martedì 18 febbraio 2020

Un'altra finestra sul (buio?) Medioevo.. (n.11)


Gli splendidi mosaici della cappella di Sant'Isidoro presso la basilica di San Marco a Venezia (metà XIV secolo).

(photo by Alessandro Franzoni)




Per saperne di più

La cappella di S. Isidoro, situata al lato dal transetto nord, ha la forma semplice di un rettangolo coperto da volta a botte interamente rivestita di mosaici. Voluta come il battistero dal doge Andrea Dandolo fu compiuta il 10 luglio 1355, come afferma l'iscrizione della lunetta sopra l'altare. La parete, cui si addossa l'altare, è rivestita di preziosi marmi orientali. Ai lati sopra due piccole mensole due eleganti figure rappresentano L'Annunciazione. Sopra la tomba marmorea è scolpita la figura di S. Isidoro, vegliato da un angelo incensiere. Sui mosaici della volta sono narrati in due ordini sovrapposti episodi della vita di S. Isidoro nell'isola di Chio e il trasporto del corpo del Santo a Venezia nel 1125 dal doge Domenico Michielo. Sulla lunetta sopra l'altare: Cristo tra S. Marco e S. Isidoro; su quella della parete opposta: La Vergine tra S. Giovanni Battista e S. Nicola. I mosaici delle due lunette sono più legati alla tradizione iconografica bizantina, più aperti ad influssi occidentali sono invece le realistiche narrazioni delle storie di S. Isidoro





lunedì 17 febbraio 2020

AVVISO SACRO: Mercoledì delle Ceneri a Venezia - 26 febbraio


(photo by C.F. San Remigio Vescovo)

Santa Messa cantata alle ore 18:30 presso la chiesa di San Simon Piccolo a Venezia (fronte stazione ferroviaria) con Imposizione delle Sacre Ceneri.
Il prossimo mercoledì 26 febbraio.



(photo by Arnella Kiseleva)

domenica 16 febbraio 2020

Domenica di Sessagesima a Padova


Santa Messa letta con cantici alle ore 11:00 presso la chiesa di San Canziano (Vulgo santa Rita) in centro a Padova, presso la Piazza delle Erbe.
Celebrante don Sergio Zorzi.

(photo and video by Alessandro Franzoni)












VANGELO

In illo témpore: Cum turba plúrima convenírent, et de civitátibus properárent ad Iesum, dixit per similitúdinem: Exiit, qui séminat, semináre semen suum: et dum séminat, áliud cécidit secus viam, et conculcátum est, et vólucres coeli comedérunt illud. Et áliud cécidit supra petram: et natum áruit, quia non habébat humórem. Et áliud cécidit inter spinas, et simul exórtæ spinæ suffocavérunt illud. Et áliud cécidit in terram bonam: et ortum fecit fructum céntuplum. Hæc dicens, clamábat: Qui habet aures audiéndi, audiat. Interrogábant autem eum discípuli eius, quæ esset hæc parábola. Quibus ipse dixit: Vobis datum est nosse mystérium regni Dei, céteris autem in parábolis: ut vidéntes non videant, et audientes non intéllegant. Est autem hæc parábola: Semen est verbum Dei. Qui autem secus viam, hi sunt qui áudiunt: déinde venit diábolus, et tollit verbum de corde eórum, ne credéntes salvi fiant. Nam qui supra petram: qui cum audierint, cum gáudio suscipiunt verbum: et hi radíces non habent: qui ad tempus credunt, et in témpore tentatiónis recédunt. Quod autem in spinas cécidit: hi sunt, qui audiérunt, et a sollicitudínibus et divítiis et voluptátibus vitæ eúntes, suffocántur, et non réferunt fructum. Quod autem in bonam terram: hi sunt, qui in corde bono et óptimo audiéntes verbum rétinent, et fructum áfferunt in patiéntia.

(Vangelo secondo Luca 8, 4 - 15)

Traduzione:

In quel tempo: radunandosi grandissima turba di popolo, e accorrendo gente a Gesù da tutte le città. Egli disse questa parabola: Andò il seminatore a seminare la sua semenza: e nel seminarla parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli dell’aria la divorarono; parte cadde sopra le pietre, e, nata che fu, seccò, perché non aveva umore; parte cadde fra le spine, e le spine che nacquero insieme la soffocarono; parte cadde in terra buona, e, nata, fruttò cento per uno. Detto questo esclamò: Chi ha orecchie per intendere, intenda. E i suoi discepoli gli domandavano che significasse questa parabola. Egli disse: A voi è concesso di intendere il mistero del regno di Dio, ma a tutti gli altri solo per via di parabola: onde, pur vedendo non vedano, e udendo non intendano. La parabola dunque significa questo: La semenza è la parola di Dio. Ora, quelli che sono lungo la strada, sono coloro che ascoltano: e poi viene il diavolo e porta via la parola dal loro cuore, perché non si salvino col credere. Quelli caduti sopra la pietra, sono quelli che udita la parola l’accolgono con allegrezza, ma questi non hanno radice: essi credono per un tempo, ma nell’ora della tentazione si tirano indietro. Semenza caduta tra le spine sono coloro che hanno ascoltato, ma a lungo andare restano soffocati dalle sollecitudini, dalle ricchezze e dai piaceri della vita, e non portano il frutto a maturità. La semenza caduta in buona terra indica coloro che in un cuore buono e perfetto ritengono la parola ascoltata, e portano frutto mediante la pazienza.


Omelia:




sabato 15 febbraio 2020

Un Arco di Trionfo per Pio VII


Roma sparita, in questa foto del 1857, possiamo vedere tra le due chiese di Santa Maria in Montesanto e Santa Maria dei Miracoli, l’Arco di Trionfo, temporaneo, costruito all'inizio di Via del Corso, non più esistente. Fu eretto in occasione dell' ingresso in Roma, di Pio VII, il 3 Luglio 1800.

(foto dal Web)

giovedì 13 febbraio 2020

Santa Messa di Requiem ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza)


Santa Messa cantata di Requiem con Assoluzione al Tumulo per il riposo dell'anima di don Pierangelo Rigon (+17/02/2016) alle ore 19:30 presso la chiesa di San Pancrazio ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza).

(photo and video by Alessandro Franzoni)


https://www.instagram.com/p/B8hW-KIlCvU/



E' intervenuta la Schola Cantorum "Laetificat juventutem meam" che ha proposto alcuni brani dal Requiem op.48 di G.Fauré e alcuni brani dal Proprio gregoriano.


Il Requiem di Gabriel Fauré – compositore contemporaneo di Claude Debussy, Maurice Ravel e Camille Saint Saens, protagonista dell’arte francese all’alba del Novecento – è una musica di luminosità intensa, di serenità e leggerezza, che scavalca la sofferenza e la morte, le libera dal peso del terrore e dell’angoscia, e le guarda come dal Paradiso, da una prospettiva escatologica, senza pathos, senza fragore. Come se ci fossero soltanto la vita e poi la trasfigurazione. Come se Fauré avesse saltato il buio, il dramma dell’ultimo istante. E’ un Requiem senza paura, senza dolore. Una sorta di “berceuse”, dunque una ninna nanna, funebre. Com’è stato osservato in modo acuto dal musicologo Marco Bernabei, «il Requiem di Fauré è nostalgia della vita piuttosto che terrore della morte, quasi che fossero i morti a cantare per i vivi, e non viceversa». 
Quale migliore omaggio dunque per il nostro caro don Pierangelo!

(Dal foglietto "Placeat")


Introito e Kyrie (G.Fauré):



Sequenza Dies Irae (gregoriano):



Omelia:



Sanctus (G.Fauré):



Agnus Dei (G.Faure')



Communio Pie Jesu (G.Fauré):



Canto del Libera me (gregoriano):



Assoluzione al Tumulo:







Canto finale (Justorum animae, L.Perosi):



mercoledì 12 febbraio 2020

Una Passione su legno da Stoccarda


Serie di rilievi lignei raffiguranti la Passione di NSGC del XVI sec. della bottega di Niclaus Weckmann, con ridipintura effettuata da Caspar Strauß nel 1625 ca.

(photo by Nicola de Grandi)







martedì 11 febbraio 2020

Caravaggio, cuore mariano della Lombardia



(di Maurizio Minchella, priore della Confraternita di San Jacopo di Compostela, Capitolo Lombardo)


Quando Giulio Cesare tornò dalla vittoriosa campagna di Gallia per fare ritorno a Roma, fece sosta nella Gera d’Adda. Qui sostò qualche tempo per rimettere in salute i suoi soldati infermi, la cui guarigione venne favorita dalla salubrità dell’aria. Il territorio nel quale i Romani presero dimora divenne una colonia, che prese il nome di Caravaggio, per via dei carri che trasportavano uomini e vettovaglie. Questo luogo, nel corso della sua storia, avrebbe visto fermarsi sulle sue strade un numero infinito di carri di ogni genere, più precisamente a partire dal 26 maggio 1432.

In questo giorno una contadina del luogo, Giannetta de Vacchi, si era recata poco prima del tramonto in contrada Mazzolengo, poco più di un miglio a sud del centro abitato, per fare erba per le sue bestie. Ne aveva raccolta tanta, e mentre si accingeva a ritornare a casa, una bellissima Signora le apparve ai suoi occhi. La pia Giannetta la riconobbe immediatamente, e la Vergine la invitò ad inginocchiarsi e a pregare con Lei. Giannetta protestò che doveva andare: era tardi e doveva nutrire i suoi animali ed inoltre non voleva incorrere nelle ire del marito, Francesco Varoli, uomo violento e dedito all’alcool.

La Madre di Dio le pose una mano sulla spalla e Giannetta cadde in ginocchio. In quel momento, laddove la Vergine aveva posato i piedi, scaturì una fonte d’acqua che ha dato il nome al santuario, Santa Maria della Fonte di Caravaggio.

La Vergine parlò così a Giannetta: Ascolta o figlia, e diligentemente attendi a quello che or sono per dirti, e a quanti potrai, tu stessa farai note le parole mie, e i miei sentimenti, o le farai con il mezzo d’ altri manifeste. La puzza de’ peccati del Mondo salita alle narici del mio unigenito Figliuolo Gesù Cristo l’avevano per modo riempito di giustissimo sdegno, che già con il fulmine alla mano era per distruggere l’umana generazione. Per sette continui anni ho io frapposte le mie intercessioni, e preghiere, in virtù delle quali si è finalmente placato, Tu dunque Giovannetta farai a tutti manifesto, che per un tanto beneficio conseguito a mia intercessione digiuni ognuno il giorno di Venerdì in pane ed acqua , e ciò ad onore del mio dilettissimo Figliuolo; e tutti parimente in mia memoria, e culto festeggino il Sabato dopo il Vespro richiedendo io questo in atto di gratitudine, e ricompensa per la singolarissima grazia col mio mezzo ottenuta.


Giovannetta, così veniva chiamata in paese, si schernì sentendosi inadeguata ad annunciare un tale messaggio, col rischio di non essere creduta da nessuno o peggio, di essere considerata pazza e derisa da tutti. No – le rispose Maria – levati, e non temere, vanne al Castello, narra, racconta, spiega quello, che vedesti, ed udisti, che confermerò io stessa con segni, e miracoli le tue parole; non oserà alcuno contraddirti. E questo luogo , in cui ora mi vedi, diverrà così celebre , e famoso , che risplendendo per innumerabili Miracoli chiamerà alla sua venerazione non solo il volgo, e bassa plebe, ma uomini grandi, nobili, e Principi illustri, diffondendo i raggi delle sue meraviglie, non tanto per l’ Italia, ma per forastieri Provincie, e remote regioni, a segno che con preziosi doni, tutti a gara arricchendolo, si renderà cospicuo a tutta la Cristianità.

E così fu. La fonte miracolosa risanò ogni genere di malati che in quei giorni vi si accostarono. La fama dell’apparizione e del sacro fonte si sparsero velocemente, suscitando curiosità e interesse da parte di tutti. Filippo Maria Visconti, ultimo Duca di quella casata a Milano, volle sentire il racconto di quanto accaduto dalla viva voce di Giovannetta. Dopo qualche rimostranza la veggente acconsentì, sembra su sollecitazione della stessa Vergine Maria, e a palazzo tutti si stupirono della sua umile eloquenza usata nel riferire l’accaduto. Cominciarono ad affluire così le prime donazioni per arricchire la primitiva cappella sorta sul luogo dell’apparizione. La fama di Caravaggio accrebbe rapidamente tanto da arrivare a Costantinopoli, alle orecchie dell’Imperatore d’Oriente Giovanni III Paleologo, devotissimo della Madre di Dio. Questi chiese al Duca di inviarle Giannetta, la quale giunse nella cattedrale di S. Sofia recando dei vasi contenenti l’acqua della fonte di Caravaggio. Furono anche qui numerosi i miracoli di guarigione che l’acqua miracolosa propiziò, così come numerosi furono i doni che Giannetta ricevette dall’Imperatore, i quali contribuirono in modo significativo all’edificazione della chiesa di Caravaggio. Il Santuario venne edificato nella seconda metà del XV secolo, sulle macerie dell’antica primigenia cappella che venne costruita. Fu Pellegrino Tibaldi a disegnarne il progetto, per la cui realizzazione occorsero tre secoli circa. Gli spazi sono enormi: la struttura è lunga 93 metri, è larga 33, mentre la cupola raggiunge l’altezza di 63 metri. La piazza sulla quale si affaccia la basilica è coronata da portici attraversati da 200 arcate simmetriche. Al centro del piazzale vi è una fontana lunga 50 metri, le cui acque raccolgono quelle del sacro Fonte, posto sotto la basilica, per confluire in una piscina posta nel piazzale sud del Santuario. Numerose sono le opere d’arte che lo impreziosiscono, a cominciare dal Sacro Speco, rappresentazione lignea posta sotto l’altare, nella quale viene rappresentata la scena dell’apparizione.

Il numero ingente di miracoli propiziati e la semplicità del messaggio dell’apparizione hanno contribuito da subito a far sì che il santuario lombardo diventasse il cuore mariano della regione e meta di pellegrinaggi da ogni angolo di essa, e non solo. La Gera d’Adda è zona ricca d’acqua, grazie alla quale le sue terre sono da sempre fertilissime. Per accrescere la fertilità delle terre nella zona orientale di Milano, lungo la Cassanese, la strada che congiungeva Milano a Brixia, l’anno successivo all’apparizione a Filippo Maria Visconti venne presentato il progetto del Canale della Martesana, o Naviglio Piccolo, che avrebbe portato le acque dell’Adda da Trezzo fino a Vaprio, per riversarsi quindi nella Molgora. Realizzato nei decenni successivi dagli Sforza, la Martesana avrebbe toccato Milano, per sfociare nella Darsena. Lungo questo canale e lungo le strade ad esso adiacenti, i pellegrini a maggio partivano da Milano e si recavano a Caravaggio. La vita e la morte, la luce e le tenebre, si sono alternate lungo queste acque e queste strade. Alla salubrità dell’aria e alla fecondità dei campi facevano da contraltare i lazzaretti, disseminati lungo il territorio, appena fuori le città, dove venivano raccolti gli appestati. Accanto ad essi abbondavano le foppe o opponi, antesignani dei camposanti, dove veniva data sepoltura a tutti coloro che soccombevano al morbo. Il flagello colpiva all’improvviso, lasciando in breve tempo vuote e desolate case e villaggi. La causa profonda di questo male ha scatenato la fantasia popolare: chi ne attribuiva l’origine alle eclissi e alle comete, e chi come don Ferrante, ne I Promessi Sposi, la attribuiva alla fatal congiunzione di Giove con Saturno.


La risposta a questo enigma la fornisce san Carlo Borromeo, nel 1576, quando affronta con grande coraggio il morbo, vestito con abiti penitenziali, ricoverando i malati ed impartendo loro i sacramenti. Secondo il santo vescovo la peste era un castigo di Dio per scuotere il suo popolo dall’indifferenza religiosa nella quale versava. Per porre fine al flagello san Carlo si adoperò favorendo processioni e preghiere pubbliche. Fece stampare libretti da distribuire a coloro che non erano in grado di uscire dalle loro abitazioni, in modo che tutti potesse pregare e chiedere perdono per i propri peccati. A lui si deve la diffusione delle colonne votive, molto simili ai cruceiros che si trovano lungo i pellegrinaggi maggiori della Cristianità. Poste nelle piazze, nei lunghi periodi di quarantena, le colonne fungevano da altari, per permettere a tutti di assistere alle S. Messa che si celebrava all’aperto, affacciati dalle loro finestre. Fu la processione che si svolse per le vie della città, con in testa il Crocefisso venerato in Duomo e il Sacro Chiodo della Croce, a porre fine a quella peste, ricordata col nome di san Carlo. Di croci di via, innalzate in quell’epoca, ne troviamo ancora oggi a Cernusco, a Gorgonzola, a Inzago, dove san Carlo stesso scelse il luogo ove costruire il lazzaretto, disegnandone anche la forma, e a Cassano d’Adda. Acqua e peste, grazia e peccato. Sembrano essere questi gli elementi essenziali di questo pellegrinaggio devozionale in particolare, ma anche di tutti gli altri. La peste quale segno tangibile del peccato, la cui puzza era salita alle narici di Gesù, come disse la Vergine a Giovannetta. E l’acqua del sacro fonte, che rigenera e risana, come quella battesimale che cancella le tracce del peccato originale, lasciandone solo le conseguenze.

L’acqua la ritroviamo insieme al pane, nel digiuno richiesto il venerdì, a ricordo della Passione di Nostro Signore, per parteciparne sia pure in infima misura. Tale digiuno verrà richiesto in molte apparizioni avvenute successivamente in altri luoghi, da ultimo a Medjugorie. E poi la Vergine a Giannetta anticipa la devozione a Lei dedicata nel giorno di sabato, in attesa del giorno del Signore, che verrà codificata a Fatima, con la pratica dei cinque Sabati.

Caravaggio continua a richiamare ancora oggi migliaia di uomini, donne e famiglie, dalla Lombardia, ma anche da tutta Italia. E’ la semplicità della storia di Giovannetta, insieme alla tenerezza materna di Maria, ad aver richiamato a questo santuario un numero infinito di visitatori che qui vi hanno ritrovato un’atmosfera di celeste familiarità, a ricordarci che il Cristianesimo non è una filosofia nè una morale, ma un rapporto intimo con Gesù, reciso il quale, le fonti della nostra anima rinsecchiscono. Maria le fa sgorgare nuovamente e ci riconduce sempre a Lui: ad Jesum per Mariam, e non si stanca mai di ricordarcelo. In luoghi sacri come questo la puzza del peccato e la peste sembrano definitivamente scomparsi, mondati dalla Grazia che vi si respira e che viene incessantemente elargita.

lunedì 10 febbraio 2020

10 febbraio: santa Scolastica





IN BREVE

È sera ormai, quel 7 febbraio dell'anno 547, quando san Benedetto da Norcia si alza per concludere il suo annuale incontro con la sorella, santa Scolastica, in quella casetta sotto Montecassino, a metà strada tra i monasteri dei due fratelli. Ma la donna desidera che il suo colloquio spirituale con il fratello si prolunghi e scoppia in pianto: un temporale improvviso realizzerà il suo desiderio, che, come nota Gregorio Magno nei suoi "Dialoghi" nasceva da un amore profondo. Un amore per il Vangelo e per l'esempio del fratello: Scolastica, infatti, nata a Norcia nel 480, aveva camminato assieme a Benedetto verso la vita religiosa monastica. E nella sua vita è racchiuso il contributo del mondo femminile alla nascita del monachesimo occidentale. Morì tre giorni dopo l'ultimo colloquio con il fratello.Scolastica ci è nota dai “Dialoghi” di san Gregorio Magno. Vergine Saggia, antepose la carità e la pura contemplazione alle semplici regole e istituzioni umane, come manifestò nell’ultimo colloquio con il suo fratello s. Benedetto, quando con la forza della preghiera “poté di più, perché amò di più”.




domenica 9 febbraio 2020

Domenica di Settuagesima ad Oriago di Mira (Venezia)


Santa Messa letta presso la chiesa di San Pietro Apostolo alle ore 16:00 presso la chiesa di San Pietro ad Oriago di Mira (Venezia).
Domenica di Settuagesima con paramenti viola ed omelia.

(photo and video by Alessandro Franzoni)










VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis parábolam hanc: Simile est regnum coelórum hómini patrifamílias, qui éxiit primo mane condúcere operários in víneam suam. Conventióne autem facta cum operáriis ex denário diúrno, misit eos in víneam suam. Et egréssus circa horam tértiam, vidit álios stantes in foro otiósos, et dixit illis: Ite et vos in víneam meam, et quod iustum fúerit, dabo vobis. Illi autem abiérunt. Iterum autem éxiit circa sextam et nonam horam: et fecit simíliter. Circa undécimam vero éxiit, et invénit álios stantes, et dicit illis: Quid hic statis tota die otiósi? Dicunt ei: Quia nemo nos condúxit. Dicit illis: Ite et vos in víneam meam. Cum sero autem factum esset, dicit dóminus víneæ procuratóri suo: Voca operários, et redde illis mercédem, incípiens a novíssimis usque ad primos. Cum veníssent ergo qui circa undécimam horam vénerant, accepérunt síngulos denários. Veniéntes autem et primi, arbitráti sunt, quod plus essent acceptúri: accepérunt autem et ipsi síngulos denários. Et accipiéntes murmurábant advérsus patremfamílias, dicéntes: Hi novíssimi una hora fecérunt et pares illos nobis fecísti, qui portávimus pondus diéi et æstus. At ille respóndens uni eórum, dixit: Amíce, non facio tibi iniúriam: nonne ex denário convenísti mecum? Tolle quod tuum est, et vade: volo autem et huic novíssimo dare sicut et tibi. Aut non licet mihi, quod volo, fácere? an óculus tuus nequam est, quia ego bonus sum? Sic erunt novíssimi primi, et primi novíssimi. Multi enim sunt vocáti, pauci vero elécti.

(Vangelo secondo Matteo 20, 1 - 6)

Traduzione:

In quel tempo: Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: Il regno dei cieli è simile a un padre di famiglia, il quale andò di gran mattino a fissare degli operai per la sua vigna. Avendo convenuto con gli operai un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. E uscito fuori circa all’ora terza, ne vide altri che se ne stavano in piazza oziosi, e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna, e vi darò quel che sarà giusto. E anche quelli andarono. Uscì di nuovo circa all’ora sesta e all’ora nona e fece lo stesso. Circa all’ora undicesima uscì ancora, e ne trovò altri, e disse loro: Perché state qui tutto il giorno in ozio? Quelli risposero: Perché nessuno ci ha presi. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Venuta la sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e paga ad essi la mercede, cominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti dunque quelli che erano andati circa all’undicesima ora, ricevettero un denaro per ciascuno. Venuti poi i primi, pensarono di ricevere di più: ma ebbero anch’essi un denaro per uno. E ricevutolo, mormoravano contro il padre di famiglia, dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora e li hai eguagliati a noi che abbiamo portato il peso della giornata e del caldo. Ma egli rispose ad uno di loro, e disse: Amico, non ti faccio ingiustizia, non ti sei accordato con me per un denaro? Prendi quel che ti spetta e vattene: voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso dunque fare come voglio? o è cattivo il tuo occhio perché io son buono? Così saranno, ultimi i primi, e primi gli ultimi. Molti infatti saranno i chiamati, ma pochi gli eletti.

Omelia:

Domenica di Settuagesima a Padova


Santa Messa cantata alle ore 11:00 presso la chiesa di San Canziano (Vulgo santa Rita) in centro a Padova, presso la Piazza delle Erbe.
Celebrante don Sergio Zorzi.

(photo and video by Alessandro Franzoni)




Introito Circumdederunt me (parte):





Messa Gregoriana
(Proprio gregoriano


VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis parábolam hanc: Simile est regnum coelórum hómini patrifamílias, qui éxiit primo mane condúcere operários in víneam suam. Conventióne autem facta cum operáriis ex denário diúrno, misit eos in víneam suam. Et egréssus circa horam tértiam, vidit álios stantes in foro otiósos, et dixit illis: Ite et vos in víneam meam, et quod iustum fúerit, dabo vobis. Illi autem abiérunt. Iterum autem éxiit circa sextam et nonam horam: et fecit simíliter. Circa undécimam vero éxiit, et invénit álios stantes, et dicit illis: Quid hic statis tota die otiósi? Dicunt ei: Quia nemo nos condúxit. Dicit illis: Ite et vos in víneam meam. Cum sero autem factum esset, dicit dóminus víneæ procuratóri suo: Voca operários, et redde illis mercédem, incípiens a novíssimis usque ad primos. Cum veníssent ergo qui circa undécimam horam vénerant, accepérunt síngulos denários. Veniéntes autem et primi, arbitráti sunt, quod plus essent acceptúri: accepérunt autem et ipsi síngulos denários. Et accipiéntes murmurábant advérsus patremfamílias, dicéntes: Hi novíssimi una hora fecérunt et pares illos nobis fecísti, qui portávimus pondus diéi et æstus. At ille respóndens uni eórum, dixit: Amíce, non facio tibi iniúriam: nonne ex denário convenísti mecum? Tolle quod tuum est, et vade: volo autem et huic novíssimo dare sicut et tibi. Aut non licet mihi, quod volo, fácere? an óculus tuus nequam est, quia ego bonus sum? Sic erunt novíssimi primi, et primi novíssimi. Multi enim sunt vocáti, pauci vero elécti.

(Vangelo secondo Matteo 20, 1 - 6)

Traduzione:

In quel tempo: Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: Il regno dei cieli è simile a un padre di famiglia, il quale andò di gran mattino a fissare degli operai per la sua vigna. Avendo convenuto con gli operai un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. E uscito fuori circa all’ora terza, ne vide altri che se ne stavano in piazza oziosi, e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna, e vi darò quel che sarà giusto. E anche quelli andarono. Uscì di nuovo circa all’ora sesta e all’ora nona e fece lo stesso. Circa all’ora undicesima uscì ancora, e ne trovò altri, e disse loro: Perché state qui tutto il giorno in ozio? Quelli risposero: Perché nessuno ci ha presi. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Venuta la sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e paga ad essi la mercede, cominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti dunque quelli che erano andati circa all’undicesima ora, ricevettero un denaro per ciascuno. Venuti poi i primi, pensarono di ricevere di più: ma ebbero anch’essi un denaro per uno. E ricevutolo, mormoravano contro il padre di famiglia, dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora e li hai eguagliati a noi che abbiamo portato il peso della giornata e del caldo. Ma egli rispose ad uno di loro, e disse: Amico, non ti faccio ingiustizia, non ti sei accordato con me per un denaro? Prendi quel che ti spetta e vattene: voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso dunque fare come voglio? o è cattivo il tuo occhio perché io son buono? Così saranno, ultimi i primi, e primi gli ultimi. Molti infatti saranno i chiamati, ma pochi gli eletti.


Omelia:



Credo III:




Offertorio Bonum est confiteri (gregoriano):





Pater Noster:





sabato 8 febbraio 2020

Catechesi "mariane" a Schio (Vicenza)


(photo by Alessandro Franzoni)


https://www.instagram.com/p/B8TqJ9PFbyY/


“I dogmi sono pulviscoli che ci fanno vedere cose piccolissime ma indispensabili”.

(don Alfredo M. Morselli)


La perfetta sottomissione di Gesù a Maria
Catechesi di don Alfredo M. Morselli

Gesù e Maria insieme per la salvezza delle anime
Catechesi di don Alfredo M. Morselli

La Madonna e San Giovanni Bosco
Catechesi di don Duilio Peretti SDB

Presso Casa Nazareth in via Leonardo da Vinci 202 a Schio (Vicenza).




Convegno organizzato dal Movimento Mariano Regina dell'Amore

mercoledì 5 febbraio 2020

lunedì 3 febbraio 2020

San Biagio a Milano


Santa Messa letta presso la chiesa di Santa Maria della Consolazione in Largo Cairoli alle ore 18:00. A seguire la tradizionale Benedizione della gola e distribuzione dei panettoni benedetti.
Celebrante p. A.Fiorini OCD.

(photo and video by Alessandro Franzoni)


https://www.instagram.com/p/B8HVxIhF5Ce/


Omelia:






Benedizione delle gole:



Improvvisazione finale:



domenica 2 febbraio 2020

2 febbario: Purificazione della BVM (Candelora) a Milano


Santa Messa cantata alle ore 9:30, preceduta dalla processione della Candelora alle ore 9:00, presso la chiesa di Santa Maria della Consolazione (detta Santa Maria al Castello) in Largo Cairoli a Milano.

In detta chiesa si celebra il Rito Ambrosiano Antico dal 1984 per concessione del card C.M.Martini.

(photo and video by Alessandro Franzoni)






Canto dell'Asperges (tono ambrosiano):



Benedizione delle candele:



Antifona alla Processione Virgo Dei Genitrix:

(click sull'immagine per ingrandire)



Processione intorno a Largo Cairoli:





Canto dell'Introito e incensazioni dell'altare:



Canto delle lezioni:



VANGELO (traduzione)

In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

(Vangelo secondo Luca 2, 22 - 40)

Omelia:



Offertorio: