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domenica 24 marzo 2019

Terza domenica di Quaresima


Santa Messa letta alle ore 17:00 presso la chiesa di San Pancrazio ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza), 
preceduta dalla recita del Santo Rosario alle ore 16:30.

Celebrante don Joseph Kramer FSSP

(photo by Alessandro Franzoni)


VANGELO

In illo témpore: Cum intrásset Iesus Ierosólymam, commóta est univérsa cívitas, dicens: Quis est hic? Pópuli autem dicébant: Hic est Iesus Prophéta a Názareth Galilaeæ. Et intrávit Iesus in templum Dei, et eiiciébat omnes vendéntes, et eméntes in templo; et mensas nummulariórum et cáthedras vendéntium colúmbas evértit: et dicit eis: Scriptum est: Domus mea domus oratiónis vocábitur: vos autem fecístis illam spelúncam latrónum. Et accessérunt ad eum cæci et claudi in templo: et sanávit eos. Vidéntes autem príncipes sacerdótum et scribæ mirabília, quæ fecit, et púeros clamantes in templo, et dicéntes: Hosánna fílio David: indignáti sunt, et dixérunt ei: Audis, quid isti dicunt? Iesus autem dixit eis: Utique. Numquam legístis: Quia ex ore infántium et lacténtium perfecísti laudem? Et relíctis illis, ábiit foras extra civitátem in Bethániam: ibíque mansit.

(Vangelo secondo Matteo 21, 10 - 17)

Traduzione:

In quel tempo: Gesù stava liberando un indemoniato che era muto. E non appena cacciò il demonio, il muto parlò e le turbe ne rimàsero meravigliate. Ma alcuni díssero: Egli caccia i démoni in virtù di Belzebù, il príncipe dei démoni. Altri poi, per tentarlo, gli chiedévano un segno dal cielo. Ma egli, avendo scorto i loro pensieri, disse loro: Qualunque regno diviso in partiti contràrii va in perdizione, e una casa rovina sull’altra. Se anche sátana è in discordia con sé stesso, come sussisterà il suo regno? Giacché dite che io scaccio i démoni in virtú di Belzebù. Se io scaccio i demoni in virtú di Belzebù, in virtú di chi li scacciano i vostri figli? Per questo saranno essi i vostri giúdici. Se io col dito di Dio scaccio i démoni, certo è venuto a voi il regno di Dio. Quando il forte armato custodisce il suo àtrio, è al sicuro tutto quello che egli possiede. Ma se un altro più forte di lui lo sovrasta e lo vince, porta via tutte le armi in cui egli poneva la sua fiducia e ne spartisce le spoglie. Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. Quando lo spírito immondo è uscito da un uomo, cammina per luoghi deserti, cercando réquie, e, non trovandola, dice: Ritornerò nella mia casa, donde sono uscito. E, venendo, la trova spazzata e adorna. Allora va, e prende con sé altri sette spíriti peggiori di lui, ed éntrano ad abitarvi, e la fine di quell’uomo è peggiore del principio. Ora avvenne che, mentre diceva queste cose, una donna alzò la voce di tra le turbe e gli disse: Beato il ventre che ti ha portato e il seno che hai succhiato. Ma egli disse: Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la ossérvano.

sabato 23 marzo 2019

Sabato della seconda settimana di Quaresima


Santa Messa letta,
chiesa di San Simeon Piccolo, Venezia.
Celebrante don Joseph Kramer FSSP.

(photo by Alessandro Franzoni)





VANGELO


In illo témpore: Dixit Iesus pharisaeis et scribis parábolam istam: Homo quidam hábuit duos fílios, et dixit adolescéntior ex illis patri: Pater, da mihi portiónem substántiæ, quæ me cóntingit. Et divísit illis substántiam. Et non post multos dies, congregátis ómnibus, adolescéntior fílius péregre proféctus est in regiónem longínquam, et ibi dissipávit substántiam suam vivéndo luxurióse. Et postquam ómnia consummásset, facta est fames válida in regióne illa, et ipse coepit egére. Et ábiit, et adhaesit uni cívium regiónis illíus. Et misit illum in villam suam, ut pásceret porcos. Et cupiébat implére ventrem suum de síliquis, quas porci manducábant: et nemo illi dabat. In se autem revérsus, dixit: Quanti mercennárii in domo patris mei abúndant pánibus, ego autem hic fame péreo? Surgam, et ibo ad patrem meum, et dicam ei: Pater, peccávi in coelum et coram te: iam non sum dignus vocari fílius tuus: fac me sicut unum de mercennáriis tuis. Et surgens venit ad patrem suum. Cum autem adhuc longe esset, vidit illum pater ipsíus, et misericórdia motus est, et accúrrens cécidit super collum eius, et osculátus est eum. Dixítque ei fílius: Pater, peccávi in coelum et coram te, iam non sum dignus vocari fílius tuus. Dixit autem pater ad servos suos: Cito proférte stolam primam, et indúite illum, et date ánulum in manum eius, et calceaménta in pedes eius: et addúcite vítulum saginátum et occídite, et manducémus et epulémur, quia hic fílius meus mórtuus erat, et revíxit: períerat, et invéntus est. Et coepérunt epulári. Erat autem fílius eius senior in agro: et cum veníret, et appropinquáret dómui, audívit symphóniam et chorum: et vocávit unum de servis, et interrogávit, quid hæc essent. Isque dixit illi: Frater tuus venit, et occídit pater tuus vítulum saginátum, quia salvum illum recépit. Indignátus est autem, et nolébat introíre. Pater ergo illíus egréssus, coepit rogáre illum. At ille respóndens, dixit patri suo: Ecce, tot annis sérvio tibi, et numquam mandátum tuum præterívi, et numquam dedísti mihi hædum, ut cum amícis meis epulárer: sed postquam fílius tuus hic, qui devorávit substántiam suam cum meretrícibus, venit, occidísti illi vítulum saginátum. At ipse dixit illi: Fili, tu semper mecum es, et ómnia mea tua sunt: epulári autem et gaudére oportébat, quia frater tuus hic mórtuus erat, et revíxit: períerat, et invéntus est.

(Vangelo secondo Luca 15, 11 - 32)

Traduzione:


In quel tempo Gesù disse ai Farisei e agli Scribi questa parabola: «Un uomo aveva due figliuoli, e il più giovane di essi disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. E divise tra loro il patrimonio. Dopo alcuni giorni, messa insieme ogni cosa, il figlio minore emigrò in lontano paese, e là scialacquò il suo, vivendo dissolutamente. E come ebbe dato fondo ad ogni cosa, venne in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a mancare del necessario. Andò allora a servizio di uno degli abitanti del paese, che lo mandò nei suoi campi a badare ai porci. E bramava d'empire il ventre colle ghiande che mangiavano i porci, ma nessuno gliene dava. Allora rientrato in sé disse: “Quanti garzoni in casa di mio padre han pane in abbondanza, mentre io qui muoio di fame! M'alzerò, e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te, non son più degno d'esser chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi garzoni”. E, alzatosi, andò da suo padre. Era ancor lontano quando suo padre lo vide, e ne restò commosso, gli corse incontro e gli si gettò al collo e lo baciò. E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non son più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre ordinò ai suoi servi: “Presto, portate qua la veste più bella, rivestitelo e mettetegli al dito l'anello ed ai piedi i calzari: prendete il vitello più grasso e ammazzatelo; e si mangi e si banchetti, perché questo mio figlio era morto ed è risuscitato; era perduto ed è stato ritrovato”. Così cominciarono a far grande festa. Ora il figlio maggiore era in campagna, e quando di ritorno fu vicino a casa, sentì sonare e danzare; chiamò perciò uno dei servi e gli domandò che volessero dire quelle cose. Ed egli rispose: “È tornato tuo fratello; e tuo padre ha ammazzato il vitello grasso perché lo ha riavuto sano”. Allora costui montò in collera e non voleva entrare, e suo padre dovette uscire a pregarnelo. Ma rispose al padre suo: “Ecco, da tanti anni io ti servo, e non ho mai trasgredito un tuo comando, eppure non mi hai dato neppure un capretto da godermelo cogli amici, ma appena è arrivato questo tuo figlio che ha divorato tutta la sua parte con le meretrici, hai per lui ammazzato il vitello grasso". E il padre a lui: “Figlio, tu stai sempre con me e tutto il mio è tuo; ma era giusto banchettare e far festa, perché questo tuo fratello era morto e tornò in vita, era perduto ed è stato ritrovato"».




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Visita del patriarca F.Moraglia a San Simeon Piccolo (Venezia)


Visita pastorale del patriarca di Venezia S.E. Rev.ma Francesco Moraglia alla cappellania della Fraternità Sacerdotale San Pietro, presso la chiesa di San Simeon Piccolo. Adorazione Solenne con predica.

(photo and video by Alessandro Franzoni)




Installazione dell'Ostensorio:













Orazione prima della Benedizione Eucaristica:



V. Panem de caelo præstitisti eis.
R. Omne delectamentum in se habentem. 

Oremus. Deus, qui nobis sub Sacramento mirabili Passionis tuæ memoriam reliquisti; tribue quæsumus, ita nos Corporis et Sanguinis tui sacra mysteria venerari, ut redemptionis tuæ fructum in nobis iugiter sentiamus. Qui vivis et regnas in saecula saeculorum. Amen.

(Traduzione: O Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell'Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa' che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.)




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Foto e video di don Morris Pasian, segretario del Patriarca
(pubblicate su Gente Veneta versione online):
















Dalle Laudes Divinae:



Benedizione Eucaristica:



Adoremus in Aeternum:



Avanti il Reditus:



Reditus:



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venerdì 22 marzo 2019

Nella lista di Chiesaepostconcilio (e MessainLatino)!

Il Blog è stato da poco inserito tra quelli preferiti a seguiti dal più famoso Chiesaepostconcilio, sulla destra nella versione Web!


Un ringraziamento alla Redazione di Chiesaepostconcilio, Blog tra i più seguiti del "mondo tradizionale" in senso lato e che è prossimo a sfiorare le 12 milioni di visulizzazioni!



Da quasi un anno, inoltre, il Blog è presente nella lista di MessainLatino, sulla sinistra nella versione Web:




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giovedì 21 marzo 2019

San Benedetto Abate a Padova


Santa Messa cantata, 
presso la chiesa di San Benedetto Novello, a Padova,
per le cure del Comitato San Canziano - Padova.
E' intervenuta la Schola Cantorum "Scriptoria" di Este.

(photo and video by Alessandro Franzoni)














VANGELO:

Allora Pietro, replicando, gli disse: Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e t’abbiam seguitato; che ne avremo dunque? E Gesù disse loro: Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figliuol del l’uomo sederà sul trono della sua gloria, anche voi che m’avete seguitato, sederete su dodici troni a giudicar le dodici tribù d’Israele. E chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figliuoli, o campi per amor del mio nome, ne riceverà cento volte tanti, ed erederà la vita eterna.

(Vangelo secondo Matteo 19, 27 - 29)





Prime Incensazioni:



Credo:



Sanctus:



Agnus Dei:



Communio (Fidelis Servus):



Alla fine della Santa Messa è stato letto il Vangelo della Feria V della seconda settimana di Quaresima, al posto del consueto Prologo giovanneo, dato che la Messa di San Benedetto aveva Vangelo proprio:


In illo témpore: Dixit Iesus pharisaeis: Homo quidam erat dives, qui induebátur púrpura et bysso: et epulabátur cotídie spléndide. Et erat quidam mendícus, nómine Lázarus, qui iacébat ad iánuam eius, ulcéribus plenus, cúpiens saturári de micis, quæ cadébant de mensa dívitis, et nemo illi dabat: sed et canes veniébant et lingébant úlcera eius. Factum est autem, ut morerétur mendícus, et portarétur ab Angelis in sinum Abrahæ. Mórtuus est autem et dives, et sepúltus est in inférno. Elevans autem óculos suos, cum esset in torméntis, vidit Abraham a longe, et Lázarum in sinu eius: et ipse clamans, dixit: Pater Abraham, miserére mei, et mitte Lázarum, ut intíngat extrémum dígiti sui in aquam, ut refrígeret linguam meam, quia crúcior in hac flamma. Et dixit illi Abraham: Fili, recordáre, quia recepísti bona in vita tua, et Lázarus simíliter mala: nunc autem hic consolátur, tu vero cruciáris. Et in his ómnibus, inter nos et vos chaos magnum firmátum est: ut hi, qui volunt hinc transíre ad vos, non possint, neque inde huc transmeáre. Et ait: Rogo ergo te, pater, ut mittas eum in domum patris mei. Hábeo enim quinque fratres, ut testétur illis, ne et ipsi véniant in hunc locum tormentórum. Et ait illi Abraham: Habent Móysen et Prophétas: áudiant illos. At ille dixit: Non, pater Abraham: sed si quis ex mórtuis íerit ad eos, pæniténtiam agent. Ait autem illi: Si Móysen et Prophétas non áudiunt, neque si quis ex mórtuis resurréxerit, credent.

(Vangelo secondo Luca 16, 19 - 31)

Traduzione:

In quel tempo Gesù disse ai Farisei: «C'era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso e tutti i giorni banchettava splendidamente. E c'era un mendico, chiamato Lazzaro, il quale, pieno di piaghe, stava buttato al portone di lui, bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco, ma nessuno gliele dava: venivano invece i cani a leccare le sue piaghe. Or avvenne che il mendico morì, e fu portato dagli Angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto nell'inferno. Allora alzando gli occhi, mentre era nei tormenti, egli vide lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno. E disse, gridando: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a bagnar la punta del suo dito nell'acqua, per rinfrescarmi la lingua, perché io spasimo in questa fiamma”. Ma Abramo gli disse: “Figliolo, ricordati che tu avesti i beni in vita, mentre Lazzaro allora ebbe dei mali: e quindi ora lui è consolato e tu soffri. E poi, tra noi e voi c'è un grande abisso, tale che quelli che vogliono di qui passare a voi non possono, né di costà a noi possono valicare”. E quello replicò: “Allora, o padre, ti prego, che tu lo mandi a casa del padre mio, ché ho cinque fratelli, affinché li avverta di queste cose e non vengano anch'essi in questo luogo di tormenti”. E Abramo gli rispose: “Hanno Mosè ed i profeti: ascoltino quelli”. Replicò l'altro: “No, padre Abramo, ma se uno dai morti andrà presso di loro, si convertiranno”. Ma Abramo gli rispose: “Se non ascoltano Mosè ed i profeti, non crederanno nemmeno se uno risuscitasse da morte”».


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mercoledì 20 marzo 2019

Un'altra finestra sul (buio?) Medioevo.. (n.7)


SS Vincenzo e Teodoro, affresco proveniente dalla chiesa rupestre di San Nicola presso Faggiano (Taranto), fine XIII sec/inizi XIV.



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martedì 19 marzo 2019

San Giuseppe Sposo della Beata Vergine a Roma


Santa Messa solenne,
chiesa della Santissima Trinità dei pellegrini, Roma.


(photo by Alessandro Franzoni)


Introito:



VANGELO


Cum esset desponsáta Mater Iesu María Ioseph, ántequam convenírent, invénta est in útero habens de Spíritu Sancto. Ioseph autem, vir eius, cum esset iustus et nollet eam tradúcere, vóluit occúlte dimíttere eam. Hæc autem eo cogitánte, ecce, Angelus Dómini appáruit in somnis ei, dicens: Ioseph, fili David, noli timére accípere Maríam cóniugem tuam: quod enim in ea natum est, de Spíritu Sancto est. Páriet autem fílium, et vocábis nomen eius Iesum: ipse enim salvum fáciet pópulum suum a peccátis eórum.

(Vangelo secondo Matteo 1, 18 - 21)


Traduzione:

Essendo Maria, la Madre di Gesù, sposata a Giuseppe, prima di abitare con lui fu trovata incinta, per virtù dello Spirito Santo. Ora, Giuseppe, suo marito, essendo giusto e non volendo esporla all’infamia, pensò di rimandarla segretamente. Mentre pensava questo, ecco apparirgli in sogno un Angelo del Signore, che gli disse: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere Maria come tua sposa: poiché quel che è nato in lei è opera dello Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, cui porrai nome Gesù: perché egli libererà il suo popolo dai suoi peccati.







Incensazioni:



Comunione:





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lunedì 18 marzo 2019

Nuovo volantino di Fra.Tino a Venezia

Qui di seguito il volantino affisso, l'ultimo di una serie, del "corvo" in San Marco, Fra.Tino, pseudonimo col quale si autodefinisce l'anonimo personaggio, che anche facendo i nomi e lanciando accuse precise e circostanziate, sta provocando turbamento nella Curia Veneziana. 

Dato che non sono citati questa volta i nomi precisi di alcuno, ecco l'ultimo, apparso lo scorso 14 marzo (il responsabile del Blog non vuole assolutamente entrare nel merito delle indagini avviate ma solo portarlo all'attenzione dei suoi lettori):


Dei tanti passaggi ai lettori sfuggiranno sia il contesto che i riferimenti puntuali e le questioni sollevate dalle domande retoriche aperte sono immense... è comunque tempo che venga chiesta una maggiore trasparenza, proprio per scongiurare il crearsi di situazioni di questo genere.

Una preghiera per la nostra cara Chiesa veneziana!


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domenica 17 marzo 2019

Seconda domenica di Quaresima


Santa Messa letta con cantici,
chiesa di San Canziano (Padova).

(photo by Alessandro Franzoni)








VANGELO

In illo témpore: Assúmpsit Iesus Petrum, et Iacóbum, et Ioánnem fratrem eius, et duxit illos in montem excélsum seórsum: et transfigurátus est ante eos. Et resplénduit fácies eius sicut sol: vestiménta autem eius facta sunt alba sicut nix. Et ecce, apparuérunt illis Móyses et Elías cum eo loquéntes. Respóndens autem Petrus, dixit ad Iesum: Dómine, bonum est nos hic esse: si vis, faciámus hic tria tabernácula, tibi unum, Móysi unum et Elíæ unum. Adhuc eo loquénte, ecce, nubes lúcida obumbrávit eos. Et ecce vox de nube, dicens: Hic est Fílius meus diléctus, in quo mihi bene complácui: ipsum audíte. Et audiéntes discípuli, cecidérunt in fáciem suam, et timuérunt valde. Et accéssit Iesus, et tétigit eos, dixítque eis: Súrgite, et nolíte timére. Levántes autem óculos suos, néminem vidérunt nisi solum Iesum. Et descendéntibus illis de monte, præcépit eis Iesus, dicens: Némini dixéritis visiónem, donec Fílius hóminis a mórtuis resúrgat. 

(Vangelo secondo Matteo 17, 1 - 9)


Elevazioni:










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sabato 16 marzo 2019

Sante Messe private a Palazzo Massimo (Roma)


Direttamente da Palazzo Massimo alle Colonne, a Roma,
Sante Messe private in ricordo del miracolo di San Filippo Neri.




(photo by Graeme Jolly)







Il 16 marzo di ogni anno viene commemorato a Roma il miracolo di S. Filippo Neri che nel 1583 riportò in vita il giovane Paolo Massimo e in tale occasione è possibile visitare il luogo in cui tale miracolo avvenne: il Palazzo Massimo alle Colonne e, in particolare, la stanza trasformata in cappella.

Il primo gennaio del 1583 il giovane Paolo, allora quattordicenne, figlio del Principe Fabrizio Massimo, discepolo di S. Filippo, si ammalò di una febbre che sarebbe durata sessantacinque giorni. Filippo lo visitava ogni giorno, ma non poté assisterlo negli ultimi istanti della sua vita, poiché proprio quando giunsero i messaggeri per avvisarlo della fine ormai imminente, stava celebrando la Messa. Al suo arrivo nel palazzo il ragazzo dunque era già morto. San Filippo, commosso, entrò nella stanza e si gettò all’estremità del letto. Pregò per alcuni minuti intensamente, con le sue consuete palpitazioni del cuore e il tremore del corpo. Con l’acqua santa poi cosparse il volto del ragazzo, mettendogliene un po’ anche in bocca. Soffiò sul suo volto e lo chiamò a gran voce: “Paolo! Paolo!”. Il ragazzo si risvegliò come da un sonno profondo, aprì gli occhi e disse: “Padre, ho dimenticato di riferire un peccato, vorrei confessarmi”. San Filippo ascoltò la sua confessione e lo assolse. Gli parlò di sua madre e di sua sorella, ormai defunte, e il giovane rispondeva con prontezza, come se fosse in salute. Filippo domandò a Paolo se a quel punto poteva morire di buon grado; Paolo disse di sì. Filippo glielo domandò una seconda volta, e Paolo disse: “Sì, volentieri – specialmente per vedere mia madre e mia sorella in Paradiso”. “Va’, e che tu sia benedetto, e prega Dio per me”, disse S. Filippo mentre lo benediceva; subito dopo, con aria serena, il ragazzo spirò tranquillamente tra le sue braccia.

La commemorazione del miracolo è anche l’occasione per visitare uno dei palazzi più belli del primo Rinascimento romano, quello che viene descritto come il capolavoro di Baldassarre Peruzzi.






(photo by John Egan)




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