lunedì 17 settembre 2018

AVVISO SACRO: Santa Messa a Perugia per san Michele Arcangelo (29 settembre)


Come ogni anno,
si terrà a Perugia una Santa Messa nella Forma Straordinaria del Rito Romano il giorno 
sabato 29 settembre
nel Tempio di san Michele Arcangelo (Porta sant'Angelo) in onore del Santo protettore delle Milizie Celesti,
alle ore 16:00.

Compieta all'Eremo


(photo by Alessandro Franzoni)

Cappella dell’Eremo di San Pietro in Vigneto (Gubbio),
sulla Cammino di San Francesco.



sabato 15 settembre 2018

Diciassettesima domenica dopo Pentecoste



Santa Messa cantata alle ore 17:00, preceduta dalla recita del Santo Rosario alle ore 16:30.

Presso la chiesa del Gesù, piazza Matteotti, a Perugia.

(ATTENZIONE: NON LA DOMENICA MA IL SABATO SERA)




VANGELO


In illo témpore: Accessérunt ad Iesum pharisǽi: et interrogávit eum unus ex eis legis doctor, tentans eum: Magíster, quod est mandátum magnum in lege? Ait illi Iesus: Díliges Dóminum, Deum tuum, ex toto corde tuo et in tota ánima tua et in tota mente tua. Hoc est máximum et primum mandátum. Secúndum autem símile est huic: Díliges próximum tuum sicut teípsum. In his duóbus mandátis univérsa lex pendet et prophétæ. Congregátis autem pharisǽis, interrogávit eos Iesus, dicens: Quid vobis vidétur de Christo? cuius fílius est? Dicunt ei: David. Ait illis: Quómodo ergo David in spíritu vocat eum Dóminum, dicens: Dixit Dóminus Dómino meo, sede a dextris meis, donec ponam inimícos tuos scabéllum pedum tuórum? Si ergo David vocat eum Dóminum, quómodo fílius eius est? Et nemo poterat ei respóndere verbum: neque ausus fuit quisquam ex illa die eum ámplius interrogáre.

(Vangelo secondo Matteo 22, 34 - 46)



(photo by Alessandro Franzoni)


Proprio della Messa:

15 settembre, Madonna dei Sette Dolori


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Celebrazione dello scorso anno
nella cornice del Pellegrinaggio Summorum Pontificum a Roma:






Santa Messa Solenne della Madonna dei Sette Dolori
chiesa di santa Maria Sopra Minerva, Roma

(photo by Alessandro Franzoni)

venerdì 14 settembre 2018

14 settembre: Esaltazione della Santa Croce


Cappella dell'Eremo di san Pietro in Vigneto (Gubbio),
sulla Via di Francesco.

(photo by Alessandro Franzoni)




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Reliquiario della Santa Croce della Basilissa Irene Doukas, inizi del XII sec., argento, cristallo di rocca, smalto e legno, presso Basilica di san Marco (Museo del Tesoro), Venezia

mercoledì 12 settembre 2018

12 settembre: Santo Nome della Beata Vergine Maria


IN BREVE

"Il nome di Maria è paragonato all'olio [cfr. Cant. I, 3], perché, dopo il nome di Gesù, sopra tutti gli altri nomi, rinvigorisce i deboli, intenerisce gli induriti, guarisce i malati, dà luce ai ciechi, dona forza a chi ha perso ogni vigore, lo unge per nuovi combattimenti, spezza la schiavitù del demonio e, come l'olio sorpassa ogni liquore, sorpassa ogni nome" (Riccardo di san Lorenzo, De Laudibus B. M. V., l. II, c. 2). I Padri e i Dottori nei loro studi si sono esercitati nell'interpretare il Nome benedetto della Madre di Dio: quasi settanta i significati proposti. Fra questi sant'Alberto Magno ne scelse quattro - “illuminatrice, stella del mare, mare amaro, signora o padrona" (In Lucam, I, 27) - che indicano la alta dignità della Vergine come Colei che ci porta Cristo e che a lui ci conduce, come Corredentrice e come Regina universale. La festa del Santissimo Nome di Maria, oggetto di studio e di meditazione per i Padri e i Dottori della Chiesa, fu concessa per la prima volta alla Diocesi di Cuenca (Spagna) nel 1513 da Papa Giulio II. Poi fu concessa a Milano e a Napoli. Finalmente fu estesa a tutta la Chiesa Latina dal beato Innocenzo XI “ob insignem victoriam sub ejusdem Vírginis Maríæ præsidio de immaníssimo Turcárum tyranno, cervicibus pópuli christiáni insultante, Viennæ in Austria partam” (Breviario Romano): in ringraziamento cioè della Vittoria di Vienna che la Lega Santa, radunata dal Sommo Pontefice, ottenne il 12 settembre 1683.



(Santa Messa dello scorso anno per la festività odierna presso la chiesa di san Simon Piccolo a Venezia - photo by Alessandro Franzoni)


VANGELO

In illo témpore: Missus est Angelus Gábriel a Deo in civitátem Galilaeæ, cui nomen Názareth, ad Vírginem desponsátam viro, cui nomen erat Ioseph, de domo David, et nomen Vírginis María. Et ingréssus Angelus ad eam, dixit: Ave, grátia plena; Dóminus tecum: benedícta tu in muliéribus. Quæ cum audísset, turbáta est in sermóne eius: et cogitábat, qualis esset ista salutátio. Et ait Angelus ei: Ne tímeas, María, invenísti enim grátiam apud Deum: ecce, concípies in útero et páries fílium, et vocábis nomen eius Iesum. Hic erit magnus, et Fílius Altíssimi vocábitur, et dabit illi Dóminus Deus sedem David, patris eius: et regnábit in domo Iacob in ætérnum, et regni eius non erit finis. Dixit autem María ad Angelum: Quómodo fiet istud, quóniam virum non cognósco? Et respóndens Angelus, dixit ei: Spíritus Sanctus supervéniet in te, et virtus Altíssimi obumbrábit tibi. Ideóque et quod nascétur ex te Sanctum, vocábitur Fílius Dei. Et ecce, Elisabeth, cognáta tua, et ipsa concépit fílium in senectúte sua: et hic mensis sextus est illi, quæ vocátur stérilis: quia non erit impossíbile apud Deum omne verbum. Dixit autem María: Ecce ancílla Dómini, fiat mihi secúndum verbum tuum.

(Vangelo di Luca 1, 26 - 38)

lunedì 10 settembre 2018

10 settembre: san Nicola da Tolentino


(Allegretto Nuzi, Sant'Agostino tra San Nicola da Tolentino e Santo Stefano, presso Fabriano, Pinacoteca civica “B. Molajoli”)

VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Nolíte timére, pusíllus grex, quia complácuit Patri vestro dare vobis regnum. Véndite quæ possidétis, et date eleemósynam. Fácite vobis sácculos, qui non veteráscunt, thesáurum non deficiéntem in cœlis: quo fur non apprópiat, neque tínea corrúmpit. Ubi enim thesáurus vester est, ibi et cor vestrum erit.

(Vangelo di Luca 12, 32 - 34)

domenica 9 settembre 2018

Sedicesima domenica dopo Pentecoste


Santa Messa letta ogni domenica e primo sabato del mese
alle ore 17:00,
preceduta dalla recita del Santo Rosario alle ore 16:30.

Chiesa di sant'Anna in Laterano 
in via Merulana a Roma.



(photo by Alessandro Franzoni)

VANGELO

In illo témpore: Cum intráret Iesus in domum cuiúsdam príncipis pharisæórum sábbato manducáre panem, et ipsi observábant eum. Et ecce, homo quidam hydrópicus erat ante illum. Et respóndens Iesus dixit ad legisperítos et pharisaeos, dicens: Si licet sábbato curáre? At illi tacuérunt. Ipse vero apprehénsum sanávit eum ac dimísit. Et respóndens ad illos, dixit: Cuius vestrum ásinus aut bos in púteum cadet, et non contínuo éxtrahet illum die sábbati? Et non póterant ad hæc respóndere illi. Dicebat autem et ad invitátos parábolam, inténdens, quómodo primos accúbitus elígerent, dicens ad illos: Cum invitátus fúeris ad núptias, non discúmbas in primo loco, ne forte honorátior te sit invitátus ab illo, et véniens is, qui te et illum vocávit, dicat tibi: Da huic locum: et tunc incípias cum rubóre novíssimum locum tenére. Sed cum vocátus fúeris, vade, recúmbe in novíssimo loco: ut, cum vénerit, qui te invitávit, dicat tibi: Amíce, ascénde supérius. Tunc erit tibi glória coram simul discumbéntibus: quia omnis, qui se exáltat, humiliábitur: et qui se humíliat, exaltábitur.

(Vangelo secondo Luca 14, 1 - 11)

sabato 8 settembre 2018

Profilo Instagram


Nell’augurarvi una Buona Festa della Natività della Beata Vergine Maria,
comunichiamo l’apertura del profilo Instagram del Circolo Liturgico Pio VII.

Ad majora!

mercoledì 5 settembre 2018

5 settembre: san Lorenzo Giustiniani


(photo by Alessandro Franzoni)

AGIOGRAFIA

Nato il 1 luglio 1381 dalla nobile famiglia veneziana dei Giustiniani, dopo aver trascorso la fanciullezza in singolare gravità di costumi, a undici anni fu invitato da una bellissima fanciulla, che gli si presentò come la Sapienza di Dio, ai casti sponsali dell'anima a Cristo, cui egli ben volentieri acconsentì, dovendo qualche anno dopo fuggir di casa per evitare il matrimonio carnale che volevagli propinare la madre. Intanto, scelse attentamente in quale congregazione religiosa entrare, trascorrendo un periodo di massima mortificazione, durante il quale, per esempio, dormiva su nude tavole. Finalmente, entrò nella società dei Canonici regolari dell'isola di S. Giorgio in Alga, entro alla quale fu ordinato diacono nel 1404, sacerdote tre anni dopo e priore nel 1409, applicando le più rigide forme di mortificazione personale, combattendo se stesso e i propri nobili natali, disprezzando la casa paterna nella quale più metterà piede se non per adempiere ai doverosi uffici in occasione della morte della madre, umiliandosi abbiettamente nell'andare a mendicare per i canti delle strade, sopportando ingiurie e calunnie, dedicandosi frequentemente all'orazione mentale, dalla quale spesso entrava in estasi e in perfetta unione con Dio, pel quale il cuore suo ardeva sì tanto da infiammare anche i cuori dei confratelli più vacillanti. Notevolissima battaglia, quella di San Lorenzo Giustiniani, che lo portò alfine alla vittoria sopra di se stesso, la quale sarebbe valsa da fulgido esempio per tutta la riforma cattolica dei secoli successivi. Non un grande oratore, ma un predicatore eccellente, che sapeva far valere il contenuto dei suoi sermoni mettendoli in pratica lui per primo, la qual cosa gli valse la nomina pontificia (da parte di Gregorio XIII) di priore di due diverse congreghe vicentine.

Nel 1433 ricevette da Papa Eugenio IV, ch'era stato suo confratello a S. Giorgio in Alga, la nomina a Vescovo di Castello, la cui consacrazione avvenne il 5 settembre dell'anno stesso, giorno in cui se ne fa memoria liturgica. Pur elevato alla pienezza del sacerdozio, non mancò di osservare la stessa morigeratezza che sempre l'aveva contraddistinto. Si legge nella sua agiografia contenuta nel Breviario Romano: 
Non cambiando per nulla il suo abituale tenore di vita, conservò continuamente a tavola, nella suppellettile e nel letto, la stessa povertà che aveva sempre praticata. Non aveva che pochi domestici, dicendo ch'egli possedeva un'altra grande famiglia, cioè i poveri di Cristo. A qualsiasi ora si andava da lui, era sempre pronto per tutti, a tutti prodigando la sua carità paterna, e non esitando anche a caricarsi di debiti per soccorrere alla loro indigenza. Richiesto con quale speranza lo facesse: Del mio Signore, rispondeva, il quale potrà facilmente prendersi i miei debiti. E che la sua speranza non fosse delusa dalla divina provvidenza, lo mostravano i soccorsi insperati che gli giungevano continuamente. Costruì più monasteri di vergini, ch'egli formò colla sua vigilanza alla pratica della vita perfetta. Si applicò sommamente a ritrarre le donne dalle pompe del secolo e dalle vanità degli abbigliamenti, e a riformare la disciplina e i costumi nel clero.
Veramente degno si mostrò dunque del dono che gli fu fatto l'8 ottobre 1451, quando Papa Niccolò IV soppresse l'antico e degradato Patriarca di Grado, trasferendo il sì nobile titolo di Patriarca a San Lorenzo Giustiani, non già più Vescovo di Castello, ma Patriarca delle Venezie.
Circa i suoi doni profetici e mistici molto fu scritto. Particolare devozione aveva per l'ostia consacrata, alla quale si accostava con grandissima devozione durante la celebrazione della Messa, tanto che una volta, durante la Liturgia del Natale, anziché la particola vide anzi a sé Gesù infante. Un agiografo scrive di lui, riferendosi alle gravi crisi politiche internazionali che coinvolsero anche la Repubblica nella seconda metà del XV secolo: Era sì grande l'efficacia delle sue preghiere per il gregge affidatogli, che, secondo una testimonianza venuta una volta dal cielo, la repubblica dové la sua salvezza all'intercessione e ai meriti del suo vescovo. Spesso poi fuggì malattie e demoni con le sue preci, e lasciò molti e celestiali poemi di dottrina, pur ignorante quanto alle leggi della letteratura.

Colpito da un morbo mortale, rifiutò il morbido giaciglio che gli era stato approntato, non ritenendolo conforme ai dolori e ai patimenti con cui era morto Nostro Signore, e preferì un letto di scomodità e sofferenza, attorno al quale per due giorni interi si radunò l'intera città lagunare, a piangere il suo santo vescovo. La morte gli sopravvenne l'8 gennaio 1456, attestata da canti angelici uditi da certi monaci Certosini. Il suo santo corpo, che si mantenne integro e incorrotto spirante un odore soave, colla faccia colorita, per più di due mesi che restò insepolto, e fu insignito di nuovi miracoli operatisi dopo morte; dopodiché fu sepolto nell'allora Cattedrale di S. Pietro in Castello. In considerazione di che, il sommo Pontefice Alessandro VIII l'iscrisse nel numero dei Santi. Innocenzo XII poi assegnò la celebrazione della sua festa al 5 settembre, giorno in cui il sant'uomo era stato innalzato la prima volta sulla cattedra episcopale.

Una civetta, altro che gufi!


(photo by The Catholic Traveler)

Particolare del monumento funebre di Papa Pio VII
nella Basilica di san Pietro in Vaticano (Roma),
opera di Bertel Thorvaldsen.

martedì 4 settembre 2018

Santa Messa privata


Santa Messa privata di Requiem
presso Schio in provincia di Vicenza.

(photo by Alessandro Franzoni)

lunedì 3 settembre 2018

3 settembre: san Pio X


Preghiera

O Santo Pio X, mite ed umile di cuore,
a somiglianza di Gesù che tanto bene rappresentaste in mezzo a noi,
accogliete pietoso la nostra preghiera,
come paternamente ascoltaste in terra chiunque ricorreva a Voi.
Vedete quanto sono tristi i nostri giorni
e come i nemici di Dio combattono contro di Lui ed i Suoi figli!
Sorgete nella indomita fortezza del Vostro spirito
e proteggete la Chiesa;
difendete il Vostro Successore;
salvate tutti noi che,
uniti con Voi in un cuor solo,
Vi scongiuriamo di presentare al trono di Dio le nostre preghiere,
perché fra tanti pericoli la Chiesa e la società cristiana
cantino ancora una volta l'inno della liberazione, della vittoria e della pace.

Così sia.

domenica 2 settembre 2018

Quindicesima domenica dopo Pentecoste


Santa Messa letta alle ore 17:00,
chiesa di san Pancrazio ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza),

preceduta alle ore 16:30 dalla recita del Santo Rosario

Causa un improvviso black-out elettrico, la celebrazione si è svolta al lume delle candele.




(photo by Alessandro Franzoni)


VANGELO (traduzione)

In quel tempo: Gesú andava verso una città chiamata Naim, seguito dai suoi discepoli e da gran folla. E giunse vicino alla porta della città mentre si portava a seppellire il figlio unico di una vedova, la quale era accompagnata da un gran numero di persone. Vedutala, il Signore, mosso a compassione di lei, le disse: Non piangere. Si avvicinò alla bara e la toccò. (Quelli che la portavano si fermarono) Egli disse: Giovinetto, a te dico, alzati. Il morto si alzò a sedere, e cominciò a parlare, e Gesú lo rese a sua madre. Tutti furono presi da gran timore e glorificavano Dio, dicendo: Un profeta grande è apparso tra noi, e Dio ha visitato il suo popolo.
(Vangelo secondo Matteo 7, 11 - 16)



Come raggiungere la chiesa di san Pancrazio di Ancignano di Sandrigo:

click QUI

sabato 1 settembre 2018

1 settembre: sant'Egidio Abate


Melchiorre Jeli, Sant'Egidio colpito dagli arcieri del Re, particolare, 1814, Ancona

IN BREVE
L'epoca in cui visse l'abate Egidio (in francese Gilles) non si conosce con precisione. Alcuni storici lo identificano con l'Egidio inviato a Roma da S. Cesario di Arles all'inizio del secolo VI; altri lo collocano un secolo e mezzo più tardi, e altri ancora datano la sua morte tra il 720 e il 740. La leggenda in questo caso non ci viene in aiuto, poiché tra i vari episodi della vita del santo annovera anche quello che viene illustrato da due vetrate e da una scultura del portale della cattedrale di Chartres, in cui è raffigurato Sant'Egidio mentre celebra la Messa e ottiene il perdono di un peccato che l'imperatore Carlo Magno non aveva osato confessare a nessun sacerdote. La tomba del santo, venerata in un'abbazia della regione di Nimes, risaliva probabilmente all'epoca merovingica, anche se l'iscrizione non era anteriore al secolo X, data in cui fu anche composta la Vita del santo abate, intessuta di prodigi sul tipo delle pie leggende raccontate a scopo di edificazione. Numerose sono le testimonianze del suo culto in Francia, Belgio e Olanda.

Sito internet del Circolo Liturgico Pio VII



Ad inizio del nuovo mese,
inauguriamo finalmente il sito internet ufficiale del Circolo Liturgico Pio VII.


Continueremo a pubblicare come sempre sul Blog,
quasi ogni giorno notizie e ricorrenze dal Mondo della Tradizione in Italia.

Ad majorem Dei Gloriam!

venerdì 31 agosto 2018

AVVISO SACRO: Oriago raddoppia


Nel Veneziano ad Oriago di Mira,
che vede la celebrazione della Santa Messa presso la chiesa di san Pietro la quarta domenica del mese,
a questa si aggiungerà da ottobre una seconda celebrazione, la seconda domenica del mese,
sempre alle ore 16:00.

(photo by Alessandro Franzoni)

giovedì 30 agosto 2018

Le famose 60 "tesi di Campos"

Perché non abbiano bisogno del "biritualismo", né di un Seminario "biritualista",
nonostante accettiamo la validità e la liceità del "Messale di Paolo VI"...

(ovviamente se qualcuno vuole convincerci del contrario lo ascolteremmo volentieri)


La processione alla Santa Messa pontificale di mons Pozzo alla conclusione del Pellegrinaggio Summorum Pontificum a Roma dello scorso ottobre

(photo by Alessandro Franzoni)


60 ragioni per le quali in coscienza non posso assistere alla Nuova Messa, o Messa di Paolo VI, o Messa moderna, sia in latino che in lingua vernacolare, celebrata verso il popolo o verso Oriente.
E pertanto, per le medesime ragioni, continuiamo con la Messa Tradizionale, o Messa di san Pio V, o Messa tridentina, o Messa di sempre.

  1. Perché la Nuova Messa è equivoca ed ambigua. Può esser usata anche dai protestanti. Ora, noi preghiamo come crediamo (lex orandi lex credendi, ndt). La Nuova Messa non è una professione di fede inequivoca, ma ambigua. Orbene, la nostra fede non può essere allo stesso tempo cattolica e protestante.
  2. Perché alla Messa di sempre non sono stati apportati semplici ritocchi, ma, in realtà, si è trattato di “un fondamentale rinnovamento… un totale cambiamento… una nuova creazione” (parole di mons. A. Bugnini, considerato uno dei co-autori della Nuova Messa).
  3. Perché questi cambiamenti nella Messa portano a credere che “verità sempre credute dal popolo cristiano possano mutarsi o tacersi senza infedeltà al sacro deposito dottrinale cui la Fede cattolica è vincolata in eterno” (Cardinali Bacci e Ottaviani, Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae).
  4. Perché, di fatto, la Nuova Messa “rappresenta, sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa, quale fu formulata nella Sessione XXII del Concilio Tridentino, il quale, fissando definitivamente i «canoni» del rito, eresse una barriera invalicabile contro qualunque eresia che intaccasse l’integrità del magistero” (ivi).
  5. Perché (la differenza tra le due Messe) non riguarda cose piccole e lievi, o semplici modifiche nelle cerimonie; ma ciò che è perenne “trova (nella Nuova Messa) soltanto un posto minore o diverso, se pure ancora ve lo trova” (ivi).
  6. Perché “le recenti riforme hanno dimostrato a sufficienza che nuovi mutamenti nella liturgia non porterebbero se non al totale disorientamento dei fedeli che già danno segni di insofferenza e di inequivocabile diminuzione di fede” (ivi).
  7. Perché, dopo la riforma liturgica, si è avuto un raffreddamento nella fede e una diminuzione del fervore dei fedeli e, secondo le statistiche, la frequenza alla Messa domenicale è diminuita considerevolmente. Negli Stati Uniti, ad esempio, secondo il Times del 24/5/1976, c’è stata una diminuzione del 30%; in Francia, secondo il cardinal Marty, del 43%; in Olanda, secondo il Times del 5/1/1976, del 50%.
  8. Perché “nella parte migliore del Clero il risultato pratico (della Nuova Messa) si concretizza in una torturante crisi di coscienza di cui abbiamo innumerevoli e quotidiane testimonianze” (ivi). I sacerdoti desiderano rimanere fedeli alla Messa della loro ordinazione.
  9. Perché in meno di 7 anni dall’introduzione della Nuova Messa, secondo le statistiche della Santa Sede, i sacerdoti nel mondo sono diminuiti di quasi il 50% (dal 1969 al 1976 si è passati da 413.438 a 243.307 preti: una diminuzione del 41,15% per l’esattezza). Pura coincidenza? Dov’è la vitalità della Nuova Messa? Dov’è la “optatam totius Ecclesiae renovationem” (il desiderato rinnovamento di tutta la Chiesa)?
  10. Perché “La ragioni pastorali addotte a sostegno di tale gravissima frattura (con la Tradizione) – anche se di fronte alle ragioni dottrinali avessero diritto di sussistere – non appaiono sufficienti” (ivi).
  11. Perché la Nuova Messa non manifesta la Fede nella Presenza Reale di Nostro Signore Gesù Cristo che la Messa Tradizionale manifesta senza possibili equivoci.
  12. Perché la Nuova Messa confonde in qualche modo la Presenza reale di Cristo nell’Eucaristia con la Sua presenza nella Parola della Scrittura e con la Sua presenza tra i fedeli: (si tratta di un evidente) avvicinamento alla dottrina protestante.
  13. Perché la Nuova Messa facilita la confusione tra il sacerdozio gerarchico dei sacri ministri e il sacerdozio comune dei fedeli, come vogliono i protestanti.
  14. Perché la Nuova Messa favorisce la teoria protestante secondo cui è la fede del popolo, e non le parole del sacerdote, che rende Cristo presente nell’Eucaristia.
  15. Perché la Nuova Messa, con il ripristino delle “preghiere dei fedeli”, si avvicina alla liturgia luterana di cui esse fanno parte, e, secondo il pastore luterano Tomas Reed, mostra bene l’esercizio della funzione sacerdotale di tutta l’assemblea dei fedeli (tesi protestante).
  16. Perché la Nuova Messa, come fece Lutero, ha soppresso il Confiteor del celebrante, mantenendo solo quello che tutto il popolo recita insieme al sacerdote.
  17. Perché la Nuova Messa insinua l’idea che il popolo concelebra col sacerdote, il che è contrario alla teologia cattolica.
  18. Perché sei ministri protestanti hanno collaborato alla fabbricazione della Nuova Messa: George, Jasper, Shepherd, Kunneth, Smith e Thurian.
  19. Perché, come Lutero eliminò l’Offertorio poiché esprimeva in modo inequivoco il carattere sacrificale e propiziatorio della Messa, così la Nuova Messa l’ha ridotto ad una mera preparazione delle offerte.
  20. Perché i protestanti possono celebrare senza difficoltà la loro “cena” servendosi del testo della Nuova Messa. Il che significa che possono servirsi della Nuova Messa senza cessare di essere protestanti e conservando la fede protestante. Max Thurian, protestante di Taizè, ha dichiarato che: “Uno dei frutti del Novus Ordo sarà forse che le comunità non cattoliche potranno celebrare la santa cena con le stesse preghiere della Chiesa cattolica” (Le Croix 30/04/1969).
  21. Perché, nella Nuova Messa, lo stile narrativo della Consacrazione insinua che si tratti solo di un memoriale e non di un vero sacrificio (tesi protestante).
  22. Perché, a causa di gravi omissioni, la Nuova Messa porta a credere che essa sia solo un banchetto o solo un sacrificio di ringraziamento, e non un sacrificio propiziatorio, ossia un sacrificio in remissione dei peccati (dottrina protestante).
  23. Perché la Nuova Messa, con le altre innovazioni che ha causato, come l’altare in forma di mensa e verso il popolo, la Comunione in piedi e sulla mano, non solo ha dato occasione ad abusi, ma ha favorito la dottrina protestante secondo cui la Messa è solo una cena e il sacerdote è solo il presidente dell’assemblea.
  24. Perché, a causa di tutto ciò, gli stessi Protestanti, forse burlandosi di noi, hanno affermato che “Le nuove preghiere eucaristiche cattoliche hanno abbandonato la falsa prospettiva di un sacrificio offerto a Dio” (La Croix 10/12/1969). E ancora: “Ora, nella Messa riformata, non c’è nulla che possa veramente turbare i cristiani evangelici” (Siegovalt, professore di dogmatica presso la facoltà protestante di Strasburgo).
  25. Perché, non accettando la Nuova Messa, si risolve nell’unico e miglior modo possibile il seguente dilemma: o protestantizzarsi con la Nuova Messa, o conservare la Fede Cattolica con la Messa Tradizionale.
  26. Perché la Nuova Messa è stata fatta secondo la definizione protestante della Messa: “La cena del Signore o messa è una sacra riunione, è cioè l’assemblea del popolo di Dio che si riunisce, sotto la presidenza del sacerdote, per celebrare il memoriale del Signore” (Institutio Generalis, 6/4/1969, n. 7).
  27. Perché la Nuova Messa non piace a Dio, il Quale detesta le parole ambigue e a doppio senso, come’è la Nuova Messa che pretende di piacere ai Cattolici e ai protestanti, e più ai secondi che ai primi.
  28. Perché chi assiste alla Nuova Messa, specialmente quando è accompagnata da canti moderni di spiccato sapore protestante (senza parlare delle chitarre), ha una chiara impressione di partecipare ad una riunione o ad un culto o ad una cena protestante.
  29. Perché la Nuova Messa, essendo ambigua e favorendo l’eresia, è peggiore che se fosse chiaramente eretica, poiché – in tal modo – è più ingannevole: la peggior moneta falsa è quella che più assomiglia alla vera.
  30. Perché la Santa Messa è il sacrificio della Sposa di Cristo, che è la Chiesa Cattolica. Pertanto, essa non può essere allo stesso tempo il sacrificio della Sposa di Cristo e delle altre chiese o sette contrarie a Cristo: ciò sarebbe offensivo per Cristo e per la Sua Sposa.
  31. Perché la Nuova Messa segue la stessa struttura della messa protestante di Cranmer, uno dei capi dell’anglicanesimo, e i metodi usati per introdurla seguono parimenti le orme degli eretici inglesi. Vedendo ciò, i Vescovi inglesi (dopo la promulgazione del Messale di Paolo VI, ndt) hanno chiesto alla Santa Sede di continuare ad usare il Messale romano di san Pio V (cf Jornais do tempo, p. ex “O Globo”, del 17/07/1971).
  32. Perché la Santa Madre Chiesa ha canonizzato numerosi martiri inglesi che furono uccisi perché si erano rifiutati di accettare una Messa molto somigliante alla Nuova Messa: la Messa anglicana.
  33. Perché molti Protestanti convertiti al Cattolicesimo sono scandalizzati di vedere nella Nuova Messa la stessa “messa” a cui partecipavano quando erano protestanti. Uno di loro, Julian Green, è giunto a chiedere: “(Ma allora) perché ci siamo convertiti?”.
  34. Perché, secondo le statistiche, dopo la riforma liturgica v’è stata un’enorme diminuzione delle conversioni al Cattolicesimo e un considerevole aumento delle sette protestanti. Le conversioni alla Chiesa Cattolica che negli Stati Uniti, ad esempio, erano di circa 100.000 all’anno, si sono ridotte oggi a solo 10.000.
  35. Perché nessun santo ha celebrato o assistito a questa Messa, (all'epoca, NDR) mentre la Messa Tradizionale ha formato molti santi, come ha affermato lo stesso papa Paolo VI: “Innumerevoli santi hanno abbondantemente nutrito la loro pietà verso Dio attingendo da quel Messale” (Paolo VI, Cost. Ap. Missale Romanum).
  36. Perché, al contrario, la Nuova Messa è divenuta uno strumento ed un’occasione di ulteriori deviazioni e profanazioni della SS.ma Eucaristia e del luogo santo, e ciò frequentemente. Ora, ciò non accadeva quando c’era la Messa Tradizionale. Testimone insospettato è il cardinal Renard, arcivescovo di Lione in Francia, che ha affermato: “Accade che le Messe non siano celebrate con un sufficiente rispetto, ad esempio, senza alcuna veste liturgica, senza CredoPadre Nostro, con un Canone inventato o nel corso di un pasto profano e senza orazioni. Accade, alle volte, che si concelebri con laici o uomini sposati […], che non si purifichi più il calice alla fine della Messa o che si lascino rotolare sulla mensa o sull’altare particole consacrate” (Vinson, Messes de l’Antichrist, p. 4).
  37. Perché la Nuova Messa è, in sé, nonostante le apparenze, modernista e trasmette una nuova fede. Essa segue perfettamente la tattica modernista di giocare con le ambiguità e con una terminologia imprecisa per insinuare e favorire l’errore.
  38. Perché la Nuova Messa non costituisce un fattore di unità nella liturgia, come avveniva per la Messa Tradizionale, ma piuttosto di confusione e di pluralismo. Ciascun sacerdote, di fatto, celebra la Messa che vuole, col pretesto della creatività. Tant’è che il Novus “Ordo” (nuovo ordine) della Messa meriterebbe di esser chiamato piuttosto “nuovo disordine”, perché l’ha costantemente prodotto. Del resto, il Novus Ordo della Messa non è praticamente rispettato in alcun luogo.
  39. Perché molti buoni teologi cattolici, canonisti e preti non accettano la Nuova Messa e affermano che, in coscienza, non possono celebrarla.
  40. Perché la Nuova Messa, con l’eliminazione delle molte genuflessioni (ne sono rimaste solo 3); della purificazione delle dita del sacerdote nel calice; della preservazione delle medesime dita da qualunque contatto profano dopo la consacrazione; con l’abolizione delle pietre d’altare e delle reliquie; delle 3 tovaglie (ridotte ad una sola) etc, non fa altro che confermare “in modo oltraggioso, l’implicito ripudio della Fede nel dogma della Presenza Reale” (Bacci e Ottaviani, Breve esame Critico).
  41. Perché la Nuova Messa è stata fabbricata artificialmente e pertanto non è la Messa arricchita e maturata da una Tradizione plurisecolare, codificata, e non inventata, da san Pio V.
  42. Perché le traduzioni in lingua volgare (quelle approvate) della Nuova Messa vengono ad aumentare e ad aggravare gli errori già presenti nella Nuova Messa in latino, evidenziandone così il carattere modernista.
  43. Perché la Nuova Messa, a causa di tutti gli errori e le ambiguità del rito, corre facilmente il rischio di essere celebrata invalidamente, lasciando in tal modo la Chiesa priva del vero Sacrificio ed esponendoci all’ira di Dio. Per questo la Nuova Messa è preannuncio dei castighi di Dio. Nel Breve Esame Critico, i Cardinali Bacci e Ottaviani affermano: “I sacerdoti che, in un prossimo avvenire, non avranno ricevuto la formazione tradizionale e che si affideranno al Novus Ordo al fine di «fare ciò che fa la Chiesa» consacreranno validamente? È lecito dubitarne”.
  44. Perché la Messa “è la cosa più bella ed eccellente che esista nella Chiesa […] perciò il demonio ha sempre tentato, attraverso gli eretici, di privare il mondo della Messa, facendoli precursori dell’anticristo, il quale cercherà anzitutto di abolire, e realmente abolirà, il Santo Sacrificio dell’altare, in punizione dei peccati degli uomini, secondo la profezia di Daniele 8,12: Gli fu dato potere contro il sacrificio perpetuo, a causa dei peccati (del popolo)” (parole di sant’Alfonso de’ Liguori citate da Georges Vison, Messes de l’Antichrist, p. 1).
  45. Perché nei luoghi nei quali si mantiene la Messa Tradizionale, la fede e il fervore del popolo sono più grandi, mentre accade il contrario dove si celebra la Nuova Messa (si veda la “Relazione” sulla Messa nella Diocesi di Campos presentata al cardinal James Knox e pubblicata nella rivista Roma, di Buenos Aires, n. 69, agosto 1981, p. 29).
  46. Perché, con la Nuova Messa, è apparso anche un catechismo nuovo, una morale nuova, preghiere e idee nuove, un calendario nuovo e, infine, una CHIESA NUOVA. La Nuova Messa è una delle manifestazioni della Chiesa nuova e il punto centrale del progressismo. “La riforma liturgica è, in un senso molto profondo, la chiave dell’aggiornamento (= modernizzazione della Chiesa). Non v’ingannate: è qui che comincia la rivoluzione” (dichiarazione di Mons. Dwyer, arcivescovo di Birmingham, portavoce del Sinodo dei Vescovi).
  47. Perché la Nuova Messa è una Messa che “favorisce le novità”, che si svolge più o meno secondo il gusto del celebrante, dei movimenti giovanili etc. Mancando l’attrattiva del contenuto (la Messa Tradizionale attira per se stessa) deve inventare novità che attraggano i fedeli.
  48. Perché la Nuova Messa mette in pratica errori già condannati dal Concilio di Trento (Messa tutta in lingua volgare, parole della consacrazione dette ad alta voce), da Pio VI (si veda la condanna del Sinodo giansenista di Pistoia) e da Pio XII (che, nella Mediator Dei, condannò, ad esempio, l’altare a forma di mensa).
  49. Perché la Nuova Messa è giunta a realizzare il grande desiderio giudeo-massonico di trasformare la Chiesa Cattolica in una nuova chiesa ecumenica che abbracci, al tempo stesso, tutte le ideologie, tutte le religioni, la verità e l’errore. A questo proposito, è sintomatica la dichiarazione di Dom Duschak, fatta già il 5/11/1962: “La mia idea è quella di introdurre una messa ecumenica…”. A chi gli domandava se tale proposta veniva dai fedeli della sua diocesi, rispondeva: “No, penso che essi si opporrebbero, come vi si oppongono molti vescovi. Ma se si potesse mettere in pratica, io credo che finirebbero per accettare!” (citato da P. Ralph Wiltgen, The Rhine flows into the Tiber, pp. 38-39).
  50. Perché la Nuova Messa attenta al dogma della Comunione dei Santi, quando prescrive la soppressione – qualora il sacerdote celebri senza inserviente – di tutte le salutationes e la benedizione finale; dell’Ite Missa est anche quando la Messa è celebrata con l’inserviente (Breve Esame Critico).
  51. Perché la Nuova Messa dà più valore all’altare che al tabernacolo. Oggi si raccomanda di conservare il Santissimo in un luogo distante, come se si trattasse di una reliquia qualunque, in modo che, entrando in Chiesa, non è più il tabernacolo ad attirare immediatamente l’attenzione, ma una mensa spoglia e nuda.
  52. Perché la Nuova Messa non costituisce più un culto verticale che va dall’uomo a Dio, ma piuttosto un culto orizzontale, perché con questo nuovo rito l’uomo si rivolge all’uomo e non a Dio. In pratica, la nuova Chiesa è una religione dell’uomo. E dov’è la gloria di Dio?
  53. Perché la Nuova Messa, benché affermi di obbedire alle disposizioni del Concilio Vaticano II, in realtà si oppone alle sue istruzioni, poiché il Concilio stesso aveva dichiarato il proprio desiderio di conservare e promuovere il Rito tradizionale (o meglio, il “rito perenne”, cioè lo stesso Rito anche se rinnovato, non un “nuovo Rito”, NDR).
  54. Perché la Messa Tradizionale, detta di san Pio V, non è mai stata legalmente abrogata, secondo le leggi canoniche vigenti (canoni 22 e 30).
  55. Perché il papa san Pio V concesse un “indulto perpetuo” (che fino ad oggi non è stato abrogato [e non può esserlo, ndt]), valido “per sempre”, di celebrare la Messa Tradizionale secondo il suo Messale liberamente, lecitamente, senza scrupolo di coscienza né pericolo di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura (Bolla papale Quo primum).
  56. Perché Paolo VI, promulgando la Nuova Messa, non ha inteso impegnare la sua infallibilità pontificia. L’ha dichiarato egli stesso nel discorso del 19/11/1969 dicendo che: “Il rito e la rubrica relativa non sono di per sé una definizione dogmatica, e sono suscettibili di una qualificazione teologica di valore diverso”.
  57. Perché Paolo VI, quando il cardinal Heenan, primate d’Inghilterra, gli chiese esplicitamente se aveva proibito o meno la Messa Tradizionale, rispose: “Non è assolutamente nostra intenzione proibire la Messa tridentina” (Lettera del Cardinal Heenan a Houghton Brouw, presidente della Latin Mass Society).
  58. Perché, pur riconoscendo la suprema autorità del Papa e il suo governo universale sulla Chiesa, come pure l’autorità dei Vescovi, sappiamo che questa autorità non può imporci una Messa equivoca ed eretizzante, e – come tale – sgradita a Dio.
  59. Perché il Concilio Vaticano I ha definito che: “Lo Spirito Santo non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede” (D. 3070). Ora, per ciò che abbiamo visto sopra, la Nuova Messa veicola una nuova dottrina.
  60. Perché l’eresia e ciò che la favorisce non possono essere materia di obbedienza. L’obbedienza è al servizio della Fede e non la Fede al servizio dell’obbedienza. In questo caso “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (At 5,29).