martedì 29 agosto 2017

Il Poema della Salita al Monte Carmelo


1. In una notte oscura,
con ansie, dal mio amor tutta infiammata,
oh, sorte fortunata!,
uscii, né fui notata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.

2. Al buio e più sicura,
per la segreta scala, travestita,
oh, sorte fortunata!,
al buio e ben celata,
stando la mia casa al sonno abbandonata.

3. Nella gioiosa notte,
in segreto, senza esser veduta,
senza veder cosa,
né altra luce o guida avea
fuor quella che in cuor mia ardea.

4. E questa mi guidava,

più sicura del sole a mezzogiorno,
là dove mi aspettava
Chi ben io conoscea,
in un luogo ove nessuno si vedea.

5. Notte che mi guidasti,

oh, notte più dell’alba compiacente!
Oh, notte che riunisti
l’Amato con l’amata,
amata nell’Amato trasformata!

6. Sul mio petto fiorito,

che intatto sol per lui tenea serbato,
là si posò addormentato
ed io lo accarezzavo,
e la chioma dei cedri ei ventilava.

7. La brezza d’alte cime,

allor che i suoi capelli discioglievo,
con la sua mano leggera
il collo mio feriva
e tutti i sensi mie in estasi rapiva.

8. Là giacqui, mi dimenticai,

il volto sull’Amato reclinai,
tutto finì e posai,
lasciando ogni pensier
tra i gigli perdersi obliato.

lunedì 28 agosto 2017

Sulla "Messa dialogata": il grado di partecipazione dei fedeli e come servirla


(Foto: Santa Messa all'Arciabbazia di Beuron, patria del Movimento Liturgico, nello stato del Baden-Württemberg, Germania)


Riportiamo la traduzione italiana in particolare del paragrafo 31 dell'Istruzione della Sacra Congregazione dei Riti del 1958.


Il più completo modo di partecipazione si ottiene finalmente quando i fedeli rispondono liturgicamente al sacerdote celebrante quasi «dialogando» con lui, e recitando a voce chiara le parti loro proprie. Di questa più completa partecipazione si possono distinguere quattro gradi:
Primo grado, quando i fedeli danno al sacerdote celebrante le risposte liturgiche più facili: Amen; Et cum spiritu tuo; Deo gratias; Gloria tibi, Domine; Laus tibi, Christe; Habemus ad Dominum; Dignum et iustum est; Sed libera nos a malo.
Secondo grado, quando i fedeli recitano inoltre quelle parti che secondo le rubriche sono da dirsi dal ministrante; e, se la Comunione è distribuita durante la Messa, recitano anche il Confiteor e il triplice Domine, non sum dignus.
Terzo grado, se i fedeli recitano insieme al sacerdote celebrante anche le parti dell’Ordinario della Messa, cioè: Gloria in excelsis Deo; Credo; Sanctus-Benedictus; Agnus Dei.
Quarto grado, finalmente, se i fedeli recitano insieme al sacerdote anche le parti appartenenti al Proprio della Messa: Introito; Graduale; Offertorio; Comunione. Questo ultimo grado può essere usato degnamente, come si conviene, solo da scelte collettività più colte e ben preparate.

E come servirla?
Ci pare, seguendo il Trimeloni (nn. 443 e 453) che se la Santa Messa è dialogata, per lo stare in piedi ed in ginocchio il serviente si uniformi ai fedeli; però egli stia in piedi anche all'Epistola e all'Offertorio. E' lodevole che il serviente, inoltre, si conformi al celebrante almeno per i segni di croce corrispondenti alle parole che dice a chiara voce e nel percuotersi il petto agli Agnus Dei.
Quando il celebrante genuflette, se si trova in piedi genuflette egli stesso, se si trova in ginocchio, fa inchino profondo di capo. L'uniformità al celebrante per gli inchini può essere praticata dai più zelanti.

I fedeli
Nulla è prescritto sulla posizione che dei fedeli devono tenere durante la Messa letta, specialmente quella dialogata. Il sistema migliore ci pare il seguente, che si modella quasi in tutto sulla Messa in cantu, per la quale le norme sono ben definite. In base a questo, i fedeli stanno:
a) in piedi quando il sacerdote accede all'altare;
b) in ginocchio, durante le preghiere che il celebrante dice ai piedi dell'altare;
c) in piedi quando il sacerdote sale all'altare sino al termine delle orazioni;
d) seduti dall'inizio dell'Epistola sino all'inizio del Vangelo;
e) in piedi al Vangelo ed al Credo;
f) seduti all'Offertorio;
g) in piedi al Prefazio e al Sanctus;
h) in ginocchio durante il Canone;
i) in piedi al Pater Noster, al Libera e agli Agnus Dei;
l) in ginocchio poi sino all'antifona della Comunione;
m) in piedi alle ultime orazioni e all'Ite Missa;
n) in ginocchio al Placeat e alla benediioni finale;
o) in piedi all'ultimo Vangelo e al ritorno del celebrante in sacrestia.

domenica 27 agosto 2017

XII domenica dopo Pentecoste





Ancignano di Sandrigo (provincia di Vicenza)
Santo Rosario (ore 16:30) seguito dalla Santa Messa (ore 17:00)

(Photo by Alessandro Franzoni)

mercoledì 23 agosto 2017

L'importanza della Liturgia nel seminario

Riportiamo una fonte moderna (1990) che ribadisce l'importanza della Liturgia nel seminario, constatazione che la nostra sensibilità da per scontata, ma che nella realtà ecclesiale attuale è ampliamente dimenticata.





Non c'è dubbio che la cosa più importante è vivere la liturgia stessa.

In qualche modo, la vita liturgica deve costituire il centro di una comunità ecclesiale così come dev'essere il seminario: gli orari, l'organizzazione interna e persino la disposizione fisica del seminario possono riflettere tale centralità.

Il modo migliore di educare alla liturgia è fare in modo che la celebrazione in seminario esprima il suo significato più profondo: dev'essere degna, viva e partecipata attivamente e coscientemente da tutti.

E, visto che si mira a formare sacerdoti della Chiesa Cattolica, è onestamente doveroso formarli alla liturgia secondo le direttrici della Chiesa universale e locale.

Non si chiede al seminario di produrre geniali inventori di riti liturgici, ma buoni celebranti del culto che Cristo ha affidato alla Chiesa.

Al riguardo, sarà decisiva la testimonianza dei formatori, per il loro stesso modo di celebrare e dirigere il culto ed i sacramenti.


(La formazione integrale del sacerdote, capitolo Le aree della formazione)