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sabato 31 marzo 2018

Sabato Santo: Santa Veglia di Pasqua


L'altare preparato per la Messa Solenne con dietro Carlo Bononi, Esaltazione del Santo Nome di Gesù, 1616-1620, Basilica di Santa Maria in Vado, catino absidale.

photo by Alessandro Franzoni)


Santa Messa solenne nella Veglia di Pasqua
presso la Basilica di Santa Maria in Vado (Ferrara).




(photo by Alessandro Franzoni)


(photo by Ilaria Baiamonte)






VANGELO (traduzione)

Sabato, all`alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l`altra Maria andarono a visitare il sepolcro.  Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa.  Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve.  Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite.  Ma l`angelo disse alle donne: "Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso.  Non è qui. E` risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto.  Presto, andate a dire ai suoi discepoli: E` risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l`ho detto".

(Vangelo secondo Matteo 28,1-7)


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venerdì 30 marzo 2018

Officium Tenebrarum del Sabato Santo (anticipato)


(photo by Alessandro Franzoni)

Presso la chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, Roma.



A breve sarà pubblicato l'Ufficio delle Tenebre del Sabato Santo con il testo e la notazione gregoriana, e sarà a disposizione per quanti vorranno usufruirne, assieme agli analoghi Uffici già  disponibili (vedere colonna affianco a destra).

Canto del Miserere al termine della funzione:

Venerdì Santo: Azione Liturgica pomeridiana


Dittico con scene della Passione di Cristo, 1350-1375 ca., ambiente parigino, avorio con montature in metallo, The Metropolitan Museum of Art, New York, particolare della Crocifissione.

Chiesa della Santissima Trinità dei pellegrini, Roma.

https://www.instagram.com/p/BvoLC3xHgsP/



(photo by Alessandro Franzoni)





(photo by a friend of the Blog in Rome)



Passione secondo il Vangelo di Giovanni

Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c'era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli. Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi. Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: "Chi cercate?". Gli risposero: "Gesù, il Nazareno". Disse loro Gesù: "Sono io!". Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse "Sono io", indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: "Chi cercate?". Risposero: "Gesù, il Nazareno". Gesù replicò: "Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano". Perché s'adempisse la parola che egli aveva detto: "Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato". Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: "Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?". Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno. Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: "È meglio che un uomo solo muoia per il popolo". Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell'altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: "Forse anche tu sei dei discepoli di quest'uomo?". Egli rispose: "Non lo sono". Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava. Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: "Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto". Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: "Così rispondi al sommo sacerdote?". Gli rispose Gesù: "Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?". Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote. Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: "Non sei anche tu dei suoi discepoli?". Egli lo negò e disse: "Non lo sono". Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l'orecchio, disse: "Non ti ho forse visto con lui nel giardino?". Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò. Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: "Che accusa portate contro quest'uomo?". Gli risposero: "Se non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato". Allora Pilato disse loro: "Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!". Gli risposero i Giudei: "A noi non è consentito mettere a morte nessuno". Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire. Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: "Tu sei il re dei Giudei?". Gesù rispose: "Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?". Pilato rispose: "Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?". Rispose Gesù: "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù". Allora Pilato gli disse: "Dunque tu sei re?". Rispose Gesù: "Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce". Gli dice Pilato: "Che cos'è la verità?". E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: "Io non trovo in lui nessuna colpa. Vi è tra voi l'usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?". Allora essi gridarono di nuovo: "Non costui, ma Barabba!". Barabba era un brigante.


Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: "Salve, re dei Giudei!". E gli davano schiaffi. Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: "Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa". Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: "Ecco l'uomo!". Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: "Crocifiggilo, crocifiggilo!". Disse loro Pilato: "Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa". Gli risposero i Giudei: "Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio". All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: "Di dove sei?". Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: "Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?". Rispose Gesù: "Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande". Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: "Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare". Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: "Ecco il vostro re!". Ma quelli gridarono: "Via, via, crocifiggilo!". Disse loro Pilato: "Metterò in croce il vostro re?". Risposero i sommi sacerdoti: "Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare". Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: "Gesù il Nazareno, il re dei Giudei". Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: "Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei". Rispose Pilato: "Ciò che ho scritto, ho scritto". I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura:


Si son divise tra loro le mie vesti
e sulla mia tunica han gettato la sorte.


E i soldati fecero proprio così. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: "Ho sete". Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: "Tutto è compiuto!". E, chinato il capo, spirò. Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto. Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di àloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.





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giovedì 29 marzo 2018

Officium Tenebrarum del Venerdì Santo (anticipato)


PRIMO NOTTURNO


Psalmus 2 [1]
2:1 Quare fremuérunt Gentes: * et pópuli meditáti sunt inánia?2:2 Astitérunt reges terræ, et príncipes convenérunt in unum * advérsus Dóminum, et advérsus Christum eius.2:3 Dirumpámus víncula eórum: * et proiciámus a nobis iugum ipsórum.2:4 Qui hábitat in cælis, irridébit eos: * et Dóminus subsannábit eos.2:5 Tunc loquétur ad eos in ira sua, * et in furóre suo conturbábit eos.2:6 Ego autem constitútus sum Rex ab eo super Sion montem sanctum eius, * prǽdicans præcéptum eius.2:7 Dóminus dixit ad me: * Fílius meus es tu, ego hódie génui te.2:8 Póstula a me, et dabo tibi Gentes hereditátem tuam, * et possessiónem tuam términos terræ.2:9 Reges eos in virga férrea, * et tamquam vas fíguli confrínges eos.2:10 Et nunc, reges, intellégite: * erudímini, qui iudicátis terram.2:11 Servíte Dómino in timóre: * et exsultáte ei cum tremóre.2:12 Apprehéndite disciplínam, nequándo irascátur Dóminus, * et pereátis de via iusta.2:13 Cum exárserit in brevi ira eius: * beáti omnes qui confídunt in eo.Glória omittitur


Psalmus 21 [2]
21:2 Deus, Deus meus, réspice in me: quare me dereliquísti? * longe a salúte mea verba delictórum meórum.21:3 Deus meus, clamábo per diem, et non exáudies: * et nocte, et non ad insipiéntiam mihi.21:4 Tu autem in sancto hábitas, * laus Israël.21:5 In te speravérunt patres nostri: * speravérunt, et liberásti eos.21:6 Ad te clamavérunt, et salvi facti sunt: * in te speravérunt, et non sunt confúsi.21:7 Ego autem sum vermis, et non homo: * oppróbrium hóminum, et abiéctio plebis.21:8 Omnes vidéntes me, derisérunt me: * locúti sunt lábiis, et movérunt caput.21:9 Sperávit in Dómino, erípiat eum: * salvum fáciat eum, quóniam vult eum.21:10 Quóniam tu es, qui extraxísti me de ventre: * spes mea ab ubéribus matris meæ. In te proiéctus sum ex útero:21:11 De ventre matris meæ Deus meus es tu, * ne discésseris a me:21:12 Quóniam tribulátio próxima est: * quóniam non est qui ádiuvet.21:13 Circumdedérunt me vítuli multi: * tauri pingues obsedérunt me.21:14 Aperuérunt super me os suum, * sicut leo rápiens et rúgiens.21:15 Sicut aqua effúsus sum: * et dispérsa sunt ómnia ossa mea.21:15 Factum est cor meum tamquam cera liquéscens * in médio ventris mei.21:16 Aruit tamquam testa virtus mea, et lingua mea adhǽsit fáucibus meis: * et in púlverem mortis deduxísti me.21:17 Quóniam circumdedérunt me canes multi: * concílium malignántium obsédit me.21:17 Fodérunt manus meas et pedes meos: * dinumeravérunt ómnia ossa mea.21:18 Ipsi vero consideravérunt et inspexérunt me: * divisérunt sibi vestiménta mea, et super vestem meam misérunt sortem.21:20 Tu autem, Dómine, ne elongáveris auxílium tuum a me: * ad defensiónem meam cónspice.21:21 Erue a frámea, Deus, ánimam meam: * et de manu canis únicam meam:21:22 Salva me ex ore leónis: * et a córnibus unicórnium humilitátem meam.21:23 Narrábo nomen tuum frátribus meis: * in médio ecclésiæ laudábo te.21:24 Qui timétis Dóminum, laudáte eum: * univérsum semen Iacob, glorificáte eum.21:25 Tímeat eum omne semen Israël: * quóniam non sprevit, neque despéxit deprecatiónem páuperis:21:25 Nec avértit fáciem suam a me: * et cum clamárem ad eum, exaudívit me.21:26 Apud te laus mea in ecclésia magna: * vota mea reddam in conspéctu timéntium eum.21:27 Edent páuperes, et saturabúntur: et laudábunt Dóminum qui requírunt eum: * vivent corda eórum in sǽculum sǽculi.21:28 Reminiscéntur et converténtur ad Dóminum * univérsi fines terræ:21:28 Et adorábunt in conspéctu eius * univérsæ famíliæ géntium.21:29 Quóniam Dómini est regnum: * et ipse dominábitur géntium.21:30 Manducavérunt et adoravérunt omnes pingues terræ: * in conspéctu eius cadent omnes qui descéndunt in terram.21:31 Et ánima mea illi vivet: * et semen meum sérviet ipsi.21:32 Annuntiábitur Dómino generátio ventúra: * et annuntiábunt cæli iustítiam eius pópulo qui nascétur, quem fecit Dóminus.Glória omittitur


Psalmus 26 [3]
26:1 Dóminus illuminátio mea, et salus mea, * quem timébo?26:1 Dóminus protéctor vitæ meæ, * a quo trepidábo?26:2 Dum apprópiant super me nocéntes, * ut edant carnes meas:26:2 Qui tríbulant me inimíci mei, * ipsi infirmáti sunt, et cecidérunt.26:3 Si consístant advérsum me castra, * non timébit cor meum.26:3 Si exsúrgat advérsum me prǽlium, * in hoc ego sperábo.26:4 Unam pétii a Dómino, hanc requíram, * ut inhábitem in domo Dómini ómnibus diébus vitæ meæ:26:4 Ut vídeam voluptátem Dómini, * et vísitem templum eius.26:5 Quóniam abscóndit me in tabernáculo suo: * in die malórum protéxit me in abscóndito tabernáculi sui.26:6 In petra exaltávit me: * et nunc exaltávit caput meum super inimícos meos.26:6 Circuívi, et immolávi in tabernáculo eius hóstiam vociferatiónis: * cantábo, et psalmum dicam Dómino.26:7 Exáudi, Dómine, vocem meam, qua clamávi ad te: * miserére mei, et exáudi me.26:8 Tibi dixit cor meum, exquisívit te fácies mea: * fáciem tuam, Dómine, requíram.26:9 Ne avértas fáciem tuam a me: * ne declínes in ira a servo tuo.26:9 Adiútor meus esto: * ne derelínquas me, neque despícias me, Deus, salutáris meus.26:10 Quóniam pater meus, et mater mea dereliquérunt me: * Dóminus autem assúmpsit me.26:11 Legem pone mihi, Dómine, in via tua: * et dírige me in sémitam rectam propter inimícos meos.26:12 Ne tradíderis me in ánimas tribulántium me: * quóniam insurrexérunt in me testes iníqui, et mentíta est iníquitas sibi.26:13 Credo vidére bona Dómini * in terra vivéntium.26:14 Exspécta Dóminum, viríliter age: * et confortétur cor tuum, et sústine Dóminum.Glória omittitur

V. Divisérunt sibi vestiménta mea.
R. Et super vestem meam misérunt sortem.


Pater noster, qui es in cælis, sanctificétur nomen tuum: advéniat regnum tuum: fiat volúntas tua, sicut in cælo et in terra. Panem nostrum quotidiánum da nobis hódie: et dimítte nobis débita nostra, sicut et nos dimíttimus debitóribus nostris: et ne nos indúcas in tentatiónem: sed líbera nos a malo. Amen.









SECONDO NOTTURNO


Psalmus 37 [4]
37:2 Dómine, ne in furóre tuo árguas me, * neque in ira tua corrípias me.37:3 Quóniam sagíttæ tuæ infíxæ sunt mihi: * et confirmásti super me manum tuam.37:4 Non est sánitas in carne mea a fácie iræ tuæ: * non est pax óssibus meis a fácie peccatórum meórum.37:5 Quóniam iniquitátes meæ supergréssæ sunt caput meum: * et sicut onus grave gravátæ sunt super me.37:6 Putruérunt et corrúptæ sunt cicatríces meæ, * a fácie insipiéntiæ meæ.37:7 Miser factus sum, et curvátus sum usque in finem: * tota die contristátus ingrediébar.37:8 Quóniam lumbi mei impléti sunt illusiónibus: * et non est sánitas in carne mea.37:9 Afflíctus sum, et humiliátus sum nimis: * rugiébam a gémitu cordis mei.37:10 Dómine, ante te omne desidérium meum: * et gémitus meus a te non est abscónditus.37:11 Cor meum conturbátum est, derelíquit me virtus mea: * et lumen oculórum meórum, et ipsum non est mecum.37:12 Amíci mei, et próximi mei * advérsum me appropinquavérunt, et stetérunt.37:12 Et qui iuxta me erant, de longe stetérunt: * et vim faciébant qui quærébant ánimam meam.37:13 Et qui inquirébant mala mihi, locúti sunt vanitátes: * et dolos tota die meditabántur.37:14 Ego autem tamquam surdus non audiébam: * et sicut mutus non apériens os suum.37:15 Et factus sum sicut homo non áudiens: * et non habens in ore suo redargutiónes.37:16 Quóniam in te, Dómine, sperávi: * tu exáudies me, Dómine, Deus meus.37:17 Quia dixi: Nequándo supergáudeant mihi inimíci mei: * et dum commovéntur pedes mei, super me magna locúti sunt.37:18 Quóniam ego in flagélla parátus sum: * et dolor meus in conspéctu meo semper.37:19 Quóniam iniquitátem meam annuntiábo: * et cogitábo pro peccáto meo.37:20 Inimíci autem mei vivunt, et confirmáti sunt super me: * et multiplicáti sunt qui odérunt me iníque.37:21 Qui retríbuunt mala pro bonis, detrahébant mihi: * quóniam sequébar bonitátem.37:22 Ne derelínquas me, Dómine, Deus meus: * ne discésseris a me.37:23 Inténde in adiutórium meum, * Dómine, Deus, salútis meæ.Glória omittitur


Psalmus 39 [5]
39:2 Exspéctans exspectávi Dóminum, * et inténdit mihi.39:3 Et exaudívit preces meas: * et edúxit me de lacu misériæ, et de luto fæcis.39:3 Et státuit super petram pedes meos: * et diréxit gressus meos.39:4 Et immísit in os meum cánticum novum, * carmen Deo nostro.39:4 Vidébunt multi, et timébunt: * et sperábunt in Dómino.39:5 Beátus vir, cuius est nomen Dómini spes eius: * et non respéxit in vanitátes et insánias falsas.39:6 Multa fecísti tu, Dómine, Deus meus, mirabília tua: * et cogitatiónibus tuis non est qui símilis sit tibi.39:6 Annuntiávi et locútus sum: * multiplicáti sunt super númerum.39:7 Sacrifícium et oblatiónem noluísti: * aures autem perfecísti mihi.39:7 Holocáustum et pro peccáto non postulásti: * tunc dixi: Ecce, vénio.39:8 In cápite libri scriptum est de me ut fácerem voluntátem tuam: * Deus meus, vólui, et legem tuam in médio cordis mei.39:10 Annuntiávi iustítiam tuam in ecclésia magna, * ecce, lábia mea non prohibébo: Dómine, tu scisti.39:11 Iustítiam tuam non abscóndi in corde meo: * veritátem tuam et salutáre tuum dixi.39:11 Non abscóndi misericórdiam tuam et veritátem tuam * a concílio multo.39:12 Tu autem, Dómine, ne longe fácias miseratiónes tuas a me: * misericórdia tua et véritas tua semper suscepérunt me.39:13 Quóniam circumdedérunt me mala, quorum non est númerus: * comprehendérunt me iniquitátes meæ, et non pótui ut vidérem.39:13 Multiplicátæ sunt super capíllos cápitis mei: * et cor meum derelíquit me.39:14 Compláceat tibi, Dómine, ut éruas me: * Dómine, ad adiuvándum me réspice.39:15 Confundántur et revereántur simul, qui quærunt ánimam meam, * ut áuferant eam.39:15 Convertántur retrórsum, et revereántur, * qui volunt mihi mala.39:16 Ferant conféstim confusiónem suam, * qui dicunt mihi: Euge, euge.39:17 Exsúltent et læténtur super te omnes quæréntes te: * et dicant semper: Magnificétur Dóminus: qui díligunt salutáre tuum.39:18 Ego autem mendícus sum, et pauper: * Dóminus sollícitus est mei.39:18 Adiútor meus, et protéctor meus tu es: * Deus meus, ne tardáveris.Glória omittitur




V. Insurrexérunt in me testes iniqui.R. Et mentíta est iníquitas sibi.

Pater noster, qui es in cælis, sanctificétur nomen tuum: advéniat regnum tuum: fiat volúntas tua, sicut in cælo et in terra. Panem nostrum quotidiánum da nobis hódie: et dimítte nobis débita nostra, sicut et nos dimíttimus debitóribus nostris: et ne nos indúcas in tentatiónem: sed líbera nos a malo. Amen.

Lectio 4
Ex tractátu sancti Augustíni Epíscopi super PsalmosIn Psalm 63. ad versum 2.
Protexísti me, Deus, a convéntu malignántium, a multitúdine operántium iniquitátem. Iam ipsum caput nostrum intueamur. Multi Mártyres talia passi sunt, sed nihil sic elucet, quómodo caput Mártyrum: ibi mélius intuemur, quod illi experti sunt. Protectus est a multitúdine malignántium, protegénte se Deo, protegénte carnem suam ipso Fílio, et hómine, quem gerebat: quia fílius hóminis est, et Fílius Dei est. Fílius Dei, propter formam Dei: fílius hóminis, propter formam servi, habens in potestate pónere ánimam suam, et recípere eam. Quid ei potuérunt fácere inimíci? Occidérunt corpus, ánimam non occidérunt. Inténdite. Parum ergo erat, Dóminum hortari Mártyres verbo, nisi firmaret exemplo.





Lectio 5 Nostis qui convéntus erat malignántium Iudæórum, et quæ multitúdo erat operántium iniquitátem. Quam iniquitátem? Quia voluérunt occídere Dóminum Iesum Christum. Tanta ópera bona, inquit, osténdi vobis: propter quod horum me vultis occídere? Pértulit omnes infirmos eórum, curávit omnes languidos eórum, prædicávit regnum cælórum, non tácuit vítia eórum, ut ipsa potius eis displícerent, non médicus, a quo sanabántur. His ómnibus curátiónibus eius ingrati, tamquam multa febre phrenétici, insaniéntes in medicum, qui venerat curare eos, excogitavérunt consílium perdéndi eum: tamquam ibi voléntes probare, utrum vere homo sit, qui mori possit, an aliquid super hómines sit, et mori se non permittat. Verbum ipsórum agnóscimus in Sapiéntia Salomónis: Morte turpíssima, inquiunt, condemnémus eum. Interrogémus eum: erit enim respéctus in sermónibus illíus. Si enim vere Fílius Dei est, líberet eum.







Lectio 6 Exacuérunt tamquam gládium linguas suas. Non dicant Iudæi: Non occídimus Christum. Etenim proptérea eum dedérunt iúdici Pilato, ut quasi ipsi a morte eius videréntur immunes. Nam cum dixísset eis Pilátus: Vos eum occídite: respondérunt, Nobis non licet occídere quemquam. Iniquitátem facínoris sui in iudicem hóminem refúndere volébant: sed numquid Deum iudicem fallebant? Quod fecit Pilatus, in eo ipso quod fecit, aliquantum particeps fuit: sed in comparatióne illórum multo ipse innocentior. Institit enim quantum pótuit, ut illum ex eórum mánibus liberaret: nam proptérea flagellátum produxit ad eos. Non persequéndo Dóminum flagellávit, sed eórum furori satisfácere volens: ut vel sic iam mitéscerent, et desínerent velle occídere, cum flagellátum víderent. Fecit et hoc. At ubi perseveravérunt, nostis illum lavisse manus, et dixisse, quod ipse non fecísset, mundum se esse a morte illíus. Fecit tamen. Sed si reus, quia fecit vel invítus: illi innocéntes, qui coëgérunt ut fáceret? Nullo modo. Sed ille dixit in eum senténtiam, et iussit eum crucifígi, et quasi ipse occídit: et vos, o Iudæi, occídistis. Unde occídistis? Gladio linguæ: acuístis enim linguas vestras. Et quando percússistis, nisi quando clamastis: Crucifíge, crucifíge?


TERZO NOTTURNO



Psalmus 58 [7]
58:2 Éripe me de inimícis meis, Deus meus: * et ab insurgéntibus in me líbera me.58:3 Éripe me de operántibus iniquitátem: * et de viris sánguinum salva me.58:4 Quia ecce cepérunt ánimam meam: * irruérunt in me fortes.58:5 Neque iníquitas mea, neque peccátum meum, Dómine: * sine iniquitáte cucúrri, et diréxi.58:6 Exsúrge in occúrsum meum, et vide: * et tu, Dómine, Deus virtútum, Deus Israël,58:6 Inténde ad visitándas omnes gentes: * non misereáris ómnibus, qui operántur iniquitátem.58:7 Converténtur ad vésperam: et famem patiéntur ut canes, * et circuíbunt civitátem.58:8 Ecce, loquéntur in ore suo, et gládius in lábiis eórum: * quóniam quis audívit?58:9 Et tu, Dómine, deridébis eos: * ad níhilum dedúces omnes gentes.58:10 Fortitúdinem meam ad te custódiam, quia, Deus, suscéptor meus es: * Deus meus, misericórdia eius prævéniet me.58:12 Deus osténdet mihi super inimícos meos, ne occídas eos: * nequándo obliviscántur pópuli mei.58:12 Dispérge illos in virtúte tua: * et depóne eos, protéctor meus, Dómine:58:13 Delíctum oris eórum, sermónem labiórum ipsórum: * et comprehendántur in supérbia sua.58:13 Et de exsecratióne et mendácio annuntiabúntur in consummatióne: * in ira consummatiónis, et non erunt.58:14 Et scient quia Deus dominábitur Iacob: * et fínium terræ.58:15 Converténtur ad vésperam: et famem patiéntur ut canes, * et circuíbunt civitátem.58:16 Ipsi dispergéntur ad manducándum: * si vero non fúerint saturáti, et murmurábunt.58:17 Ego autem cantábo fortitúdinem tuam: * et exsultábo mane misericórdiam tuam.58:17 Quia factus es suscéptor meus, * et refúgium meum, in die tribulatiónis meæ.58:18 Adiútor meus, tibi psallam, quia, Deus, suscéptor meus es: * Deus meus, misericórdia mea.Glória omittitur


Psalmus 87 [8]
87:2 Dómine, Deus salútis meæ: * in die clamávi, et nocte coram te.
87:3 Intret in conspéctu tuo orátio mea: * inclína aurem tuam ad precem meam:
87:4 Quia repléta est malis ánima mea: * et vita mea inférno appropinquávit.
87:5 Æstimátus sum cum descendéntibus in lacum: * factus sum sicut homo sine adiutório, inter mórtuos liber.
87:6 Sicut vulneráti dormiéntes in sepúlcris, quorum non es memor ámplius: * et ipsi de manu tua repúlsi sunt.
87:7 Posuérunt me in lacu inferióri: * in tenebrósis, et in umbra mortis.
87:8 Super me confirmátus est furor tuus: * et omnes fluctus tuos induxísti super me.
87:9 Longe fecísti notos meos a me: * posuérunt me abominatiónem sibi.
87:9 Tráditus sum, et non egrediébar: * óculi mei languérunt præ inópia.
87:10 Clamávi ad te, Dómine, tota die: * expándi ad te manus meas.
87:11 Numquid mórtuis fácies mirabília: * aut médici suscitábunt, et confitebúntur tibi?
87:12 Numquid narrábit áliquis in sepúlcro misericórdiam tuam, * et veritátem tuam in perditióne?
87:13 Numquid cognoscéntur in ténebris mirabília tua, * et iustítia tua in terra obliviónis?
87:14 Et ego ad te, Dómine, clamávi: * et mane orátio mea prævéniet te.
87:15 Ut quid, Dómine, repéllis oratiónem meam: * avértis fáciem tuam a me?
87:16 Pauper sum ego, et in labóribus a iuventúte mea: * exaltátus autem, humiliátus sum et conturbátus.
87:17 In me transiérunt iræ tuæ: * et terróres tui conturbavérunt me.
87:18 Circumdedérunt me sicut aqua tota die: * circumdedérunt me simul.
87:19 Elongásti a me amícum et próximum: * et notos meos a miséria.
Glória omittitur


Psalmus 93 [9]
93:1 Deus ultiónum Dóminus: * Deus ultiónum líbere egit.93:2 Exaltáre, qui iúdicas terram: * redde retributiónem supérbis.93:3 Úsquequo peccatóres, Dómine, * úsquequo peccatóres gloriabúntur:93:4 Effabúntur, et loquéntur iniquitátem: * loquéntur omnes, qui operántur iniustítiam?93:5 Pópulum tuum, Dómine, humiliavérunt: * et hereditátem tuam vexavérunt.93:6 Víduam, et ádvenam interfecérunt: * et pupíllos occidérunt.93:7 Et dixérunt: Non vidébit Dóminus, * nec intélleget Deus Iacob.93:8 Intellégite, insipiéntes in pópulo: * et stulti, aliquándo sápite.93:9 Qui plantávit aurem, non áudiet? * aut qui finxit óculum, non consíderat?93:10 Qui córripit gentes, non árguet: * qui docet hóminem sciéntiam?93:11 Dóminus scit cogitatiónes hóminum, * quóniam vanæ sunt.93:12 Beátus homo, quem tu erudíeris, Dómine: * et de lege tua docúeris eum,93:13 Ut mítiges ei a diébus malis: * donec fodiátur peccatóri fóvea.93:14 Quia non repéllet Dóminus plebem suam: * et hereditátem suam non derelínquet.93:15 Quoadúsque iustítia convertátur in iudícium: * et qui iuxta illam omnes qui recto sunt corde.93:16 Quis consúrget mihi advérsus malignántes? * aut quis stabit mecum advérsus operántes iniquitátem?93:17 Nisi quia Dóminus adiúvit me: * paulo minus habitásset in inférno ánima mea.93:18 Si dicébam: Motus est pes meus: * misericórdia tua, Dómine, adiuvábat me.93:19 Secúndum multitúdinem dolórum meórum in corde meo: * consolatiónes tuæ lætificavérunt ánimam meam.93:20 Numquid adhǽret tibi sedes iniquitátis: * qui fingis labórem in præcépto?93:21 Captábunt in ánimam iusti: * et sánguinem innocéntem condemnábunt.93:22 Et factus est mihi Dóminus in refúgium: * et Deus meus in adiutórium spei meæ.93:23 Et reddet illis iniquitátem ipsórum: et in malítia eórum dispérdet eos: * dispérdet illos Dóminus, Deus noster.Glória omittitur

V. Locúti sunt advérsum me lingua dolósa.
R. Et sermónibus odii circumdedérunt me, et expugnavérunt me gratis.


Pater noster, qui es in cælis, sanctificétur nomen tuum: advéniat regnum tuum: fiat volúntas tua, sicut in cælo et in terra. Panem nostrum quotidiánum da nobis hódie: et dimítte nobis débita nostra, sicut et nos dimíttimus debitóribus nostris: et ne nos indúcas in tentatiónem: sed líbera nos a malo. Amen.


Lectio 7
De Epistola beáti Pauli Apóstoli ad Hebrǽos
Heb 4:11-15
11 Festinémus íngredi in illam requiem: ut ne in idípsum quis íncidat incredulitátis exemplum.
12 Vivus est enim sermo Dei, et éfficax et penetrabílior omni gládio ancípiti: et pertingens usque ad divisiónem ánimæ ac spíritus, compágum quoque ac medullárum, et discrétor cogitatiónum et intentiónum cordis.
13 Et non est ulla creatura invisibilis in conspéctu eius: ómnia autem nuda et apérta sunt óculis eius, ad quem nobis sermo.
14 Habéntes ergo Pontificem magnum, qui penetrávit cælos, Iesum Fílium Dei: teneámus confessiónem.
15 Non enim habémus Pontificem, qui non possit cómpati infirmitátibus nostris: tentátum autem per ómnia pro similitúdine absque peccáto.



Lectio 8Heb 4:16; 5:1-3
16 Adeámus ergo cum fiducia ad thronum gratiæ: ut misericórdiam consequamur, et grátiam invéniámus in auxílio opportúno.
1 Omnis namque Pontifex ex homínibus assumptus, pro homínibus constítuitur in iis, quæ sunt ad Deum, ut offerat dona, et sacrifícia pro peccátis:
2 Qui condolére possit iis, qui ignorant et errant: quóniam et ipse circúmdátus est infirmitáte:
3 Et proptérea debet quemádmodum pro pópulo, ita etiam pro semetípso offérre pro peccátis.





Lectio 9Heb 5:4-10
4 Nec quisquam sumit sibi honórem, sed qui vocátur a Deo, tamquam Aaron.
5 Sic et Christus non semetípsum clarificávit ut Pontifex fíeret, sed qui locútus est ad eum: Fílius meus es tu, ego hódie génui te.
6 Quemádmodum et in alio loco dicit: Tu es sacerdos in ætérnum, secúndum ordinem Melchisedech.
7 Qui in diébus carnis suæ preces, supplicationésque ad eum, qui possit illum salvum fácere a morte, cum clamóre valido et lácrimis ófferens, exáuditus est pro sua reveréntia.
8 Et quidem cum esset Fílius Dei, dídicit ex iis, quæ passus est, obediéntiam:
9 Et consummatus, factus est ómnibus obtemperántibus sibi causa salútis ætérnæ,
10 Appellátus a Deo Pontifex, iuxta ordinem Melchísedech.


LODI



Psalmus 50 [1]
50:3 Miserére mei, Deus, * secúndum magnam misericórdiam tuam.50:3 Et secúndum multitúdinem miseratiónum tuárum, * dele iniquitátem meam.50:4 Amplius lava me ab iniquitáte mea: * et a peccáto meo munda me.50:5 Quóniam iniquitátem meam ego cognósco: * et peccátum meum contra me est semper.50:6 Tibi soli peccávi, et malum coram te feci: * ut iustificéris in sermónibus tuis, et vincas cum iudicáris.50:7 Ecce enim, in iniquitátibus concéptus sum: * et in peccátis concépit me mater mea.50:8 Ecce enim, veritátem dilexísti: * incérta et occúlta sapiéntiæ tuæ manifestásti mihi.50:9 Aspérges me hyssópo, et mundábor: * lavábis me, et super nivem dealbábor.50:10 Audítui meo dabis gáudium et lætítiam: * et exsultábunt ossa humiliáta.50:11 Avérte fáciem tuam a peccátis meis: * et omnes iniquitátes meas dele.50:12 Cor mundum crea in me, Deus: * et spíritum rectum ínnova in viscéribus meis.50:13 Ne proícias me a fácie tua: * et spíritum sanctum tuum ne áuferas a me.50:14 Redde mihi lætítiam salutáris tui: * et spíritu principáli confírma me.50:15 Docébo iníquos vias tuas: * et ímpii ad te converténtur.50:16 Líbera me de sanguínibus, Deus, Deus salútis meæ: * et exsultábit lingua mea iustítiam tuam.50:17 Dómine, lábia mea apéries: * et os meum annuntiábit laudem tuam.50:18 Quóniam si voluísses sacrifícium, dedíssem útique: * holocáustis non delectáberis.50:19 Sacrifícium Deo spíritus contribulátus: * cor contrítum, et humiliátum, Deus, non despícies.50:20 Benígne fac, Dómine, in bona voluntáte tua Sion: * ut ædificéntur muri Ierúsalem.50:21 Tunc acceptábis sacrifícium iustítiæ, oblatiónes, et holocáusta: * tunc impónent super altáre tuum vítulos.Glória omittitur


Psalmus 142 [2]
142:1 Dómine, exáudi oratiónem meam: áuribus pércipe obsecratiónem meam in veritáte tua: * exáudi me in tua iustítia.
142:2 Et non intres in iudícium cum servo tuo: * quia non iustificábitur in conspéctu tuo omnis vivens.
142:3 Quia persecútus est inimícus ánimam meam: * humiliávit in terra vitam meam.
142:4 Collocávit me in obscúris sicut mórtuos sǽculi: * et anxiátus est super me spíritus meus, in me turbátum est cor meum.
142:5 Memor fui diérum antiquórum, meditátus sum in ómnibus opéribus tuis: * in factis mánuum tuárum meditábar.
142:6 Expándi manus meas ad te: * ánima mea sicut terra sine aqua tibi.
142:7 Velóciter exáudi me, Dómine: * defécit spíritus meus.
142:7 Non avértas fáciem tuam a me: * et símilis ero descendéntibus in lacum.
142:8 Audítam fac mihi mane misericórdiam tuam: * quia in te sperávi.
142:8 Notam fac mihi viam, in qua ámbulem: * quia ad te levávi ánimam meam.
142:9 Éripe me de inimícis meis, Dómine, ad te confúgi: * doce me fácere voluntátem tuam, quia Deus meus es tu.
142:10 Spíritus tuus bonus dedúcet me in terram rectam: * propter nomen tuum, Dómine, vivificábis me, in æquitáte tua.
142:11 Edúces de tribulatióne ánimam meam: * et in misericórdia tua dispérdes inimícos meos.
142:12 Et perdes omnes, qui tríbulant ánimam meam: * quóniam ego servus tuus sum.
Glória omittitur


Psalmus 84 [3]
84:2 Benedixísti, Dómine, terram tuam: * avertísti captivitátem Iacob.
84:3 Remisísti iniquitátem plebis tuæ: * operuísti ómnia peccáta eórum.
84:4 Mitigásti omnem iram tuam: * avertísti ab ira indignatiónis tuæ.
84:5 Convérte nos, Deus, salutáris noster: * et avérte iram tuam a nobis.
84:6 Numquid in ætérnum irascéris nobis? * aut exténdes iram tuam a generatióne in generatiónem?
84:7 Deus, tu convérsus vivificábis nos: * et plebs tua lætábitur in te.
84:8 Osténde nobis, Dómine, misericórdiam tuam: * et salutáre tuum da nobis.
84:9 Audiam quid loquátur in me Dóminus Deus: * quóniam loquétur pacem in plebem suam.
84:9 Et super sanctos suos: * et in eos, qui convertúntur ad cor.
84:10 Verúmtamen prope timéntes eum salutáre ipsíus: * ut inhábitet glória in terra nostra.
84:11 Misericórdia, et véritas obviavérunt sibi: * iustítia, et pax osculátæ sunt.
84:12 Véritas de terra orta est: * et iustítia de cælo prospéxit.
84:13 Étenim Dóminus dabit benignitátem: * et terra nostra dabit fructum suum.
84:14 Iustítia ante eum ambulábit: * et ponet in via gressus suos.
Glória omittitur


Canticum Habacuc [4]
(Canticum Habacuc * Hab 3:2-33)
3:2 Dómine, audívi auditiónem tuam, * et tímui.
3:3 Dómine, opus tuum, * in médio annórum vivífica illud:
3:4 In médio annórum notum fácies: * cum irátus fúeris, misericórdiæ recordáberis.
3:5 Deus ab Austro véniet, * et sanctus de monte Pharan:
3:6 Opéruit cælos glória eius: * et laudis eius plena est terra.
3:7 Splendor eius ut lux erit: * córnua in mánibus eius:
3:8 Ibi abscóndita est fortitúdo eius: * ante fáciem eius ibit mors.
3:9 Et egrediétur diábolus ante pedes eius. * Stetit, et mensus est terram.
3:10 Aspéxit, et dissólvit gentes: * et contríti sunt montes sǽculi.
3:11 Incurváti sunt colles mundi, * ab itinéribus æternitátis eius.
3:12 Pro iniquitáte vidi tentória Æthiópiæ, * turbabúntur pelles terræ Mádian.
3:13 Numquid in flumínibus irátus es, Dómine? * aut in flumínibus furor tuus? vel in mari indignátio tua?
3:14 Qui ascéndes super equos tuos: * et quadrígæ tuæ salvátio.
3:15 Súscitans suscitábis arcum tuum: * iuraménta tríbubus quæ locútus es.
3:16 Flúvios scindes terræ: vidérunt te, et doluérunt montes: * gurges aquárum tránsiit.
3:17 Dedit abýssus vocem suam: * altitúdo manus suas levávit.
3:18 Sol, et luna stetérunt in habitáculo suo, * in luce sagittárum tuárum, ibunt in splendóre fulgurántis hastæ tuæ.
3:19 In frémitu conculcábis terram: * et in furóre obstupefácies gentes.
3:20 Egréssus es in salútem pópuli tui: * in salútem cum Christo tuo.
3:21 Percussísti caput de domo ímpii: * denudásti fundaméntum eius usque ad collum.
3:22 Maledixísti sceptris eius, cápiti bellatórum eius, * veniéntibus ut turbo ad dispergéndum me.
3:23 Exsultátio eórum * sicut eius, qui dévorat páuperem in abscóndito.
3:24 Viam fecísti in mari equis tuis, * in luto aquárum multárum.
3:25 Audívi, et conturbátus est venter meus: * a voce contremuérunt lábia mea.
3:26 Ingrediátur putrédo in óssibus meis, * et subter me scáteat.
3:27 Ut requiéscam in die tribulatiónis: * ut ascéndam ad pópulum accínctum nostrum.
3:28 Ficus enim non florébit: * et non erit germen in víneis.
3:29 Mentiétur opus olívæ: * et arva non áfferent cibum.
3:30 Abscindétur de ovíli pecus: * et non erit arméntum in præsépibus.
3:31 Ego autem in Dómino gaudébo: * et exsultábo in Deo Iesu meo.
3:32 Deus Dóminus fortitúdo mea: * et ponet pedes meos quasi cervórum.
3:33 Et super excélsa mea dedúcet me victor * in psalmis canéntem.
Glória omittitur





Psalmus 147 [5]
147:1 Lauda, Ierúsalem, Dóminum: * lauda Deum tuum, Sion.
147:2 Quóniam confortávit seras portárum tuárum: * benedíxit fíliis tuis in te.
147:3 Qui pósuit fines tuos pacem: * et ádipe fruménti sátiat te.
147:4 Qui emíttit elóquium suum terræ: * velóciter currit sermo eius.
147:5 Qui dat nivem sicut lanam: * nébulam sicut cínerem spargit.
147:6 Mittit crystállum suam sicut buccéllas: * ante fáciem frígoris eius quis sustinébit?
147:7 Emíttet verbum suum, et liquefáciet ea: * flabit spíritus eius, et fluent aquæ.
147:8 Qui annúntiat verbum suum Iacob: * iustítias, et iudícia sua Israël.
147:9 Non fecit táliter omni natióni: * et iudícia sua non manifestávit eis.
Glória omittitur

V. Collocávit me in obscúris.
R. Sicut mórtuos sǽculi.


(Canticum Zachariæ: Luc. 1:68-79)1:68 Benedíctus ☩ Dóminus, Deus Israël: * quia visitávit, et fecit redemptiónem plebis suæ:
1:69 Et eréxit cornu salútis nobis: * in domo David, púeri sui.
1:70 Sicut locútus est per os sanctórum, * qui a sǽculo sunt, prophetárum eius:
1:71 Salútem ex inimícis nostris, * et de manu ómnium, qui odérunt nos.
1:72 Ad faciéndam misericórdiam cum pátribus nostris: * et memorári testaménti sui sancti.
1:73 Iusiurándum, quod iurávit ad Ábraham patrem nostrum, * datúrum se nobis:
1:74 Ut sine timóre, de manu inimicórum nostrórum liberáti, * serviámus illi.
1:75 In sanctitáte, et iustítia coram ipso, * ómnibus diébus nostris.
1:76 Et tu, puer, Prophéta Altíssimi vocáberis: * præíbis enim ante fáciem Dómini, paráre vias eius:
1:77 Ad dandam sciéntiam salútis plebi eius: * in remissiónem peccatórum eórum:
1:78 Per víscera misericórdiæ Dei nostri: * in quibus visitávit nos, óriens ex alto:
1:79 Illumináre his, qui in ténebris, et in umbra mortis sedent: * ad dirigéndos pedes nostros in viam pacis.
Glória omittitur


Pater noster, qui es in cælis, sanctificétur nomen tuum: advéniat regnum tuum: fiat volúntas tua, sicut in cælo et in terra. Panem nostrum quotidiánum da nobis hódie: et dimítte nobis débita nostra, sicut et nos dimíttimus debitóribus nostris: et ne nos indúcas in tentatiónem: sed líbera nos a malo. Amen.

aliquantulum altius


 Réspice, quǽsumus, Dómine, super hanc famíliam tuam, pro qua Dóminus noster Iesus Christus non dubitávit mánibus tradi nocéntium, et crucis subíre torméntum:

Et sub silentio concluditur


Qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus per ómnia sǽcula sæculórum.R. Amen.


Canto del Miserere al termine della funzione:



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