'atto che è il più misero di tutti gli atti che è l'adorazione di se stesso, bensì il sacrificio che è l'atto di Fede porta l'anima alla sua somma e nobilissima elevazione; la ragione e la volontà divengono illuminate, la mente e il corpo intero divengono luce, con la luce che ci mostra la strada verso il Cielo, per adorare lassù quella Verità e quella Bontà che è Dio stesso, quella Luce che è la fonte e il Padre di tutte le luci per immergersi in Lui, e contemplare per sempre poi gli splendori infiniti della Sua gloria.

Amen.

sabato 3 novembre 2012

Pellegrinaggio Summorum Pontificum a Roma (2012)


Santa Messa pontificale alla Basilica di San Pietro in Vaticano a Roma.
Primo pellegrinaggio Summorum Pontificum a Roma.
Celebrante Sua Eminenza Rev.ma A.Canizares Llovera.
3 novembre 2012.











domenica 28 ottobre 2012

Cristo Re a Venezia (2012)

Santa Messa cantata.
Celebrante don Lonrad Zu Loewenstein FSSP.
Chiesa di San Simon Piccolo, Venezia.

Omelia:


domenica 14 ottobre 2012

Santa Messa cantata a Venezia (2012)

Predica di don Konrad Zu Loewenstein FSSP:


Il Santo Padre ha dichiarato l'anno cominciato giovedì scorso “Anno della Fede”. In vista dell'ignoranza e confusione quasi generali in materia di fede bisogna ammettere che questa è un'iniziativa ben lodevole.

Tornando al brano di San Paolo agli Efesini (5, 15-21) “ un solo Signore, una sola fede...” vogliono meditare brevemente sull'unicità della Fede.

C'è una tendenza oggi di mettere la Fede cattolica sullo stesso livello delle altre “fedi” o “religioni”. Dietro a questa tendenza si può nascondere l'idea che tutte le fedi o religioni siano vere in un modo o in un altro.

Bisogna rispondere che c'è un'unica realtà e che ogni fede o religione ne presenta una visione diversa ed esclusiva. Così che l'aderente convinto di qualsiasi fede o religione pretende che la sua visione sia giusta e le visioni degli aderenti delle altre sia falsa: pretende, in una parola, che la sua fede o religione sia l'unica fede o religione.

La Santa Chiesa Romana Cattolica può andare ancora più lontano e dire non solo che la sua è la vera fede e religione, bensì l'unica fede e religione in assoluto. Perché la Chiesa insegna infallibilmente che la Fede è un tipo di conoscenza, ossia conoscenza della realtà, cioè di Dio; e come c'è solo una realtà e un solo Dio, non ci può essere più di una conoscenza di questa unica realtà, cioè di questo unico Dio. La Chiesa ci insegna inoltre che solo la Fede cattolica (insieme al battesimo) ci unisce a questo Dio, e che dunque la Fede cattolica è anche l'unica religione, poiché “religione” non significa altro che il sistema spirituale che lega l'uomo a Dio.

A questo punto qualcuno potrebbe dire che non sappiamo se la nostra fede sia vera, e dunque non siamo giustificati a imporla agli altri.

Come sappiamo che la nostra religione è vero? Non possiamo dimostrarla. Ma questo non è un difetto della nostra religione, ma piuttosto conseguenza del fatto che consiste di verità sovrannaturali e di misteri che trascendono la ragione. La crediamo non perché la possiamo dimostrare, ma piuttosto sulla base della sua credibilità che è l'autorità di Dio stesso, e non c'è autorità più grande, né fondamento del credere più solido o più sicuro. In altre parole facciamo un atto di fiducia in Dio per credere: ciò che si chiama il “salto della fede”.

Ciò che ci aiuta in questo "salto della fede" e tutto ciò che sappiamo della rivelazione cristiana: le profezie, la vita e la morte di Nostro Signore Gesù Cristo +, e i miracoli che ha operato, assieme alla propagazione miracolosa della Chiesa. Un esempio di questo salto della fede lo abbiamo visto nel Vangelo di oggi quando, tutti gli abitanti della casa, hanno creduto a Nostro Signore Gesù Cristo + alla vista del miracolo di guarigione operata da Lui.

C'è un altra ragione per cui sappiamo che la nostra religione è vera e questo è che, come abbiamo già detto, è un tipo di conoscenza. Se i rappresentanti di altre religioni fossero presenti oggi e un ebreo dicesse: questa è una sinagoga - un musulmano dicesse: - questa è una moschea - un buddista dicesse: - questo è un tempio - e finalmente uno di noi dicesse: - questa è una chiesa - e poi un critico ci chiedesse: - come sapete questo? - noi risponderemmo che "è così!", "è evidente!".

Così è anche nel caso della nostra fede: le verità della nostra fede sono evidenti, appunto, perché la fede è conoscenza. Anzi la Chiesa insegna che il tipo di conoscenza che è la fede è molto più sicuro e certo della evidenza dei sensi stessi. La ragione ne è che Dio stesso è l'oggetto della fede, così che chi crede viene in contatto con la Verità Stessa e dunque non ne può dubitare.

Forse il nostro critico farà un altra obiezione dicendo: "anche se la fede cattolica è vera, non la si deve imporre agli altri: si deve rispettare la libertà dell'altro che deve scegliere la religione che gli sembra giusta". Rispondiamo che la libertà non è affatto un bene assoluto, piuttosto è un bene in quanto ci permette di scegliere il Vero e il Bene. Noi che siamo in possesso del Vero e del Bene dobbiamo renderli accessibili agli altri ed aiutarli ad accettarli. Questa è l'autentica base dell'evangelizzazione e di tutta l'attività missionaria della santa Madre Chiesa.

Dunque, se qualcuno di noi viene tentato di pensare che tutte le religioni possono essere vere in un senso o in un altro, o di esitare sulla verità della nostra fede, o sull'evangelizzazione, l'ora è suonata e il dubbioso è chiamato a rinforzare la sua fede vivendola in modo più coerente, partecipando alla Santa Messa con più fervore, e pregando con maggior assiduità: Perché la fede è davvero un estimabile tesoro che bisogna condividere con tutti: ci da la conoscenza di Dio stesso; ci unisce a Lui già in questa vita; ci conduce al Cielo dove possiamo poi adorare per sempre Lui per cui siamo stati creati: la Verità assoluta e la somma di ogni perfezione.

domenica 7 ottobre 2012

Madonna del santo Rosario a Venezia (2012)


Santa Messa cantata.
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.
Chuesa di san Simon Piccolo, Venezia.

Foto dal Blog Sacris Solemniis.





Predica:

Oggi è la solennità del Santo Rosario in cui si celebra la gloriosa vittoria di Lepanto sull'Islam: una vittoria guadagnata soprattutto per la recita del Santo Rosario.
   Siccome la vittoria di Lepanto, così anche la preghiera stessa del Rosario, ci mostra chiaramente il ruolo di Mediatrice della Madonna.
    Nell'Ave Maria ci rivolgiamo a Lei a causa della sua vicinanza a Dio: Lei che è piena di grazia perché il Signore è con Lei; benedetta fra le donne perché è benedetto il frutto del suo seno Gesù; e Santa perché è Madre di Dio. E preghiamo a Lei che Lei preghi per noi adesso e nell'ora della nostra morte: cioè, in tutte le nostre necessità. Lei è la Mediatrice dunque: sta tra noi e Dio e raggiungiamo Dio per mezzo di Lei.
   La stessa verità viene espressa nei Misteri del Santo Rosario: nel primo Mistero Gaudioso contempliamo prima Lei e poi il Signore concepito nel suo santo seno, in un crescendo che è proprio della Rivelazione. Nel secondo Mistero contempliamo prima Lei di nuovo da sola, andando alla casa di Santa Elisabetta, e poi Nostro Signore nel Suo primo atto pubblico: quello della santificazione di San Giovanni Battista. Nel terzo Mistero la meditiamo con il suo Figlio Divino che possiamo adorare ormai con gli occhi dello spirito. Nel quarto e nel quinto Mistero Gaudioso la vediamo sempre inchinata e protesa verso il suo Figlio Divino: offrendoLo e poi trovandoLo nel tempio.
   Lei è la Mediatrice, andiamo per mezzo di Lei al Signore: per Mariam ad Jesum. Questo è vero della Preghiera Ave Maria e dei Misteri Gaudiosi, ma anche dei Misteri Dolorosi, perché i Misteri dove il Signore viene offerto e trovato nel tempio sono allo stesso tempo Dolori della Vergine Maria (il primo e il terzo) che anticipano e preparano ai dolori del Suo Figlio.
   Nei Misteri Dolorosi la Madonna si ritira per mettere in luce il Signore, anche se le Rivelazioni di Santa Brigida, per esempio, attestano la sua presenza alla flagellazione; e la Tradizione della Chiesa La presenta vedendo il Suo Figlio incoronato e portando la Croce; e il Vangelo ci parla della Sua presenza sotto la Croce.
   La Madonna dunque ci conduce al Suo Figlio nei Misteri Gaudiosi e Dolorosi, che poi contempliamo Risorto e asceso al Cielo. I Misteri si concludono con la visione della Madonna glorificata per il suo ruolo nella Redenzione.
   Il principio "per Mariam ad Jesum" si manifesta di nuovo con la Preghiera che conclude il Santo Rosario, "Salve Regina". Dopo aver invocato la Regina del Cielo e della Terra in questa Preghiera con grande devozione nel fervore, Le chiediamo di mostrarci nel Cielo il frutto del suo seno Gesù.
   Se questa Preghiera conclude tutto il Rosario, conclude anche in un certo senso la Preghiera dell'Ave Maria stessa. Perché mentre nell'Ave Maria chiamiamo "benedetto" il frutto del suo seno Gesù e chiediamo alla Madonna di pregare per noi; nellaSalve Regina chiediamo che Lei ci mostri il frutto del suo seno Gesù. Chiediamo esplicitamente, dunque, ciò che non avevamo ancora osato chiedere che cioè, in ultima analisi, il fine ultimo e il culmine di ogni Preghiera: la visione beatifica di Dio in Cielo.

  La Santa Chiesa Cattolica insegna che la Madonna è Mediatrice di tutte le grazie e questo in due sensi. Il primo senso è che ha donato al mondo il Redentore Che è la fonte di tutte le grazie; il secondo senso è che tutte le grazie che vengono elargite sugli uomini, vengono concesse per la Sua intercessione.
    Leone XIII dichiara nella sua Enciclica sul Rosario Octobri mense: " Per questo, è lecito affermare, a piena ragione, che dell’immenso tesoro di ogni grazia che il Signore ci ha procacciato, poiché "la grazia e la verità provengono da Cristo" (Gv. 1,17), nulla ci viene dato direttamente se non attraverso Maria, per volere di Dio. Dato che nessuno può andare al Sommo Padre se non per mezzo del Figlio, così, di regola, nessuno può avvicinarsi a Cristo se non attraverso la Madre".
   Come possiamo caratterizzare la mediazione della Madonna?
   Innanzitutto come collaborazione, perché occorre distinguere la mediazione del Figlio da quella della Madre. La mediazione del Figlio è perfetta, perché Lui solo ha riconciliato l'uomo con Dio tramite la Sua morte in Croce, mentre la mediazione della Madre è piuttosto una collaborazione. E' una collaborazione dove opera in modo preparatorio o ministeriale ed in modo indiretto e remoto quando disse, ad esempio, all'Incarnazione "Ecce ancilla Domini", e quando stava sotto la Croce ad offrire tutta la sua vita e sofferenza a servizio del Divin Redentore.
   La mediazione della Madonna è anche una mediazione materna, e questo in un doppio senso. Perché ha donato il Redentore agli uomini sia come Madre del Redentore sia come Madre degli uomini; ed anche perché intercede presso Dio a favore degli uomini sia come Madre di Dio sia come Madre degli uomini.
   Poiché la Madonna è la Mediatrice di tutte le grazie, conviene che affidiamo sempre più fervorosamente, ed intensamente noi stessi a questa nostra Madre tenerissima e potentissima per poter vincere i nostri nemici: il Mondo, la Carne e il Diavolo o, in una parola, per vincere noi stessi: per adorare poi con Lei, in Cielo, il frutto benedetto del suo seno, Gesù.

domenica 30 settembre 2012

Santa Messa cantata a Venezia (2012)

Predica di don konrad Zu Loewenstein FSSP:


Un sacerdote mio amico che celebra la Messa antica in Svizzera, mi ha raccontato che per un certo periodo, un pastore luterano anziano frequentava la sua chiesa. Un giorno chiese se potesse ricevere la santa Comunione: "i Padri domenicani me lo permettono", disse. Il Sacerdote in questione invece rispose che se voleva ricevere la santa Comunione doveva essere cattolico e seguire un corso di catechismo. Il pastore era d'accordo e dopo un corso assai lungo, ricevette il Sacramento del Battesimo, della Cresima, della Confessione, poi alla fine quello della santa Eucaristia.

Non molto tempo dopo ricevette dalle mani dello stesso Sacerdote anche il Sacramento dell'Estrema Unzione. Dopo di che, piangendo di gioia, morì santamente, perché era diventato membro della Chiesa Cattolica e che lo attendeva così il Paradiso.

Questa storia, che è un esempio del vero e sano ecumenismo, ci chiama in mente la frase del Salmo citato oggi due volte nella Santa Messa: "Laetatus sum in his, quae dicta sunt mihi: in domum Domini ibimus / Mi sono rallegrato quando mi dissero: andremo nella casa del Signore" (Sal.121,1 e 7).

Oggigiorno, carissimi fedeli, alcuni cattolici e tra loro purtroppo anche alcuni membri della gerarchia, presi da un ecumenismo falso, pretendono che altre confessioni cristiane, o anche altre religioni non-cristiane, possono essere mezzi di salvezza. Questo però non è vero!

Il Catechismo Maggiore di san Pio X nei numeri 224 e 225 dice:

224. Chi sono quelli che non appartengono alla comunione dei santi?
Non appartengono alla comunione dei santi nell’altra vita i dannati ed in questa coloro che si trovano fuori della vera Chiesa.
225. Chi sono quelli che si trovano fuori della vera Chiesa?
Si trovano fuori della vera Chiesa gli infedeli, gli ebrei, gli eretici, gli apostati, gli scismatici e gli scomunicati.

Nello stesso Catechismo Maggiore di San Pio X, riferendosi alla parola di San Paolo nell'epistola agli Efesini, leggiamo:

157. Non vi potrebbero essere più Chiese?
No, non vi possono essere più Chiese, perché siccome vi è un solo Dio, una sola Fede e un solo Battesimo, così non vi è, e non vi può essere che una sola vera Chiesa.

Oggi voglio tornare a questo tema, di cui ho parlato la settimana scorsa, per esporre un pò più a lungo la sua dottrina sull'unicità del Battesimo e della Chiesa.

C'è solo un Battesimo e questo è il Battesimo Cattolico. Consiste nel versare l'acqua su una persona vivente dicendo allo stesso tempo la formula trinitaria: Ego te baptízo in nómine Patris, et Fílii, et Spíritus Sancti. Questo gesto e questa parola hanno un effetto sovrannaturale e incorporano la persona nell'una Chiesa Cattolica, il Corpo mistico di Cristo, e le conferisce la virtù teologale della Fede.

Se il gesto manca, o la parola manca, non avviene il Battesimo, è il caso di alcune confessioni cristiane non cattoliche come gli Unitariani, per esempio, che non utilizzano la formula trinitaria (1).

Se invece il gesto e la formula corretti ci sono, il Battesimo avverrà e la persona sarà incorporata nell'unica Chiesa Cattolica, il Corpo mistico di Cristo, e riceverà la vera fede cattolica. Il Battesimo avverrà anche se la persona in questione è figlio di genitori non cattolici che credono che il loro figlio sia stato battezzato come protestante, anglicano, o ortodosso, per esempio, ed anche se la persona stessa dopo, lungo la sua vita, pensa di essere protestante anglicano, o ortodosso. In verità, però, sarà cattolico.

Questa persona rimarrà cattolica fin quando non nega un articolo della Fede. Per questo può anche essere salvato, non da protestante, anglicano, o ortodosso, però, ma da cattolico, perché, come si può dire: il Paradiso è Cattolico e tutti nel Paradiso sono cattolici.

La situazione di questi cristiani, comunque, è anomala perché appartengono solo alla parte invisibile della Chiesa, alla sua Anima, e non alla sua parte visibile, il suo Corpo.

La loro situazione è anche pericolosa perché vivono in un ambiente ostile alla Chiesa Cattolica che può portarli facilmente alla negazione di un dogma o allo scisma, e perché, soprattutto nel caso dei Protestanti, sono per così dire cattolici "ignoranti" e "non praticanti": ignoranti di grandi parti della Fede come per esempio dei dogmi mariani ed eucaristici, e, per di più, non essendo praticanti, non hanno accesso ai Sacramenti della Confessione, della Cresima, della Santa Eucaristia, del Sacerdozio, né dell'Estrema Unzione.

Per questo, carissimi fedeli, bisogna pregare per la loro conversione e fare il possibile per promuoverla, affinché un giorno possano dire con noi: Mi sono rallegrato quando mi dissero: andremo nella casa del Signore" (Sal.121,1 e 7): la Sua Casa che è la Chiesa Cattolica sulla terra, e la Chiesa Cattolica nel Cielo, alla gloria del Santissimo Nome di Dio.

domenica 23 settembre 2012

Santa Messa cantata a Venezia (2012)


Santa Messa cantata.
Chiesa di san Simon Piccolo, Venezia.
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP


Predica:

Nell'Epistola odierna San Paolo richiama gli Efesini (1,4-6) all'unità tramite l'umiltà, la mitezza, la pazienza, e la Carità.

Occorre che siano uniti perché sono, con le parole di S. Paolo: "un solo corpo con un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione. Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio Padre di tutti che è al di sopra di tutti, per mezzo di tutti, ed in tutti noi."

Il fondamento della loro unità può essere sintetizzato come la Chiesa, nostro Signore Gesù Cristo, + e la Santissima Trinità.

La Chiesa unisce tutti i cristiani in quanto è un sol corpo e una sola anima di cui tutti i cristiani sono i membri. Il corpo è la parte fisica e visibile, come la gerarchia, e l'amministrazione dei Sacramenti; l'anima è la parte sovrannaturale ed invisibile che comprende la Fede, la Speranza, la Carità, le grazie, e la santità.

Nostro Signore Gesù Cristo + unisce tutti i Cristiani in quanto questo corpo è il Suo Corpo Mistico e l'anima di questo corpo, di questo Suo Corpo Mistico, è lo Spirito Santo.

Nostro Signore, e più generalmente la Santissima Trinità, ci unisce in quanto è l'oggetto della speranza e della fede; e in quanto il Battesimo ci incorpora in Lui, rendendoci figli del Padre, fratelli del Figlio, e templi dello Spirito Santo. San Paolo si riferisce al Padre quando parla di Dio come "al di sopra di tutti"; si riferisce al Figlio quando dice "per mezzo di tutti", essendo il Figlio il mediatore; e parla dello Spirito Santo quando dice "in tutti noi", essendo lo Spirito Santo l'anima della Chiesa.


Ma la Chiesa, nostro Signore Gesù Cristo + e la Santissima Trinità sono uno non solo perché uniscono i cristiani, ma anche perché sono unici. C'è una sola Chiesa e questa è la Chiesa Cattolica: c'è un solo Corpo Mistico di Cristo informato da una sola anima che è lo Spirito Santo. Ciò che si chiama la chiesa Ortodossa, la chiesa Protestante, la chiesa Anglicana, ecc... non sono vere "chiese" bensì comunità di persone che professano e praticano, fino a un certo grado maggiore o minore, la Fede Cattolica.

C'è un solo Battesimo e questo è il Battesimo Cattolico. Se il battesimo dei cristiani non-cattolici è valido - e non è il caso per tutte le confessioni cristiane - inserisce la persona nell'una Santa Chiesa Cattolica, più precisamente nella sua anima (la parte invisibile di questa). Qua rimane e qua si può salvare ma solo da cattolico, fin quando non nega la Fede Cattolica.

C''è una sola Fede e questa è la Fede Cattolica, essa e essa sola ci rivela la verità e la Verità intera; essa, ed essa sola è la strada che ci conduce al Paradiso.

C'è un solo Signore, e questo è nostro Signore Gesù Cristo + rivelato pienamente solo nell'una sola Chiesa Cattolica; e, come leggiamo negli Atti degli Apostoli: "in nessun altro c'è salvezza, né sotto il cielo altro nome è stato dato agli uomini, mediante il quale possiamo essere salvati " (4,12).

E' vero che coloro, che per nessuna colpa propria non conoscono il Signore, possono essere salvati, ma solo tramite un atto di fede e il Battesimo (o il desiderio per il Battesimo almeno implicito). Ciò a loro sarà concesso se conducono una buona vita, argomenta San Tommaso d'Aquino.

C'è un solo Dio e questo è la Santissima Trinità rivelato pienamente solo nell'una sola Chiesa Cattolica.

Oggigiorno c'è una tendenza di unire tutti coloro che credono in Dio, come i Cristiani, gli Ebrei e i Musulmani per esempio, non sulla base fornita da san Paolo, bensì sulla base del monoteismo, dicendo "hanno lo stesso Dio", ma questo è vero solo sul livello filosofico, non sul livello teologico.

E' vero sul livello filosofico perché con la sola ragione possiamo dimostrare che c'è un Dio. Ma non è vero che abbiamo "lo stesso Dio" sul livello teologico perché la Chiesa e la fede cattolica ci insegna infallibilmente che Dio è la Santissima Trinità, di cui la Seconda Persona è divenuta Uomo, e questo è negato dagli Ebrei, dai Musulmani, e da tutti gli altri monoteisti non cristiani.

Ciò che ci interessa comunque non è la filosofia bensì la teologia, perché la teologia tratta della Fede, mediante cui Dio ci ha voluto manifestarsi come è di per Se Stesso, e perché la Fede ci è necessaria per raggiungere il Paradiso.

La Chiesa, nostro Signore Gesù Cristo + e la Santissima Trinità, uniscono tutti i fedeli in "Uno". Per questo motivo bisogna cercare di essere uniti con i nostri fratelli cattolici come dice San Paolo: con umiltà, con mitezza, pazienza e amore, per mezzo del vincolo della pace.

La Chiesa, nostro Signore Gesù Cristo + e la Santissima Trinità sono anche "unici". Per questo motivo bisogna, nelle parole del Catechismo di san Pio X, avere 'un amore illimitato per la Chiesa', come anche per nostro Signore e la Santissima Trinità, e 'riputarci infinitamente grati, onorati e felici di appartenere ad Essa, e adoperarci alla gloria e all' incremento di Lei con tutti quei mezzi che sono in nostro potere'.

Amen.

domenica 16 settembre 2012

Santa Messa cantata a Venezia (2012)

Predica di don Konrad Zu Loewenstein FSSP:


Il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto un Anno della Fede che comincerà ad ottobre. Vogliamo guardare, allora, la natura della Fede cominciando con la definizione di San Paolo nella sua epistola agli Ebrei XI,1 "La fede è sostanza delle cose che si sperano e convinzione delle cose che non si vedono". Seguiamo l'interpretazione di San Tommaso d'Aquino.



Notiamo per primo che la fede si riferisce al futuro: alle "cose che si sperano", alle "cose che non si vedono".Queste cose le possederemo nel futuro, le vedremo nel futuro, cioè nel cielo. Queste cose sono le verità divine ed eterne che non sono altro che Iddio stesso. In questo mondo quaggiù abbiamo una conoscenza oscura di queste cose; nell'altro mondo ne avremo una conoscenza chiara. Qui crediamo con la luce della fede; la vedremo con la luce della gloria: "Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto". (1Cor.13).

Il secondo elemento di questa definizione che vogliamo meditare è l'espressione: "la fede è sostanza". Questo significa che la fede ci da (già in questo mondo) la comprensione dei suoi oggetti: cioè le verità divine ed eterne che sono Dio. Così afferriamo quaggiù in modo iniziale e preparativo ciò che possederemo in cielo in modo perfetto e definitivo.

Ebbene, in cosa consiste questa comprensione di Dio, questa conoscenza di Dio? Evidentemente è una specie di unione con Dio, un unione che la Sacra Scrittura paragona con il matrimonio: nel Libro di Osea (2,20) leggiamo: "Ti fidanzerò con me nella fede". Quando pensiamo in genere all'unione con Dio, pensiamo forse all'unione con Dio nel cielo,o all'unione mistica con Dio su questa terra, come quella di un santo rapito nell'amore dell'Onnipotente; dimentichiamo che la fede in se stessa è già una unione con Dio.
Ma questa comprensione, questa conoscenza di Dio, non è soltanto una unione con Dio, ma anche la vita eterna stessa, perché questa comprensione amorevole di Dio sulla terra (che è la fede) è già l'inizio della visione beatifica del cielo (che è la vita eterna). In questo riguardo ci dice il Signore: "Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo" (Gv.17,3).

Il terzo elemento della definizione di San Paolo che vogliamo guardare adesso è la parola "convinzione". La fede coinvolge la convinzione, la certezza. Se ciò non è la certezza della ragione, è la certezza la più grande che si possa raggiungere qui sulla terra su Iddio e le cose di Dio. Per citare il sacro Concilio di Trento: "il verbo - credere - significa il sicurissimo assenso, in virtù del quale l'intelligenza aderisce con fermezza e tenacia a Dio che rivela i propri misteri. Perciò chi crede (nel senso qui inteso) possiede indubbia e nettissima convinzione di qualcosa".

In questo senso, di fatti, si dice che la Fede è una luce più forte di quella della ragione. Qualcuno potrebbe chiedere,però, a questo punto, perché si parla allo stesso modo dell'oscurità della fede. La risposta è che la fede è chiara quanto al modo, e oscura quanto all'oggetto, della sua conoscenza.

Il suo oggetto, come abbiamo già detto, è Iddio Stesso, che non può essere compreso che imperfettamente e oscuramente dalla conoscenza finita, limitata, dell'uomo; il modo di conoscere questo oggetto è invece una luce forte, una certezza assoluta, perché unisce la mente direttamente e immediatamente con Iddio, che è la Verità stessa.

Parliamo adesso sui benefici della Fede.

In questa piccola analisi della natura della fede abbiamo visto il suo beneficio principale, cioè che ci dà la vita eterna (legata evidentemente ad una vita buona, alle opere buone, alla Carità - nel senso dell'amore sovrannaturale -).

Il suo beneficio secondario è che ci insegna come arrivare a questa vita eterna mediante i nostri atti o, in altre parole, come condurre una vita buona, virtuosa. In breve: la Fede è la nostra guida. La Fede dà la buona direzione alla nostra vita terrestre; ci insegna le grandi verità tra le quali si trovano, per esempio, il fatto che ci sia una vita dopo questa vita terrena, e che Dio ricompensa il bene punendo il male; la Fede ci dà i comandamenti, la predicazione e l'esempio di Nostro Signore Gesù Cristo.

Finalmente in questo modo la Fede ci dà i mezzi per superare le tentazioni. Nella Lettera agli Efesini S. Paolo ci parla del combattimento spirituale, scrivendo: "Tenete sempre in mano lo scudo della fede con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno" (6,16). San Pietro dice: " il vostro nemico, il diavolo, come un leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistete saldi nella fede" (1Pt.5,8).

Tutto ciò che abbiamo meditato sulla Fede può essere espresso con l'immagine della luce: La Fede è la luce nella quale vedo Iddio in questo mondo; questa luce è la luce d'aurora che precede la luce del giorno nel quale vedrò Iddio nel cielo; la Fede è la luce che mi condurrà attraverso la valle oscura di questo mondo per unirmi a Lui in una unione perfetta e stabile, per tutta l'eternità.

mercoledì 25 luglio 2012

Santa Messa privata a Roma (2012)


Santa Messa privata.
Chiesa della santissima Trinità dei Pellegrini a Roma.
Ricorrenza liturgica di San Giacomo Apostolo.

(photo by Alessandro Franzoni)

VANGELO

In illo témpore: Accessit ad Iesum mater filiórum Zebedaei cum fíliis suis, adórans et petens áliquid ab eo. Qui dixit ei: Quid vis? Ait illi: Dic, ut sédeant hi duo fílii mei, unus ad déxteram tuam et unus ad sinístram in regno tuo. Respóndens autem Iesus, dixit: Néscitis, quid petátis. Potéstis bíbere cálicem, quem ego bibitúrus sum? Dicunt ei: Póssumus. Ait illis: Cálicem quidem meum bibétis: sedére autem ad déxteram meam vel sinístram, non est meum dare vobis, sed quibus parátum est a Patre meo. 

(Vangelo secondo Matteo 20, 20 - 23)




martedì 27 marzo 2012

Santa Messa prelatizia a Roma (mons A.Schneider)


Santa Messa prelatizia celebrata da mons A.Schneider con conferimento di una Cresima.

Presso la chiesa della SS Trinità dei Pellegrini a Roma.


domenica 25 marzo 2012

Domenica di Passione a Venezia (2012)



Predica di don Konrad Zu Loewenstein FSSP:


In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.Dalla Domenica della Passione in poi, le Statue e le Croci della Chiesa sono coperte, affinché possiamo meditare dentro di noi, in modo più intimo, la Passione del Signore. Per aiutarci in questo lavoro in modo salutare voglio meditare oggi, brevemente, l'Agonia del Signore nell'orto del Getzemani.Là Egli soffriva la Passione, che era davanti ai Suoi occhi dal momento del Suo Concepimento e lo sarebbe stato sino alla Sua morte, nel modo più forte e più intenso. Getzemani, allora, significa etimologicamente "frantoio di olive" get-shemen, e spiritualmente significa il luogo dove, il Suo Preziosissimo Sangue esce da Lui mediante la Sua mortale agonia, come olio con cui siamo rifatti, unti e nutriti come accenna la Parola nel Cantico dei Cantici " oleum effussum nomen tuum " (1,1)."Coepit contristari et maestus esse / cominciò a provare tristezza e angoscia" (XXVI, 37), scrive San Matteo, la tristezza ora è l'emozione che si sente davanti ad un male che non si può fuggire, questo male era quintuplice:
1. La visione della Sua Passione e della Sua morte, i singoli tormenti, le flagellazioni, gli obbrobri, schiaffi, derisioni, blasfemie, la Croce e la morte in tutta la sua estensione, profondità ed acerbità che Lo fece gemere, tremare, languire, impallidire, indebolire, gettarsi per terra e sudare sangue. E questo per espiare il compiacimento del peccato di Adamo in quell'altro orto di Eden, e di tutti gli altri peccatori.
2. La visione di tutti i peccati e di ogni peccato di tutti gli uomini e di ogni uomo, da Adamo e fino alla fine del mondo; tutti i sacrilegi soprattutto verso il Santissimo Sacramento dell'Altare, gli omicidi, gli adulteri, le fornicazioni, i furti, le calunnie, le blasfemie e tutti i crimini, i più enormi e i più orrendi mai commessi assieme a tutto il dolore, tutta la vergogna e la compunzione che a loro appartenevano, come se Egli stesso li avesse tutti commessi. Vedendo con perfetta chiarezza il grande grado infinito della loro offesa all'infinita Maestà di Dio e suscitando in Se un dolore che ci corrispondesse, e questo per espiare pienamente tutte quelle offese al Padre Celeste.
3. La visione di tutte le sofferenze dei Martiri, dei Confessori, Pastori e Santi che accoglieva in Se per guadagnare ai Suoi Servi fedeli la grazia, la forza e la consolazione per poter subirle per Dio.
4. La visione della dannazione di molti uomini che malgrado tutte le Sue sofferenze si sarebbero persi l'anima, in gran numero, a causa della loro negligenza, indifferenza ed ingratitudine verso di Lui.
5. La visione della afflizione della Sua Beatissima Madre, soprattutto quando stava ai piedi della Croce poiché il dolore del Figlio trafiggerà come una spada l'Anima della Madre, e tornarono poi ad affliggere la propria anima con ancor maggior intensità, Egli soffrendo nel sommo grado di vedere affliggersi la Sua Madre a causa di Lui.
San Leone Magno afferma che "la Passione del Signore si prolunga sino alla fine dei secoli". Gli fa eco il filosofo Pascal nella sua meditazione sull'agonia del Signore: "Cristo - scrive - sarà in agonia fino alla fine del mondo. Durante questo tempo non bisogna dormire: Io pensavo a te nella Mia Agonia, quelle gocce di Sangue le ho versate per te. Vuoi costarmi sempre Sangue della mia umanità senza che tu versi neanche una lacrima? Io ti sono più amico del tale e di tal altro, perché ho fatto per te più di loro, ed essi non soffrirebbero mai quel che ho sofferto da te, non morirebbero mai per te nel tempo della tua infedeltà e delle tue crudeltà come ho fatto Io, e sono pronto a fare nei miei eletti e nel Santissimo Sacramento dell'Altare".

domenica 11 marzo 2012

domenica 29 gennaio 2012

Santa Messa cantata a Venezia (29 gennaio 2012)


E come dimenticare il primo servizio da accolito alla Santa Messa nella nostra cara Forma Straordinaria del Rito Romano?

Chiesa di San Simon Piccolo, Venezia.
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.






domenica 8 gennaio 2012

Domenica della Santa Famiglia a Venezia



Predica di don Konrad Zu Loewenstein FSSP:

Per capire la natura della Sacra Famiglia occorre prima di tutto capire i suoi scopi. Gli scopi della Sacra Famiglia, come di ogni Famiglia e di ogni matrimonio, sono due: il bene dei figli e il bene degli sposi.Il bene dei figli è il primo scopo della Famiglia e consiste nella generazione e nella educazione dei figli. Nel caso della Sacra Famiglia, questa generazione, non era l'opera di un uomo, di san Giuseppe, ma da Dio stesso, e il frutto di questa generazione non era un uomo, una persona umana, ma una Persona Divina, ossia Gesù Cristo +. Questa è dunque una perfezione della Sacra Famiglia, che la generazione del figlio, che è il primo scopo della Famiglia, è opera di Dio stesso, il suo frutto, ugualmente, è Dio stesso. Nel caso della Sacra Famiglia, in altre parole, il Padre è Dio e il Figlio è Dio. Quanto a questa generazione del Figlio, la beatissima Vergine Maria e san Giuseppe non sono meramente passivi ma collaborano con i disegni eterni di Dio, perchè il loro legame matrimoniale e la loro vita in comune, sono il contesto della Natività e dell'educazione del Figlio. Collaborano, dunque, con Dio e collaborano, se non in modo carnale, bensì in modo verginale e dunque più perfetto.
Il bene degli Sposi è il secondo scopo della Sacra Famiglia, il bene degli sposi o in altre parole la loro assistenza reciproca. Questa assistenza reciproca loro, possiede anche una grande perfezione perchè viene indirizzata ad un fine più sublime di tutte le altre Famiglie, cioè l'educazione e la cura di Gesù Cristo stesso.Ora, i due scopi della Famiglia che sono il bene dei figli e il bene degli sposi, hanno come ultima meta la santificazione dei figli e di tutti i membri della Famiglia. La Sacra Famiglia costituisce in una eccezione in questo punto, perché la santificazione non viene dai genitori ma dal Figlio, che non ha bisogno della santificazione perchè è il Santo stesso ed è la fonte della santificazione della Sua Madre e di san Giuseppe.
Ogni membro della Sacra Famiglia è modello delle virtù proprie al suo stato:- san Giuseppe è modello della docilità alla volontà di Dio espressa a lui nelle ambasciate dall'Angelo; modello della cura paterna nel guidare la Sacra Famiglia a Betlemme, a Gerusalemme, a Nazareth ed in Egitto; è modello della Provvidenza ab-eterna nel suo lavoro.- la Madonna è modello di tutte le virtù manifestate nel racconto degli Evangelisti, particolarmente le virtù materne della sottomissione a Dio, la Preghiera e la pazienza.- il Signore Gesù + manifesta le virtù filiali di sottomissione, all'ubbidienza e all'umiltà e onore verso la Sua Madre e il Suo padre putativo, malgrado il fatto che è infinitamente superiore a loro essendo il loro Creatore e Dio.
Quanto all'amore di ognuno per ogni altro possiamo dire che più grande è il Santo più grande è il suo amore per Dio, dunque san Giuseppe essendo uno dei più grandi Santi che ci siano, eletto da Dio al rapporto, il più intimo che ci sia, con il Suo Divin Figlio, dopo quello con la Madonna e con la Sua Santissima Madre, aveva ed ha un amore immenso verso di Lui, e dopo di Lui verso la Sua Sposa Immacolata con cui è legato con  legame umano, il più intimo che ci sia.La Madonna perchè fu tutta umile e vuota di sè, nelle parole di sant'Alfonso, perciò fu tutta ripiena del Divino Amore, ardendo di dentro per amore, così che quando portava il Suo Figlio Divino tra le braccia poteva chiamarsi "Fuoco portante fuoco". In oltre, amando Dio più di tutti gli altri Santi, poteva anche amare il prossimo più di tutti gli altri Santi perchè, come dice san Tommaso, chi ama Dio ama tutte le cose amate da Dio e san Giuseppe era la persona umana più vicina a Lei e dunque aveva la pretesa, la più grande, al suo amore.

Quanto all'amore di Gesù Cristo + verso san Giuseppe e la Madonna, bisogna sapere anche che più grande è il Santo più lo ama Dio ed essendo san Giuseppe un Santo così grande, ed essendo la Madonna la Santa, la più grande di tutti, il Signore li amava in modo eccelso.Quanto al Suo amore per la Sua Madre in particolare, san Tommaso da Villanova scrive che "l'amava talmente che discese nel di lei seno a farsi uomo".Con questi esempi della Sacra Famiglia, carissimi fedeli, proviamo noi a compiere i nostri doveri verso i nostri genitori e, o i figli con la preghiera, con l'esempio e con la parola, quando riteniamo che sarà ascoltata. Amiamoli non con indulgenza eccessiva verso le loro debolezze ma nella carità e la misericordia, chiedendo aiuto alla Sacra Famiglia, per poter un giorno in compagnia di san Giuseppe e la Madonna, con tutti i nostri familiari, adorare il Volto ineffabile del Bambino Gesù nel Cielo, per tutti i secoli dei secoli. Amen!

venerdì 6 gennaio 2012

Epifania a Venezia (2012)



Predica di don Konrad Zu Loewenstein FSSP:


Epifania, carissimi fedeli, significa manifestazione, manifestazione di Gesù Cristo al mondo, soprattutto al mondo dei gentili rappresentato dai Magi. Questa Sua manifestazione si simbolizza nella Stella apparsa nel Cielo. La Stella significa in primo luogo Cristo la Luce, Lui è la Luce nel Suo rapporto al Suo Padre, "Luce da Luce", un riflesso della Luce perenne, uno specchio senza macchia dell'attività di Dio e immagine della Sua bontà, come leggiamo nel Libro della Sapienza. Poi è Luce nel suo rapporto all'uomo, la Luce degli uomini, come leggiamo nel Prologo di san Giovanni, la Luce vera, quella che illumina ogni uomo che viene in questo mondo, dobbiamo intendere la Luce, qua, come la Luce della ragione, la Luce della Fede e la Luce della Carità, perché ogni uomo gode della ragione e raggiungere alla Fede e la Carità se conduce una buona vita. 

Questa Stella su Betlemme brilla nella notte come la Luce che san Giovanni descrive nel Prologo: che splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno superata, cioè, la Luce che è Cristo + non sarà soppressa dalle tenebre dell'ignoranza, né del peccato, ma diverrà una fonte di Vita soprannaturale per tutti coloro che Lo accettano. Come dice già il padre di san Giovanni Battista, Zaccaria, quando profetizza: verrà a visitarci dall'alto un Sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte, e per dirigere i nostri passi sulla via della pace. In secondo luogo la Stella significa la Santissima Vergine Maria, come Stella o Donna di Luce, secondo due interpretazioni del Suo Nome, Lei splende al di sopra di questo mondo di tenebre dove, Piena di Grazia, accoglie in se stessa la Luce del Sole increato che è Dio, come Mediatrice di tutte le Grazie guida, con questa Luce, gli abitanti della terra verso il Sole eterno che è Dio. 
Di fatti il ruolo di Mediatrice, della Madonna, si vede chiaramente nel racconto dell'Epifania nelle parole: "entrati nella Casa videro il Bambino con Maria, Sua Madre". 
Ludolfo il certosino, commenta: I Magi avevano per Maestra, nella fede, quella Stella dolce e sovrana di cui l'Astro non era che la figura. Come rispondono i Magi all'apparizione del Signore, alla Sua Epifania? Prostratisi Lo adorarono, poi aprirono i loro scrigni e Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra, e dopo fecero ritorno per un'altra strada, al loro Paese. 
 
Come risponderemo noi? Lo stesso commentatore scrive: offriremo al nostro Re l'oro della carità, al nostro Dio l'incenso delle nostre preghiere, al Redentore che soffre per noi la mirra amara della nostra compassione - e continua - e come i Magi allora, dopo aver adorato il Bambino prenderemo un'altra strada per tornare alla nostra Patria, perché la nostra Patria è l'innocenza e il Cielo. Siamo usciti per mezzo della superbia, la disubbidienza, l'attaccamento alle cose visibili, ci torneremo per mezzo dell'ubbidienza, la santa umiltà e l'indifferenza. L'amore per Dio è l'indifferenza del mondo! 
Facciamo allora che soprattutto queste virtù siano rinforzate in noi da questa Festa dell'Epifania e che ci conducano, per un'altra strada, in Cielo. Amen.

domenica 1 gennaio 2012

Santo Nome di Gesù a Venezia (2012)



Predica di don Konrad Zu Loewenstein FSSP:


In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti."Gli fu messo nome Gesù + come era stato chiamato dall'Angelo prima di essere concepito nel grembo della Madre." San Tommaso da Villanova spiega che questo Nome fu chiamato dall'Angelo e non fissato da lui. Non fu fissato neanche dalla Madonna, bensì dallo stesso Padre Celeste. Questo fatto viene profetizzato da Isaia quando dice: " Ti si chiamerà con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà".
Ora, il nome che Dio da ad una persona o ad una cosa esprime la sua natura o funzione. Cosa significa, dunque, questo nome nuovo che è "Gesù" + ? Gesù significa Salvatore, come l'Arcangelo Gabriele aveva esposto a san Giuseppe con le parole: "Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". San Tommaso da Villanova osserva che non lo chiamò "giudice, né custode, né vindice", ma Salvatore, e questo perché lo scopo dell'Incarnazione è proprio la salvezza del genere umano.
"Signore Gesù" - prega il santo - "questo Vostro Santo Nome mi da una fiducia sconfinata; Signore, sì, Voi siete proprio Gesù! Riconoscete il Vostro Nome, quello che il Padre Vi ha imposto, siate Gesù per me! Io riconosco di essere prigioniero, irretito nei lacci dei miei peccati, incatenato dalla mia cattiveria, stretto nei ferri della mia malvagità. Riconosco ciò che sono, anche Voi, Gesù, riconoscete ciò che siete!
 Di chi siete costituito il Salvatore, se non degli uomini perduti, dei prigionieri? Se non vi sono dei miseri, dei condannati da liberare, di chi sarete il Salvatore? Se io Vi ho rinnegato, Voi però Signore, siete fedele, e non potete rinnegare Voi stesso...Siete la Verità, Signore, e non potete contraddire il Vostro Nome +. Come Vi potreste chiamare il Salvatore se non Vi curaste di salvarci? Come Vi potremmo dire Misericordioso se a chi Vi chiede pietà Voi infliggeste una condanna? In Dio non c'è finzione, non è possibile l'inganno! Il Vostro Nome Signore è la Vostra Identità, Vi chiamate Gesù, perché siete Gesù + ".
Abbiamo dunque fiducia, ed invochiamo con fiducia il Suo Santo Nome, perché il Signore stesso ci ha detto: "Se chiederete qualcosa al Padre nel mio Nome, Egli ve la darà", e "se mi chiederete qualcosa nel Mio Nome, io ve la concederò", e san Pietro dice: "Chiunque invocherà il Nome del Signore, sarà salvato" - ad una condizione, tuttavia, aggiunge san Tommaso da Villanova: che Lo invochiamo dal profondo di un cuore sincero.
In virtù del Santo Nome di Gesù, san Pietro guarisce lo storpio presso la Porta Bella con le parole "nel Nome di Gesù Cristo + il Nazareno, cammina!" ed infatti, tutti i miracoli più grandi della Chiesa nel corso dei secoli sono stati operati in virtù del Suo Santo Nome +. Questo Nome guarisce gli ammalati, da la vista ai ciechi e la vita ai morti, mette in fuga i demoni e libera gli uomini dalle tentazioni più violente. Questo Nome fa scendere l'infinita Misericordia di Dio sul mondo nella Santa Messa, ed è il garante eterno che la Preghiera della Chiesa sarà esaudita dal Padre.
Che invochiamo questo Nome, dunque, con cuore sincero e sempre con profondo rispetto e sacro timore, ed invochiamolo costantemente. Che questo Nome, insieme al santo Nome della Madonna, sia la nostra unica speranza nella vita intera, e all'ora della nostra morte pronunciamo con grande devozione la preghiera meditata da san Tommaso da Villanova e santificata nel corso dei secoli dalla Chiesa: Gesù, sii il mio Salvatore! Jesus, sis mihi Jesus! Amen.