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domenica 16 giugno 2019

AVVISO SACRO: Santa Messa cantata a Padova - 17 giugno



Lunedì 17 giugno 2019 alle 17:00 alla chiesa di San Canziano si terrà una Santa Messa cantata per la festa di sant'Antonio Confessore e Dottore Patrono principale della diocesi patavina, traslata dal 13 giugno a motivo dell'Ottava di Pentecoste.

Dal Comitato San Canziano - Padova.


(photo by Alessandro Franzoni)


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sabato 15 giugno 2019

Sabato delle Quattro Tempora di Pentecoste a Venezia


Santa Messa solenne alla Basilica della Salute a Venezia; celebrante mons Marco Agostini nella ricorrenza del sabato dell Quattro Tempora di Pentecoste.
A seguire, canto delle Litanie in tono patriarchino.

(photo and video by Alessandro Franzoni)


https://www.instagram.com/p/ByuvGSlF_rV/


Abbigliamento del sacerdote principale in sagrestia:





Introito (Caritas diffusa est):



Gloria (O.Ravanello):



Canto della Sequenza del Veni Sancte Spiritus:



VANGELO

In illo témpore: Surgens Iesus de synagóga, introívit in domum Simónis. Socrus autem Simónis tenebátur magnis fébribus: et rogavérunt illum pro ea. Et stans super illam, imperávit febri: et dimísit illam. Et contínuo surgens, ministrábat illis. Cum autem sol occidísset, omnes qui habébant infírmos váriis languóribus, ducébant illos ad eum. At ille síngulis manus impónens, curábat eos. Exíbant autem dæmónia a multis clamántia et dicéntia: Quia tu es Fílius Dei: et íncrepans non sinébat ea loqui, quia sciébant ipsum esse Christum. Facta autem die egréssus ibat in desértum locum, et turbæ requirébant eum, et venérunt usque ad ipsum: et detinébant illum, ne discéderet ab eis. Quibus ille ait: Quia et áliis civitátibus opórtet me evangelizáre regnum Dei: quia ídeo missus sum. Et erat prǽdicans in synagógis Galilǽæ.

(Vangelo secondo Luca 4, 38 - 44)





Traduzione:

In quel tempo Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò in casa di Simone. Or la suocera di Simone era presa da violenta febbre; e gliela raccomandarono. Egli chinatosi verso di lei, comandò alla febbre e ne fu liberata; e alzatasi sull'istante, si mise a servirli. Sul tramontar del sole, quanti avevan infermi di varie malattie li portavano a lui. Ed egli, imposte a ciascuno le mani, li risanava. Uscivano anche i demoni da molti, gridando e dicendo: «Tu sei il Figlio di Dio». Ma egli li sgridava e non lasciava dire loro di sapere che lui era il Cristo. Fattosi poi giorno, usci per andare in luogo deserto ma le turbe, andate a cercarlo, giunsero fino a lui e lo volevano trattenere, perché non partisse da loro. Ma egli disse: «Bisogna che annunzi anche alle altre città la buona novella del regno di Dio; ché per questo sono stato mandato». E predicava per le sinagoghe di Galilea.




Offertorio (Domine Deus salutis meae):


Surgite (B.Strozzi):



Communio (Spiritus ubi vult spirat):



Agnus Dei (O.Ravanello):



Regina Coeli:



Particolare del paramento utilizzato per la celebrazione:



Canto delle Litanie alla fine della Santa Messa:



Responsorio (Exaudi nos Domine):



Canto delle Litanie secondo il tono patriarchino:



Foto dei celebranti, dei preti assistenti e dei ministranti:







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lunedì 10 giugno 2019

CFM Cammino Francescano della Marca - Sacra Spina ad Ascoli Piceno e Fermo


Quasi in contemporanea all'arrivo di migliaia di pellegrini a Chartres, lungo il Pellegrinaggio NOTRE DAME DE CHRETIENTE, anche se un giorno dopo il Responsabile del presente Blog è arrivato oggi a piedi ad Ascoli Piceno nelle Marche, a rendere omaggio alla reliquia della Sacra Spina, derivata da quella più famosa della Sainte Chapelle di Notre dame a Parigi; per non farsi mancare nulla, ha pure venerato la Sacra Spina di Fermo, custodita ora nella chiesa di Santa Lucia.


Dagli affreschi della chiesa di Sant'Ilario ad Ascoli Piceno.

(photo by Alessandro Franzoni)


LA SACRA SPINA IN SAN PIETRO MARTIRE
(Ascoli Piceno)


L'origine della spina ascolana é da ricercarsi in uno scambio di reliquie fra Filippo IV detto il Bello, nipote di Luigi IX, ed il suo confessore Padre Francesco de Sarlis, domenicano. Il re di Francia donò, nel 1290, al confessore la spina, mentre il confessore donò al re una reliquia di San Domenico (un dente) che si trovava ad Ascoli. Questo fatto é raccontato in una pergamena del secolo XVI, copia di un'altra più antica, che si conserva dentro la custodia del reliquiario, una splendida arca in noce. Dalla lettura completa della pergamena si evince che al re di Francia la Sacra Spina fu consegnata dai Veneziani e quando giunse ad Ascoli (1290) la nuova chiesa di San Pietro Martire ancora non era stata terminata. Nel 1290 era Pontefice da due anni Nicolò IV, Fra Girolamo Masci da Lisciano, che rimase al soglio pontificio dal 1288 al 1292.



LA SACRA SPINA A FERMO






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domenica 2 giugno 2019

Domenica dopo l'Ascensione

 

Santa Messa cantata alle ore 17:00 presso il Tempio di San Michele Arcangelo in Perugia (nei pressi di Porta Sant'Angelo).

(photo by Alessandro Franzoni)


https://www.instagram.com/p/ByOBMfmlA0y/




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Cum vénerit Paráclitus, quem ego mittam vobis a Patre, Spíritum veritátis, qui a Patre procédit, ille testimónium perhibébit de me: et vos testimónium perhibébitis, quia ab inítio mecum estis. Hæc locútus sum vobis, ut non scandalizémini. Absque synagógis fácient vos: sed venit hora, ut omnis, qui intérficit vos, arbitrétur obséquium se præstáre Deo. Et hæc fácient vobis, quia non novérunt Patrem neque me. Sed hæc locútus sum vobis: ut, cum vénerit hora eórum, reminiscámini, quia ego dixi vobis.

(Vangelo secondo Giovanni 15, 26 - 27. 16, 1- 4)

Traduzione:

In quel tempo: Disse Gesù ai suoi discepoli: Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità, che procede dal Padre, Egli renderà testimonianza di me: e anche voi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin da principio. ho detto a voi queste cose, affinché non siate scandalizzati. Vi cacceranno dalle sinagoghe: anzi, verrà tempo che chi vi ucciderà crederà di rendere onore a Dio. E vi tratteranno così, perché non hanno conosciuto né il Padre, né me. Ma vi ho dette queste cose, affinché, venuto quel tempo, vi ricordiate che ve le ho predette.





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venerdì 31 maggio 2019

Ascensione di NSGC a Perugia


Santa Messa cantata alle ore 17:00, preceduta dalla recita del Santo Rosario alle ore 16:30.

(photo and video by Alessandro Franzoni)


https://www.instagram.com/p/ByLHqUHlTmm/




Introito (Viri Galilei)








Elevazioni:



VANGELO

In illo témpore: Recumbéntibus úndecim discípulis, appáruit illis Iesus: et exprobrávit incredulitátem eórum et durítiam cordis: quia iis, qui víderant eum resurrexísse, non credidérunt. Et dixit eis: Eúntes in mundum univérsum, prædicáte Evangélium omni creatúræ. Qui credíderit et baptizátus fúerit, salvus erit: qui vero non credíderit, condemnábitur. Signa autem eos, qui credíderint, hæc sequéntur: In nómine meo dæmónia eiícient: linguis loquantur novis: serpentes tollent: et si mortíferum quid bíberint, non eis nocébit: super ægros manus impónent, et bene habébunt. Et Dóminus quidem Iesus, postquam locútus est eis, assúmptus est in cœlum, et sedet a dextris Dei. Illi autem profécti, prædicavérunt ubíque, Dómino cooperánte et sermónem confirmánte, sequéntibus signis.

(Vangelo secondo Marco 16, 14 - 20)

Traduzione:

In quel tempo: Gesú apparve agli undici, mentre erano a mensa, e rinfacciò ad essi la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano prestato fede a quelli che lo avevano visto resuscitato. E disse loro: Andate per tutto il mondo: predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo: chi poi non crederà, sarà condannato. Ed ecco i miracoli che accompagneranno coloro che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, maneggeranno serpenti, e se avran bevuto qualcosa di mortifero non farà loro male: imporranno le mani ai malati e questi guariranno. E il Signore Gesú, dopo aver parlato con essi, fu assunto in cielo e si assise alla destra di Dio. Essi se ne andarono a predicare per ogni dove, mentre il Signore li assisteva e confermava la loro parola con i miracoli che la seguivano.




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31 maggio: BVM Regina


(photo by Alessandro Franzoni)



31 maggio: Santi Canzi (Padova)


Ricordiamo la Santa Messa cantata a Padova di oggi.


PER SAPERNE DI PIU':

Canzio, Canziano e Canzianilla, che la la tradizione vuole fratelli, caddero sotto Diocleziano agli inizi del IV secolo e vennero sepolti ‘ad aquas Gradatas’. Nella stessa località, corrispondente all’odierno S. Canzian d’Isonzo, venne scoperta recentemente la relativa basilica paleocristiana e la stessa tomba, con notevoli resti ossei di tre individui. La venerazione dei martiri è attestata dal racconto di S. Massimo di Torino (sec. V), da una celebre cassetta-reliquiario in argento conservata a Grado della fine del sec. V e dall’affermazione di Venanzio Fortunato (fine sec. VI) : " Aquileiensium si forte accesseris urbem, Cantianos Domini nimium venereris amicos ". In età altomedioevale esisteva in detta località un monastero in loro onore, dedicato a S. Maria. Il culto dei martiri era già anticamente diffuso nell’Italia settentrionale (Lombardia), in Francia e in Germania.

Venanzio Fortunato (m. 600 ca.), vescovo di Poitiers, ma trevigiano di origine, nel poema De vita S. Martini dice : « Aut Aquileiensem si fortasse accesseris urbem Cantianos Domini nimium venereris amicos » (IV, 658-59, in PL, LXXXVIII, col. 424).

Questi Canziani o Canzii sono i nostri tre martiri. Solo la fama che la Chiesa d'Aquileia godeva nell'antichità cristiana può spiegare la diffusione che il culto di questi tre suoi martiri ha avuto al di qua e al di là delle Alpi. I loro nomi ricorrono più volte nei martirologi : in quello Romano il 31 magg., nel Geronimiano, oltre che al 30 (Additamenta) e al 31 magg., anche il 15, il 16 e il 17 giug., da soli oppure assieme ad altri santi, associati dalla leggenda al loro martirio, come Proto (o Protico) e Crisogono (o Grisogono), ovvero affiancati per errore di copisti, come Giovano, Muzio, Clemente, Ciria (o Ciriaco) e altri. Eppure ben poco sappiamo di loro. La più antica passio (histo-ria) è andata perduta; ne conosciamo l'esistenza perché vi attinse alcune notizie un'omelia che, erroneamente attribuita a s. Ambrogio (PL, XVII, coll. 728-29), pare sia di s. Massimo di Torino (ibid., LVII, coll. 701-702). Questa omelia dice che i tre Canzii, fratelli di sangue, furono martirizzati insieme poco lontano da Aquileia, mentre se ne allontanavano in cocchio.
Forse la stessa historia servì da canovaccio alla Passio SS. Cantii, Cantiani et Cantianillae, conservataci in varie redazioni sotto forma di lettera indirizzata da s. Ambrogio ai vescovi d'Italia. Racconta che i tre fratelli, romani della nobile famiglia Anicia e quindi parenti dell'imperatore Carino, quando scoppiò a Roma la persecuzione di Diocleziano, emanciparono, dopo averli fatti istruire e battezzare, i loro settantatré schiavi, distribuirono ai poveri i beni che possedevano in città e assieme a Proto, loro pedagogo, partirono per Aquileia, ove pure possedevano molti beni, allo scopo d'incontrarsi con Grisogono. Ma la persecuzione vi infuriava non meno che a Roma per opera del preside Dulcizio e del comes Sisinnio. Grisogono era stato martirizzato ad Aquas Gradatas (uno scalo sull'Isonzo, ora S. Cancian d'Isonzo, a quindici chilometri ca. da Aquileia) un mese prima dell'arrivo dei Canzii. Questi allora si diedero a visitare i cristiani in prigione e a predicare coraggiosamente Gesù Cristo, operando molti miracoli. Citati innanzi al preside, rifiutarono di comparire, forti della loro parentela con l'imperatore Carino. La loro condanna a morte dovette essere confermata dagli imperatori Diocleziano e Massimiano. Presentendola, i tre fratelli, sempre insieme con Proto, s'erano recati ad Aquas Gradatas sulla tomba del martire Grisogono. Raggiunti da Sisinnio, non avendo voluto rendere omaggio agli dei, furono decapitati. Il prete Zeno (o Zoilo), lo stesso che aveva dato sepoltura a s. Grisogono, si affrettò a seppellirli in una cassa di marmo (in locello marmoreo) presso il sepolcro di lui. Così la passio che i Bollandisti dichiarano senz'altro fittizia (Martyr. Rom., p. 217) e che, secondo il Lanzoni, risale nella sua prima redazione alla metà del sec. V. L'autore e i successivi redattori hanno rimpolpato il poco che si sapeva del martirio dei Canzii con elementi tolti dalle passiones romane dei santi Proto e Giacinto, pedagoghi di s. Eugenia (cf. BHL, II, p. 1015, nn. 6975-77) e di s. Crisogono, pedagogo di s. Anastasia (cf. BHL, I, p. 270, n. 1795).
Il Chronicon gradense racconta che verso la metà del sec. VI un prete di nome Geminiano asportò da Aquileia, assieme a quelle di altri martiri, anche le spoglie dei Canzii e le portò a Grado, ove il patriarca Paolo le fece tumulare nella chiesa di S. Giovanni Evangelista, fissandone la festa il 31 magg., anniversario della morte (cf. G. Monticolo, Cronache veneziane antichissime, I, Venezia 1890, pp. 37, 41). Il racconto contiene un nucleo di verità. Difatti, Paolo (o Paolino) d'Aquileia, il primo a chiamarsi patriarca, in seguito all'invasione longobarda, nel 568 si rifugiò a Grado portando con sé i preziosi reliquiari dei corpi santi per sottrarli a rapine sacrileghe. È probabile che nel 579, quando fu dedicato il duomo di Grado, siano stati deposti sotto l'altare principale.
Nel 1871 vi fu dissotterrata una piccola urna marmorea, contenente due cassette d'argento, in una delle quali, di forma ellittica, l'iscrizione dice chiaramente esservi contenute reliquie dei tre Canzii, assieme a quelle di s. Quirino di Pannonia e di s. Latino, forse il vescovo di Brescia; si tratta di piccole reliquie. Questo potrebbe spiegare come altre chiese vantino o si siano vantate di possedere le salme dei Canzii o, probabilmente, solo reliquie: il duomo di Milano, S. Crisogono di Seriate nella diocesi di Bergamo, S. Maria in Organis a Verona, la cattedrale di Hildesheim nella Sassonia e, specialmente, la chiesa del monastero di S. Maria d'Estampes nella diocesi di Sens, in Francia. Ve le avrebbe fatte deporre il re Roberto II il Santo (999-1031), che le aveva ottenute da Milano. Ogni anno venivano portate solennemente in processione il martedì di Pasqua, anniversario della loro deposizione ad Estampes e il 31 magg., anniversario del martirio. All'intercessione dei tre martiri aquileiesi vennero attribuiti molti miracoli. Nel 1249, le reliquie furono poste in una cassettina d'argento e nel 1620 furono riposte in un'altra più bella. Una parte passò alla chiesa metropolitana di Sens, anzi in questa diocesi i tre Canzii non avevano solo festa, ma anche Ufficio proprio.  



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domenica 26 maggio 2019

Quinta domenica dopo Pasqua

 

Santa Messa letta presso la chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo ad Oriago di Mira (Venezia).

(photo and video by Alessandro Franzoni)










VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Amen, amen, dico vobis: si quid petiéritis Patrem in nómine meo, dabit vobis. Usque modo non petístis quidquam in nómine meo: Pétite, et accipiétis, ut gáudium vestrum sit plenum. Hæc in provérbiis locútus sum vobis. Venit hora, cum iam non in provérbiis loquar vobis, sed palam de Patre annuntiábo vobis. In illo die in nómine meo petétis: et non dico vobis, quia ego rogábo Patrem de vobis: ipse enim Pater amat vos, quia vos me amástis, et credidístis quia ego a Deo exívi. Exívi a Patre et veni in mundum: íterum relínquo mundum et vado ad Patrem. Dicunt ei discípuli eius: Ecce, nunc palam loquéris et provérbium nullum dicis. Nunc scimus, quia scis ómnia et non opus est tibi, ut quis te intérroget: in hoc crédimus, quia a Deo exísti.

(Vangelo secondo Giovanni 16, 23 - 30)

Traduzione:

In quel tempo: Gesú disse ai suoi discepoli: In verità, in verità vi dico: qualunque cosa domanderete al Padre nel mio nome, ve la concederà. Fino adesso non avete chiesto nulla nel mio nome: chiedete, e otterrete, affinché il vostro gaudio sia completo. Vi ho detto queste cose per mezzo di parabole. Ma viene il tempo che non vi parlerò più per mezzo di parabole, ma vi parlerò apertamente del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome, e non vi dico che io pregherò il Padre per voi: poiché lo stesso Padre vi ama perché avete amato me e avete creduto che sono uscito da Dio. Uscii dal Padre e venni nel mondo: ed ora lascio il mondo e torno al Padre. Gli dicono i suoi discepoli: Ecco che ora parli chiaramente e senza parabole. Adesso conosciamo che tu sai tutto, e non hai bisogno che alcuno ti interroghi: per questo crediamo che tu sei venuto da Dio.


OMELIA:







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sabato 25 maggio 2019

25 maggio: san Gregorio VII


(photo by Francesco Bianco)




ORAZIONE (Colletta):

Deus, in te sperántium fortitúdo, qui beátum Gregórium Confessórem tuum atque Pontíficem, pro tuénda Ecclésiæ libertáte, virtúte constántiæ roborásti: da nobis, eius exémplo et intercessióne, ómnia adversántia fórtiter superáre.

Traduzione:

O Dio, forza di quanti in te confidano, che al beato Gregorio confessore e sommo Pontefice desti intrepida costanza nel tutelare la libertà della Chiesa, concedici che per sua intercessione ed a suo esempio, fortemente vinciamo ogni avversità. 


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giovedì 23 maggio 2019

Consacrazione del Brasile al Cuore Immacolato di Maria


Consacrazione del Brasile al Cuore Immacolato di Maria da parte di Dom Fernando Rifan vescovo dell’Amministrazione Apostolica San Giovanni Maria Vianney (Campos) alla presenza del presidente e di rappresentanti del parlamento. (21 maggio 2019)










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mercoledì 22 maggio 2019

20 maggio: san Bernardino da Siena


Santa Messa celebrata all'altare nella cella di san Bernardino da Siena presso il Convento dell'Osservanza, Siena.

(photo by DMG photograph)


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domenica 19 maggio 2019

Quarta domenica dopo Pasqua


Santa Messa cantata presso il Tempio di Sant'Angelo, a Perugia.

(photo and video by Alessandro Franzoni)




Introito:




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Vado ad eum, qui misit me: et nemo ex vobis intérrogat me: Quo vadis? Sed quia hæc locútus sum vobis, tristítia implévit cor vestrum. Sed ego veritátem dico vobis: expédit vobis, ut ego vadam: si enim non abíero, Paráclitus non véniet ad vos: si autem abíero, mittam eum ad vos. Et cum vénerit ille. árguet mundum de peccáto et de iustítia et de iudício. De peccáto quidem, quia non credidérunt in me: de iustítia vero, quia ad Patrem vado, et iam non vidébitis me: de iudício autem, quia princeps huius mundi iam iudicátus est. Adhuc multa hábeo vobis dícere: sed non potéstis portáre modo. Cum autem vénerit ille Spíritus veritátis, docébit vos omnem veritátem. Non enim loquétur a semetípso: sed quæcúmque áudiet, loquétur, et quæ ventúra sunt, annuntiábit vobis. Ille me clarificábit: quia de meo accípiet et annuntiábit vobis.

(Vangelo secondo Giovanni 16, 5 - 14)

Traduzione:

In quel tempo: Gesú disse ai suoi discepoli: Vado a Colui che mi ha mandato, e nessuno di voi mi domanda: Dove vai? Ma perché vi ho dette queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico il vero: è necessario per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito, ma quando me ne sarò andato ve lo manderò. E venendo, Egli convincerà il mondo riguardo al peccato, riguardo alla giustizia e riguardo al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché io vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il príncipe di questo mondo è già condannato. Molte cose ho ancora da dirvi: ma adesso non ne siete capaci. Venuto però lo Spirito di verità, vi insegnerà tutte le verità. Egli infatti non vi parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito: vi annunzierà quello che ha da venire, e mi glorificherà, perché vi annunzierà ciò che riceverà da me.


Omelia:



Offertorio:







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