giovedì 30 agosto 2018

Le famose 60 "tesi di Campos"

Perché non abbiano bisogno del "biritualismo", né di un Seminario "biritualista",
nonostante accettiamo la validità e la liceità del "Messale di Paolo VI"...

(ovviamente se qualcuno vuole convincerci del contrario lo ascolteremmo volentieri)


La processione alla Santa Messa pontificale di mons Pozzo alla conclusione del Pellegrinaggio Summorum Pontificum a Roma dello scorso ottobre

(photo by Alessandro Franzoni)


60 ragioni per le quali in coscienza non posso assistere alla Nuova Messa, o Messa di Paolo VI, o Messa moderna, sia in latino che in lingua vernacolare, celebrata verso il popolo o verso Oriente.
E pertanto, per le medesime ragioni, continuiamo con la Messa Tradizionale, o Messa di san Pio V, o Messa tridentina, o Messa di sempre.

  1. Perché la Nuova Messa è equivoca ed ambigua. Può esser usata anche dai protestanti. Ora, noi preghiamo come crediamo (lex orandi lex credendi, ndt). La Nuova Messa non è una professione di fede inequivoca, ma ambigua. Orbene, la nostra fede non può essere allo stesso tempo cattolica e protestante.
  2. Perché alla Messa di sempre non sono stati apportati semplici ritocchi, ma, in realtà, si è trattato di “un fondamentale rinnovamento… un totale cambiamento… una nuova creazione” (parole di mons. A. Bugnini, considerato uno dei co-autori della Nuova Messa).
  3. Perché questi cambiamenti nella Messa portano a credere che “verità sempre credute dal popolo cristiano possano mutarsi o tacersi senza infedeltà al sacro deposito dottrinale cui la Fede cattolica è vincolata in eterno” (Cardinali Bacci e Ottaviani, Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae).
  4. Perché, di fatto, la Nuova Messa “rappresenta, sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa, quale fu formulata nella Sessione XXII del Concilio Tridentino, il quale, fissando definitivamente i «canoni» del rito, eresse una barriera invalicabile contro qualunque eresia che intaccasse l’integrità del magistero” (ivi).
  5. Perché (la differenza tra le due Messe) non riguarda cose piccole e lievi, o semplici modifiche nelle cerimonie; ma ciò che è perenne “trova (nella Nuova Messa) soltanto un posto minore o diverso, se pure ancora ve lo trova” (ivi).
  6. Perché “le recenti riforme hanno dimostrato a sufficienza che nuovi mutamenti nella liturgia non porterebbero se non al totale disorientamento dei fedeli che già danno segni di insofferenza e di inequivocabile diminuzione di fede” (ivi).
  7. Perché, dopo la riforma liturgica, si è avuto un raffreddamento nella fede e una diminuzione del fervore dei fedeli e, secondo le statistiche, la frequenza alla Messa domenicale è diminuita considerevolmente. Negli Stati Uniti, ad esempio, secondo il Times del 24/5/1976, c’è stata una diminuzione del 30%; in Francia, secondo il cardinal Marty, del 43%; in Olanda, secondo il Times del 5/1/1976, del 50%.
  8. Perché “nella parte migliore del Clero il risultato pratico (della Nuova Messa) si concretizza in una torturante crisi di coscienza di cui abbiamo innumerevoli e quotidiane testimonianze” (ivi). I sacerdoti desiderano rimanere fedeli alla Messa della loro ordinazione.
  9. Perché in meno di 7 anni dall’introduzione della Nuova Messa, secondo le statistiche della Santa Sede, i sacerdoti nel mondo sono diminuiti di quasi il 50% (dal 1969 al 1976 si è passati da 413.438 a 243.307 preti: una diminuzione del 41,15% per l’esattezza). Pura coincidenza? Dov’è la vitalità della Nuova Messa? Dov’è la “optatam totius Ecclesiae renovationem” (il desiderato rinnovamento di tutta la Chiesa)?
  10. Perché “La ragioni pastorali addotte a sostegno di tale gravissima frattura (con la Tradizione) – anche se di fronte alle ragioni dottrinali avessero diritto di sussistere – non appaiono sufficienti” (ivi).
  11. Perché la Nuova Messa non manifesta la Fede nella Presenza Reale di Nostro Signore Gesù Cristo che la Messa Tradizionale manifesta senza possibili equivoci.
  12. Perché la Nuova Messa confonde in qualche modo la Presenza reale di Cristo nell’Eucaristia con la Sua presenza nella Parola della Scrittura e con la Sua presenza tra i fedeli: (si tratta di un evidente) avvicinamento alla dottrina protestante.
  13. Perché la Nuova Messa facilita la confusione tra il sacerdozio gerarchico dei sacri ministri e il sacerdozio comune dei fedeli, come vogliono i protestanti.
  14. Perché la Nuova Messa favorisce la teoria protestante secondo cui è la fede del popolo, e non le parole del sacerdote, che rende Cristo presente nell’Eucaristia.
  15. Perché la Nuova Messa, con il ripristino delle “preghiere dei fedeli”, si avvicina alla liturgia luterana di cui esse fanno parte, e, secondo il pastore luterano Tomas Reed, mostra bene l’esercizio della funzione sacerdotale di tutta l’assemblea dei fedeli (tesi protestante).
  16. Perché la Nuova Messa, come fece Lutero, ha soppresso il Confiteor del celebrante, mantenendo solo quello che tutto il popolo recita insieme al sacerdote.
  17. Perché la Nuova Messa insinua l’idea che il popolo concelebra col sacerdote, il che è contrario alla teologia cattolica.
  18. Perché sei ministri protestanti hanno collaborato alla fabbricazione della Nuova Messa: George, Jasper, Shepherd, Kunneth, Smith e Thurian.
  19. Perché, come Lutero eliminò l’Offertorio poiché esprimeva in modo inequivoco il carattere sacrificale e propiziatorio della Messa, così la Nuova Messa l’ha ridotto ad una mera preparazione delle offerte.
  20. Perché i protestanti possono celebrare senza difficoltà la loro “cena” servendosi del testo della Nuova Messa. Il che significa che possono servirsi della Nuova Messa senza cessare di essere protestanti e conservando la fede protestante. Max Thurian, protestante di Taizè, ha dichiarato che: “Uno dei frutti del Novus Ordo sarà forse che le comunità non cattoliche potranno celebrare la santa cena con le stesse preghiere della Chiesa cattolica” (Le Croix 30/04/1969).
  21. Perché, nella Nuova Messa, lo stile narrativo della Consacrazione insinua che si tratti solo di un memoriale e non di un vero sacrificio (tesi protestante).
  22. Perché, a causa di gravi omissioni, la Nuova Messa porta a credere che essa sia solo un banchetto o solo un sacrificio di ringraziamento, e non un sacrificio propiziatorio, ossia un sacrificio in remissione dei peccati (dottrina protestante).
  23. Perché la Nuova Messa, con le altre innovazioni che ha causato, come l’altare in forma di mensa e verso il popolo, la Comunione in piedi e sulla mano, non solo ha dato occasione ad abusi, ma ha favorito la dottrina protestante secondo cui la Messa è solo una cena e il sacerdote è solo il presidente dell’assemblea.
  24. Perché, a causa di tutto ciò, gli stessi Protestanti, forse burlandosi di noi, hanno affermato che “Le nuove preghiere eucaristiche cattoliche hanno abbandonato la falsa prospettiva di un sacrificio offerto a Dio” (La Croix 10/12/1969). E ancora: “Ora, nella Messa riformata, non c’è nulla che possa veramente turbare i cristiani evangelici” (Siegovalt, professore di dogmatica presso la facoltà protestante di Strasburgo).
  25. Perché, non accettando la Nuova Messa, si risolve nell’unico e miglior modo possibile il seguente dilemma: o protestantizzarsi con la Nuova Messa, o conservare la Fede Cattolica con la Messa Tradizionale.
  26. Perché la Nuova Messa è stata fatta secondo la definizione protestante della Messa: “La cena del Signore o messa è una sacra riunione, è cioè l’assemblea del popolo di Dio che si riunisce, sotto la presidenza del sacerdote, per celebrare il memoriale del Signore” (Institutio Generalis, 6/4/1969, n. 7).
  27. Perché la Nuova Messa non piace a Dio, il Quale detesta le parole ambigue e a doppio senso, come’è la Nuova Messa che pretende di piacere ai Cattolici e ai protestanti, e più ai secondi che ai primi.
  28. Perché chi assiste alla Nuova Messa, specialmente quando è accompagnata da canti moderni di spiccato sapore protestante (senza parlare delle chitarre), ha una chiara impressione di partecipare ad una riunione o ad un culto o ad una cena protestante.
  29. Perché la Nuova Messa, essendo ambigua e favorendo l’eresia, è peggiore che se fosse chiaramente eretica, poiché – in tal modo – è più ingannevole: la peggior moneta falsa è quella che più assomiglia alla vera.
  30. Perché la Santa Messa è il sacrificio della Sposa di Cristo, che è la Chiesa Cattolica. Pertanto, essa non può essere allo stesso tempo il sacrificio della Sposa di Cristo e delle altre chiese o sette contrarie a Cristo: ciò sarebbe offensivo per Cristo e per la Sua Sposa.
  31. Perché la Nuova Messa segue la stessa struttura della messa protestante di Cranmer, uno dei capi dell’anglicanesimo, e i metodi usati per introdurla seguono parimenti le orme degli eretici inglesi. Vedendo ciò, i Vescovi inglesi (dopo la promulgazione del Messale di Paolo VI, ndt) hanno chiesto alla Santa Sede di continuare ad usare il Messale romano di san Pio V (cf Jornais do tempo, p. ex “O Globo”, del 17/07/1971).
  32. Perché la Santa Madre Chiesa ha canonizzato numerosi martiri inglesi che furono uccisi perché si erano rifiutati di accettare una Messa molto somigliante alla Nuova Messa: la Messa anglicana.
  33. Perché molti Protestanti convertiti al Cattolicesimo sono scandalizzati di vedere nella Nuova Messa la stessa “messa” a cui partecipavano quando erano protestanti. Uno di loro, Julian Green, è giunto a chiedere: “(Ma allora) perché ci siamo convertiti?”.
  34. Perché, secondo le statistiche, dopo la riforma liturgica v’è stata un’enorme diminuzione delle conversioni al Cattolicesimo e un considerevole aumento delle sette protestanti. Le conversioni alla Chiesa Cattolica che negli Stati Uniti, ad esempio, erano di circa 100.000 all’anno, si sono ridotte oggi a solo 10.000.
  35. Perché nessun santo ha celebrato o assistito a questa Messa, (all'epoca, NDR) mentre la Messa Tradizionale ha formato molti santi, come ha affermato lo stesso papa Paolo VI: “Innumerevoli santi hanno abbondantemente nutrito la loro pietà verso Dio attingendo da quel Messale” (Paolo VI, Cost. Ap. Missale Romanum).
  36. Perché, al contrario, la Nuova Messa è divenuta uno strumento ed un’occasione di ulteriori deviazioni e profanazioni della SS.ma Eucaristia e del luogo santo, e ciò frequentemente. Ora, ciò non accadeva quando c’era la Messa Tradizionale. Testimone insospettato è il cardinal Renard, arcivescovo di Lione in Francia, che ha affermato: “Accade che le Messe non siano celebrate con un sufficiente rispetto, ad esempio, senza alcuna veste liturgica, senza CredoPadre Nostro, con un Canone inventato o nel corso di un pasto profano e senza orazioni. Accade, alle volte, che si concelebri con laici o uomini sposati […], che non si purifichi più il calice alla fine della Messa o che si lascino rotolare sulla mensa o sull’altare particole consacrate” (Vinson, Messes de l’Antichrist, p. 4).
  37. Perché la Nuova Messa è, in sé, nonostante le apparenze, modernista e trasmette una nuova fede. Essa segue perfettamente la tattica modernista di giocare con le ambiguità e con una terminologia imprecisa per insinuare e favorire l’errore.
  38. Perché la Nuova Messa non costituisce un fattore di unità nella liturgia, come avveniva per la Messa Tradizionale, ma piuttosto di confusione e di pluralismo. Ciascun sacerdote, di fatto, celebra la Messa che vuole, col pretesto della creatività. Tant’è che il Novus “Ordo” (nuovo ordine) della Messa meriterebbe di esser chiamato piuttosto “nuovo disordine”, perché l’ha costantemente prodotto. Del resto, il Novus Ordo della Messa non è praticamente rispettato in alcun luogo.
  39. Perché molti buoni teologi cattolici, canonisti e preti non accettano la Nuova Messa e affermano che, in coscienza, non possono celebrarla.
  40. Perché la Nuova Messa, con l’eliminazione delle molte genuflessioni (ne sono rimaste solo 3); della purificazione delle dita del sacerdote nel calice; della preservazione delle medesime dita da qualunque contatto profano dopo la consacrazione; con l’abolizione delle pietre d’altare e delle reliquie; delle 3 tovaglie (ridotte ad una sola) etc, non fa altro che confermare “in modo oltraggioso, l’implicito ripudio della Fede nel dogma della Presenza Reale” (Bacci e Ottaviani, Breve esame Critico).
  41. Perché la Nuova Messa è stata fabbricata artificialmente e pertanto non è la Messa arricchita e maturata da una Tradizione plurisecolare, codificata, e non inventata, da san Pio V.
  42. Perché le traduzioni in lingua volgare (quelle approvate) della Nuova Messa vengono ad aumentare e ad aggravare gli errori già presenti nella Nuova Messa in latino, evidenziandone così il carattere modernista.
  43. Perché la Nuova Messa, a causa di tutti gli errori e le ambiguità del rito, corre facilmente il rischio di essere celebrata invalidamente, lasciando in tal modo la Chiesa priva del vero Sacrificio ed esponendoci all’ira di Dio. Per questo la Nuova Messa è preannuncio dei castighi di Dio. Nel Breve Esame Critico, i Cardinali Bacci e Ottaviani affermano: “I sacerdoti che, in un prossimo avvenire, non avranno ricevuto la formazione tradizionale e che si affideranno al Novus Ordo al fine di «fare ciò che fa la Chiesa» consacreranno validamente? È lecito dubitarne”.
  44. Perché la Messa “è la cosa più bella ed eccellente che esista nella Chiesa […] perciò il demonio ha sempre tentato, attraverso gli eretici, di privare il mondo della Messa, facendoli precursori dell’anticristo, il quale cercherà anzitutto di abolire, e realmente abolirà, il Santo Sacrificio dell’altare, in punizione dei peccati degli uomini, secondo la profezia di Daniele 8,12: Gli fu dato potere contro il sacrificio perpetuo, a causa dei peccati (del popolo)” (parole di sant’Alfonso de’ Liguori citate da Georges Vison, Messes de l’Antichrist, p. 1).
  45. Perché nei luoghi nei quali si mantiene la Messa Tradizionale, la fede e il fervore del popolo sono più grandi, mentre accade il contrario dove si celebra la Nuova Messa (si veda la “Relazione” sulla Messa nella Diocesi di Campos presentata al cardinal James Knox e pubblicata nella rivista Roma, di Buenos Aires, n. 69, agosto 1981, p. 29).
  46. Perché, con la Nuova Messa, è apparso anche un catechismo nuovo, una morale nuova, preghiere e idee nuove, un calendario nuovo e, infine, una CHIESA NUOVA. La Nuova Messa è una delle manifestazioni della Chiesa nuova e il punto centrale del progressismo. “La riforma liturgica è, in un senso molto profondo, la chiave dell’aggiornamento (= modernizzazione della Chiesa). Non v’ingannate: è qui che comincia la rivoluzione” (dichiarazione di Mons. Dwyer, arcivescovo di Birmingham, portavoce del Sinodo dei Vescovi).
  47. Perché la Nuova Messa è una Messa che “favorisce le novità”, che si svolge più o meno secondo il gusto del celebrante, dei movimenti giovanili etc. Mancando l’attrattiva del contenuto (la Messa Tradizionale attira per se stessa) deve inventare novità che attraggano i fedeli.
  48. Perché la Nuova Messa mette in pratica errori già condannati dal Concilio di Trento (Messa tutta in lingua volgare, parole della consacrazione dette ad alta voce), da Pio VI (si veda la condanna del Sinodo giansenista di Pistoia) e da Pio XII (che, nella Mediator Dei, condannò, ad esempio, l’altare a forma di mensa).
  49. Perché la Nuova Messa è giunta a realizzare il grande desiderio giudeo-massonico di trasformare la Chiesa Cattolica in una nuova chiesa ecumenica che abbracci, al tempo stesso, tutte le ideologie, tutte le religioni, la verità e l’errore. A questo proposito, è sintomatica la dichiarazione di Dom Duschak, fatta già il 5/11/1962: “La mia idea è quella di introdurre una messa ecumenica…”. A chi gli domandava se tale proposta veniva dai fedeli della sua diocesi, rispondeva: “No, penso che essi si opporrebbero, come vi si oppongono molti vescovi. Ma se si potesse mettere in pratica, io credo che finirebbero per accettare!” (citato da P. Ralph Wiltgen, The Rhine flows into the Tiber, pp. 38-39).
  50. Perché la Nuova Messa attenta al dogma della Comunione dei Santi, quando prescrive la soppressione – qualora il sacerdote celebri senza inserviente – di tutte le salutationes e la benedizione finale; dell’Ite Missa est anche quando la Messa è celebrata con l’inserviente (Breve Esame Critico).
  51. Perché la Nuova Messa dà più valore all’altare che al tabernacolo. Oggi si raccomanda di conservare il Santissimo in un luogo distante, come se si trattasse di una reliquia qualunque, in modo che, entrando in Chiesa, non è più il tabernacolo ad attirare immediatamente l’attenzione, ma una mensa spoglia e nuda.
  52. Perché la Nuova Messa non costituisce più un culto verticale che va dall’uomo a Dio, ma piuttosto un culto orizzontale, perché con questo nuovo rito l’uomo si rivolge all’uomo e non a Dio. In pratica, la nuova Chiesa è una religione dell’uomo. E dov’è la gloria di Dio?
  53. Perché la Nuova Messa, benché affermi di obbedire alle disposizioni del Concilio Vaticano II, in realtà si oppone alle sue istruzioni, poiché il Concilio stesso aveva dichiarato il proprio desiderio di conservare e promuovere il Rito tradizionale (o meglio, il “rito perenne”, cioè lo stesso Rito anche se rinnovato, non un “nuovo Rito”, NDR).
  54. Perché la Messa Tradizionale, detta di san Pio V, non è mai stata legalmente abrogata, secondo le leggi canoniche vigenti (canoni 22 e 30).
  55. Perché il papa san Pio V concesse un “indulto perpetuo” (che fino ad oggi non è stato abrogato [e non può esserlo, ndt]), valido “per sempre”, di celebrare la Messa Tradizionale secondo il suo Messale liberamente, lecitamente, senza scrupolo di coscienza né pericolo di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura (Bolla papale Quo primum).
  56. Perché Paolo VI, promulgando la Nuova Messa, non ha inteso impegnare la sua infallibilità pontificia. L’ha dichiarato egli stesso nel discorso del 19/11/1969 dicendo che: “Il rito e la rubrica relativa non sono di per sé una definizione dogmatica, e sono suscettibili di una qualificazione teologica di valore diverso”.
  57. Perché Paolo VI, quando il cardinal Heenan, primate d’Inghilterra, gli chiese esplicitamente se aveva proibito o meno la Messa Tradizionale, rispose: “Non è assolutamente nostra intenzione proibire la Messa tridentina” (Lettera del Cardinal Heenan a Houghton Brouw, presidente della Latin Mass Society).
  58. Perché, pur riconoscendo la suprema autorità del Papa e il suo governo universale sulla Chiesa, come pure l’autorità dei Vescovi, sappiamo che questa autorità non può imporci una Messa equivoca ed eretizzante, e – come tale – sgradita a Dio.
  59. Perché il Concilio Vaticano I ha definito che: “Lo Spirito Santo non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede” (D. 3070). Ora, per ciò che abbiamo visto sopra, la Nuova Messa veicola una nuova dottrina.
  60. Perché l’eresia e ciò che la favorisce non possono essere materia di obbedienza. L’obbedienza è al servizio della Fede e non la Fede al servizio dell’obbedienza. In questo caso “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (At 5,29).

30 agosto: santa Rosa da Lima


Tiepolo, La Vergine appare a sante domenicane, particolare,  1743 circa,
chiesa di Santa Maria del Rosario, detta "dei Gesuati", Venezia

mercoledì 29 agosto 2018

martedì 28 agosto 2018

28 agosto: sant'Agostino


Andrea della Robbia, 1490, Sant'Agostino.
Ceramica invetriata e policromata.
Madrid, Thyssen-Bornemisza Museum.

(photo by Francesco Bianco)


DAL MARTIROLOGIO

Vescovo e insigne dottore della Chiesa: convertito alla fede cattolica dopo una adolescenza inquieta nei princípi e nei costumi, fu battezzato a Milano da sant’Ambrogio e, tornato in patria, condusse con alcuni amici vita ascetica, dedita a Dio e allo studio delle Scritture. Eletto poi vescovo di Ippona in Africa, nell’odierna Algeria, fu per trentaquattro anni maestro del suo gregge, che istruì con sermoni e numerosi scritti, con i quali combatté anche strenuamente contro gli errori del suo tempo o espose con sapienza la retta fede.

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Basilica di sant'Agostino in Campo Maggiore a Roma:


(photo by Agnese Bazzucchi)

Messa Gregoriana


Messa Gregoriana:

una nuova risorsa sul web per conoscere ed amare la nostra cara Messa Gregoriana!

lunedì 27 agosto 2018

Crisi delle vocazioni: l'argomento di mons Viganò





Non vogliamo entrare nel merito dei nomi e dei cognomi dettati dall'ex Nunzio negli USA che ha fatto deflagrare il caso, forse ben più pesante di Vatileaks perché coinvolge piani più "alti", ma allo stesso modo lo stesso sentore, il famoso "sensus fidelium", era già quantomeno presente nel popolo dei fedeli comuni, anche di quelli legati al Rito tradizionale, come pure che alcune nomine non fossero tutte "cristalline" per usare un eufemismo. Non solo da una parte dell'Oceano, ma anche nella "vecchia" Europa.

Ma entrando nel dettaglio, con una chiarezza che può stupire, nella parte finale della sua Testimonianza, è dato da mons Viganò un argomento più che plausibile e secondo noi non meglio identificato dai vari documenti al riguardo del calo delle vocazioni.

Vediamolo:


Egli dice in sintesi che nemmeno una dimissione completa dei vescovi "protettori" potrebbe invertire la tendenza, se non si recupera anche nei seminari la virtù della castità e se non si spezzano le "reti di omossessuali, ormai diffuse in molte diocesi, seminari, ordini religiosi, ecc.. che agiscono coperte dal segreto e dalla menzogna con la potenza dei tentacoli di una piovra e stritolano VITTIME INNOCENTI, VOCAZIONI SACERDOTALI e stanno strangolando l'intera Chiesa".

Ed è proprio questo l'argomento nascosto per molto tempo; questa condizione di soggezione al pericolo delle logge e sette omosessualiste ovviamente, ca va sans dire, non ha risparmiato alcune realtà tradizionali.


Preghiamo per la Chiesa, quindi,
e per il Successore di Pietro!

27 agosto: san Giuseppe Calasanzio


VANGELO

In illo témpore: Accessérunt discípuli ad Iesum, dicéntes: Quis, putas, maior est in regno coelorum? Et ádvocans Iesus parvulum, státuit eum in médio eórum et dixit: Amen, dico vobis, nisi convérsi fuéritis et efficiámini sicut párvuli, non intrabitis in regnum coelórum. Quicúmque ergo humiliáverit se sicut párvulus iste, hic est maior in regno coelorum. Et qui suscéperit unum párvulum talem in nómine meo, me súscipit.

(Vangelo secondo Matteo 18, 1 - 5)

domenica 26 agosto 2018

Quattordicesima domenica dopo Pentecoste



Santa Messa ad Oriago di Mira (Venezia),
presso la chiesa parrocchiale di san Pietro Apostolo,

alle ore 16:00.


(photo by Alessandro Franzoni)



Breve commento di Dom Gaspar Lefebvre OSB ai testi della Santa Messa (in francese):






VANGELO (traduzione)

In quel tempo: Gesù disse ai suoi discepoli: Nessuno può servire due padroni: infatti, o avrà in odio l’uno e amerà l’altro, o si affezionerà all’uno e non farà caso all’altro. Non potete servire Dio e mammona. Perciò vi dico: non preoccupatevi di quello che mangerete, né di che vi vestirete: l’ànima non vale piú del cibo e il corpo piú del vestito? Guardate gli uccelli del cielo, che non séminano né mietono, né accúmulano nei granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non siete piú di quelli? Chi di voi, angustiandosi, può allungare di un palmo la sua vita? E perché mai siete preoccupati per i vostri vestiti? Guardate come crescono i gigli del campo: eppure non lavorano né filano. Tuttavia vi dico che neppure Salomone, nello splendore della sua gloria, fu mai vestito come uno di essi. Ora, se Dio veste cosí l’erba del prato, che oggi esiste e domani sarà gettata nel fuoco, quanto maggiormente voi, o uomini di poca fede? Non siate dunque preoccupati dicendo: che mangeremo o che berremo o di che ci vestiremo? Sono i gentili che cercano queste cose. Mentre il Padre vostro sa che voi avete bisogno di tutto ciò. Cercate prima, quindi, il regno di Dio e la sua giustizia, e ogni altra cosa vi verrà data in piú.

(Vangelo secondo Matteo 6, 24 - 33)

venerdì 24 agosto 2018

24 agosto: san Bartolomeo



(Gioacchino Assereto, Martirio di san Bartolomeo, 1630 circa, Accademia Linguistica di Belle Arti a Genova)

VANGELO

In illo témpore: Exiit Iesus in montem oráre, et erat pernóctans in oratióne Dei. Et cum dies factus esset, vocavit discípulos suos, et elégit duódecim ex ipsis - quos et Apóstolos nominávit -: Simónem, quem cognominávit Petrum, et Andream fratrem eius, Iacóbum et Ioánnem, Philíppum et Bartholomaeum, Matthaeum et Thomam, Iacóbum Alphaei et Simónem, qui vocátur Zelótes, et Iudam Iacóbi, et Iudam Iscariótem, qui fuit próditor. Et descéndens cum illis, stetit in loco campéstri, et turba discipulórum eius, et multitúdo copiósa plebis ab omni Iudaea, et Ierúsalem, et marítima, et Tyri, et Sidónis, qui vénerant, ut audírent eum et sanaréntur a languóribus suis. Et, qui vexabántur a spirítibus immúndis, curabántur. Et omnis turba quærébat eum tángere: quia virtus de illo exíbat, et sanábat omnes.

(Vangelo secondo Luca 6, 12 - 19)


(photo by Alessandro Franzoni)

giovedì 23 agosto 2018

23 agosto: san Filippo Benizi


(Perugino, San Filippo Benizi, Palazzo Barberini, Roma)

In breve

Nasce a Firenze nel 1233. Dopo aver studiato medicina e filosofia, nel 1254 si sente ispirato ad entrare nel piccolo ordine dei servi di santa Maria, allora nato da una decina d’anni. Diventa sacerdote e poi priore generale. Attirato dalla vita umile ed evangelica, nel servizio alla Madre di Dio, dei frati del Monte Senario, entra nel loro monastero. Prima di diventare Superiore generale si interessa di serbare memoria degli inizi dell’Istituto e dei suoi fondatori, per tramandarla ai posteri. Da priore generale la sua attività risulta notevolmente intensa, tanto in Italia come all’estero. Si impegna a difendere l’Ordine in momenti burrascosi, fino a ottenerne, nel 1287, una lettera di protezione apostolica da parte del papa Onorio IV. Quindi si ritira presso il convento di San Marco di Todi, senza avere la fortuna di vedere i favorevoli sviluppi del suo Istituto. Benizi muore a Todi, in uno dei conventi più poveri dell’Ordine, il 22 agosto 1285. Sarà canonizzato da Papa Clemente X nel 1671.

mercoledì 22 agosto 2018

22 agosto: Cuore Immacolato di Maria


(photo by Alessandro Franzoni)

Memoria mariana di origine devozionale, istituita da Pio XII, l'odierna celebrazione ci invita a meditare sul mistero di Cristo e della Vergine nella sua interiorità e profondità.

Maria, che custodisce le parole ed i fatti del Signore meditandoli nel suo cuore (Lc 2,19), è dimora dello Spirito Santo, sede della sapienza (Lc 1,35), immagine e modello della Chiesa che ascolta e testimonia il messaggio del Signore.


VANGELO

In illo témpore: Stabant iuxta crucem Iesu mater eius, et soror matris eius María Cléophæ, et María Magdaléne. Cum vidísset ergo Iesus matrem, et discípulum stantem, quem diligébat, dicit matri suæ: Múlier, ecce fílius tuus. Deinde dicit discípulo: Ecce mater tua. Et ex illa hora accépit eam discípulus in sua.

(Vangelo secondo Giovanni 19, 25 - 27)




Statua della Madonna "Capitana da Mar" svettante sulla chiesa del Cuore Immacolato di Maria a Jesolo (Venezia),
realizzata dall'artista Annalù Boeretto nel 2014.

martedì 21 agosto 2018

21 agosto: santa Giovanna Francesca de Chantal


(photo by Ilaria Baiamonte)

Presso la Basilica della Visitazione ad Annecy, Francia.



PREGHIERA DI SANTA GIOVANNA FRANCESCA DE CHANTAL

 

Signore, bontà somma, mi abbandono nelle tue braccia, nei momenti di gioia, come in quelli difficili.

 

Conducimi dove ti piacerà; non guarderò la strada da seguire, non guarderò che te, mia tenera provvidenza, mia forza, mia baluardo, tu che mi guidi come una madre.

 

Seguirò il cammino che tu hai tracciato per me, senza volerlo indagare, senza cercare le ragioni di ciò che accade, senza chiedermi troppi “perché”.

 

Lo sguardo fisso su di te, io farò la tua volontà, non la mia. Sarò in pace, desiderando non altro che ciò che tu mi ispirerai di desiderare.

 

Ti offro queste mie decisioni Signore, ti chiedo di benedirle.
Ti sarò fedele, pur nella mie debolezza, appoggiandomi sulla tua bontà, sulla tua generosità, sulla tua misericordia.
Signore, che io abbia fiducia totale in te.


lunedì 20 agosto 2018

In morte di Papa Pio VII

In memoria di Pio VII Chiaramonti,
Papa dal 14 marzo 1800 al 20 agosto 1823.


"Città, castelli, campagne, distretti, province, regni, nazioni, già da tanti anni saccheggiati, torturati, immiseriti, rovinati, bramano un rimedio che li ristori: e questo non dobbiamo sperare di trovarlo altro che nella dottrina di Cristo".

(Pio VII, Diu satis, 15 maggio 1800)

domenica 19 agosto 2018

Tredicesima domenica dopo Pentecoste


(A.Faccincani, Canal Grande all'altezza di san Simeon Piccolo, serigrafia)

Santa Messa cantata alle ore 11:00,
chiesa di san Simon Piccolo, Venezia (fronte stazione ferroviaria).




(photo and video by Alessandro Franzoni)

Breve commento di Dom Gaspar Lefebvre OSB ai testi della Santa Messa (in francese):


VANGELO (traduzione)

In quel tempo: Recandosi Gesú a Gerusalemme, attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli corsero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono distanti e, alzando la voce, esclamarono: Gesú, Mæstro, abbi pietà di noi. E come Egli li vide, disse: Andate, mostratevi ai sacerdoti. Ora avvenne che mentre andavano furono mondati. Ma uno di quelli, come vide che era guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce e cadde con la faccia a terra ai piedi di Gesú, ringraziandolo; e questi era Samaritano. Allora Gesú disse: Non sono stati guariti dieci? e gli altri nove dove sono? Non è stato trovato chi tornasse indietro e desse gloria a Dio, se non questo straniero? E gli disse: Alzati, va, poiché la tua fede ti ha salvato.

(Vangelo secondo Luca 17, 11 - 19)

venerdì 17 agosto 2018

Perle di scultura medievale (n.3)


Bassorilievi romanici ai piedi del campanile, presso la cattedrale di san Daimo, Spalato (Croazia)

(photo by Nicola de Grandi)

mercoledì 15 agosto 2018

Assunzione della Beata Vergine Maria


Tintoretto, Assunzione della Vergine, Scuola Grande di san Rocco, Venezia


(photo by Alessandro Franzoni)


VANGELO

In illo témpore: Repléta est Spíritu Sancto Elisabeth et exclamávit voce magna, et dixit: Benedícta tu inter mulíeres, et benedíctus fructus ventris tui. Et unde hoc mihi ut véniat mater Dómini mei ad me? Ecce enim ut facta est vox salutatiónis tuæ in áuribus meis, exsultávit in gáudio infans in útero meo. Et beáta, quæ credidísti, quóniam perficiéntur ea, quæ dicta sunt tibi a Dómino. Et ait María: Magníficat ánima mea Dóminum; et exsultávit spíritus meus in Deo salutári meo; quia respéxit humilitátem ancíllæ suæ, ecce enim ex hoc beátam me dicent omnes generatiónes. Quia fecit mihi magna qui potens est, et sanctum nomen eius, et misericórdia eius a progénie in progénies timéntibus eum.

(Vangelo secondo Luca 1, 41 - 50)


Capolettera dell'Assunzione, Missale Aquileyensis Ecclesie, 1517


La celebre pala del Tiziano raffigurante l'Assunzione della BVM, alla Basilica dei Frari a Venezia, di cui quest'anno ricorrono i 500 anni.




PREGHIERA DI SUA SANTITÀ PIO XII A NOSTRA SIGNORA BEATA VERGINE MARIA SANTISSIMA ASSUNTA IN CIELO*

O Vergine Immacolata, Madre di Dio e Madre degli uomini.

1. Noi crediamo con tutto il fervore della nostra fede nella vostra assunzione trionfale in anima e in corpo al cielo, ove siete acclamata Regina da tutti i cori degli Angeli e da tutte le schiere dei Santi; e noi ad essi ci uniamo per lodare e benedire il Signore, che vi ha esaltata sopra tutte le altre pure creature, e... per offrirvi l'anelito della nostra devozione e del nostro amore.
2. Noi sappiamo che il vostro sguardo, che maternamente accarezzava l'umanità umile e sofferente di Gesù in terra, si sazia in cielo alla vista della umanità gloriosa della Sapienza increata, e che la letizia dell'anima vostra nel contemplare faccia a faccia l'adorabile Trinità fa sussultare il vostro cuore di beatificante tenerezza; e noi, poveri peccatori, noi a cui il corpo appesantisce il volo dell'anima, vi supplichiamo di purificare i nostri sensi, affinché apprendiamo, fin da quaggiù, a gustare Iddio, Iddio solo, nell'incanto delle creature.
3. Noi confidiamo che le vostre pupille misericordiose si abbassino sulle nostre miserie e sulle nostre angosce, sulle nostre lotte e sulle nostre debolezze; che le vostre labbra sorridano alle nostre gioie e alle nostre vittorie; che voi sentiate la voce di Gesù dirvi di ognuno di noi, come già del suo discepolo amato: Ecco il tuo figlio; e noi, che vi invochiamo nostra Madre, noi vi prendiamo, come Giovanni, per guida, forza e consolazione della nostra vita mortale.
4. Noi abbiamo la vivificante certezza che i vostri occhi, i quali hanno pianto sulla terra irrigata dal sangue di Gesù, si volgono ancora verso questo mondo in preda alle guerre, alle persecuzioni, alla oppressione dei giusti e dei deboli; e noi, fra le tenebre di questa valle di lacrime, attendiamo dal vostro celeste lume e dalla vostra dolce pietà sollievo alle pene dei nostri cuori, alle prove della Chiesa e della nostra Patria.
5. Noi crediamo infine che nella gloria, ove voi regnate, vestita di sole e coronata di stelle, voi siete, dopo Gesù, la gioia e la letizia di tutti gli Angeli e di tutti i Santi; e noi, da questa terra, ove passiamo pellegrini, confortati dalla fede nella futura risurrezione, guardiamo verso di voi, nostra vita, nostra dolcezza, nostra speranza; attraeteci con la soavità della vostra voce, per mostrarci un giorno, dopo il nostro esilio, Gesù, frutto benedetto del vostro seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

* Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XII,
Dodicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1950 - 1° marzo 1951, pp. 281 - 282
Tipografia Poliglotta Vaticana
A.A.S., vol. XXXXII (1950), n. 15, pp. 781 - 782.

martedì 14 agosto 2018

14 agosto: Vigilia dell'Assunzione della BVM



(photo by Alessandro Franzoni)

Santa Messa letta alle ore 9:00,
chiesa di san Simon Piccolo,
Venezia (fronte stazione ferroviaria).


VANGELO

In illo témpore: Loquénte Iesu ad turbas, extóllens vocem quædam múlier de turba, dixit illi: Beátus venter, qui te portávit, et ubera, quæ suxísti. At ille dixit: Quinímmo beáti, qui áudiunt verbum Dei, et custódiunt illum.

(Vangelo di Luca 11,27 - 28)