lunedì 18 novembre 2019

Santa Messa cantata di Requiem a Padova


Santa Messa cantata di Requiem ed Assoluzione al tumulo presso la chiesa di San Canziano a Padova (nei pressi di piazze delle Erbe) per il suffragio dei defunti del Comitato San Canziano.

(photo and video by Alessandro Franzoni)






Canto della Sequenza Dies Irae:





domenica 17 novembre 2019

Ventitreesima domenica dopo Pentecoste ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza)


Santa Messa letta con cantici presso la chiesa di San Pancrazio ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza) alle ore 17:00, preceduta dalla recita del Santo Rosario alle ore 16:30. Celebrante don Joseph Kramer FSSP.

(photo and video by Alessandro Franzoni)




Largo (G.Tartini) ed Improvvisazione alla processione iniziale:





VANGELO

In illo témpore: Loquénte Iesu ad turbas, ecce, princeps unus accéssit et adorábat eum, dicens: Dómine, fília mea modo defúncta est: sed veni, impóne manum tuam super eam, et vivet. Et surgens Iesus sequebátur eum et discípuli eius. Et ecce múlier, quæ sánguinis fluxum patiebátur duódecim annis, accéssit retro et tétigit fímbriam vestiménti eius. Dicébat enim intra se: Si tetígero tantum vestiméntum eius, salva ero. At Iesus convérsus et videns eam, dixit: Confíde, fília, fides tua te salvam fecit. Et salva facta est múlier ex illa hora. Et cum venísset Iesus in domum príncipis, et vidísset tibícines et turbam tumultuántem, dicebat: Recédite: non est enim mórtua puélla, sed dormit. Et deridébant eum. Et cum eiécta esset turba, intrávit et ténuit manum eius. Et surréxit puélla. Et éxiit fama hæc in univérsam terram illam.

(Vangelo secondo Matteo 9, 18 - 26)

Traduzione:

In quel tempo: Mentre Gesú parlava alle turbe, ecco che uno dei capi gli si accostò e lo adorò, dicendo: Signore, or ora mia figlia è morta: ma vieni, imponi la tua mano su di essa, e vivrà. Gesú, alzatosi, gli andò dietro con i suoi discepoli. Quand’ecco una donna, che da dodici anni pativa una perdita di sangue, gli si accostò da dietro, e toccò il lembo della sua veste. Diceva infatti tra sé: Solo che io tocchi la sua veste e sarò guarita. E Gesú, rivoltosi e miràtala, le disse: Abbi fiducia, o figlia, la tua fede ti ha salvata. E da quel momento la donna fu salva. Giunto che fu alla casa del capo, vedendo dei suonatori e una turba di gente rumoreggiante, disse: Ritiratevi, poiché la fanciulla non è morta, ma dorme. E lo deridevano. Ma dopo che la gente venne fatta sgombrare, Egli entrò, prese la giovane per mano ed ella si alzò. E la fama di ciò si diffuse per tutto quel paese.

Omelia:



Offertorio (J.G.Albrechtberger):



Dopo le Elevazioni (Th.Friese):



Alla Comunione (Ave Verum corpus):



Al termine della Santa Messa (L.Niedermeyer):



venerdì 15 novembre 2019

Musica liturgica e Sacrosanctum Concilium (di A.Porfiri)



Un tesoro da conservare e promuovere
Le parole del Papa Benedetto XVI, nei suoi auguri alla curia romana del 23 dicembre 2005, hanno toccato senz’altro in modo molto forte il campo della musica liturgica. Pur se non citata direttamente, parlandosi lì del Concilio nella sua dimensione generale e non specifica, non c’è dubbio che uno dei settori in cui si è creato l’attrito più violento riguardo la giusta ermeneutica del Concilio, è proprio quello dei musicisti di chiesa. Per dirla con le parola di Benedetto XVI: “qual è stato il risultato del Concilio? È stato recepito nel modo giusto? Che cosa, nella recezione del Concilio, è stato buono, che cosa insufficiente o sbagliato? Che cosa resta da fare?”  Applicando queste domande anche al campo della liturgia e della musica possiamo tentare di dare alcune risposte, pur se parziali e non approfondite come dovrebbero. Anche qui la Sacrosanctum Concilium, al punto 112, era stata abbastanza chiara: “La tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne. Il canto sacro è stato lodato sia dalla sacra Scrittura, sia dai Padri, sia dai romani Pontefici; costoro recentemente, a cominciare da S. Pio X, hanno sottolineato con insistenza il compito ministeriale della musica sacra nel culto divino. Perciò la musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’azione liturgica, sia dando alla preghiera un’espressione più soave e favorendo l’unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i riti sacri. La Chiesa poi approva e ammette nel culto divino tutte le forme della vera arte, purché dotate delle qualità necessarie. Perciò il sacro Concilio, conservando le norme e le prescrizioni della disciplina e della tradizione ecclesiastica e considerando il fine della musica sacra, che è la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli, stabilisce quanto segue”. Insomma, grande cura del passato musicale che non deve essere messa da parte ma usato per quello che possibile e poi una importante chiave interpretativa: la musica sarà tanto più santa quanto più aderirà al rito, ma non in senso puramente funzionale, ma realizzando la bellezza che già il rito serba, come avrebbe detto il liturgista Achille Maria Triacca: la musica amplifica quello che già è nel rito.


I musicisti
Con categorie politiche, imperfette ma necessarie per una comprensione del problema, potremmo dire che il campo musicale si è diviso fra destra e sinistra, fra conservatori e progressisti, fra chi guarda troppo a prima del Vaticano II e chi guarda troppo oltre lo stesso Vaticano II. E la battaglia è stata spesso aspra, senza esclusione di colpi. Coloro che hanno scelto di sottrarsi a questa battaglia e hanno cercato una terza via, quella che suggeriva il Papa nel suo discorso, quella della continuità nella tradizione, non hanno avuto e non hanno ancora oggi vita facile.  L’arma impugnata per la disputa è stata quasi sempre la retta interpretazione della costituzione conciliare sulla liturgia Sacrosanctum Concilium, documento spesso usato per portare avanti visioni unilaterali e personali. Ho potuto assistere a disquisizioni esegetiche sulla stessa come al suo completo oblio in alcuni settori. Mi è sembrato, per esempio, molto singolare che da parte di alcuni ci sia stata una difesa strenua di alcuni paragrafi della SC ma non delle istanze e dello spirito traboccanti dall’intera costituzione conciliare. La lettura fondamentalista della costituzione ha portato ad inasprire ancora di più le contrapposizioni, non contribuendo al progresso della riforma liturgica nella giusta direzione. Lo stesso Papa emerito ci dava un eco di queste confusioni quando citava il testo di san Basilio riferito a come era la chiesa dopo il famoso Concilio di Nicea. Mi rendo conto che tutto questo è stato spesso provocato dall’esplosione di “spirito del concilio” che è stato spesso impugnato per nascondere rivendicazioni personali che nulla avevano a che fare con il Concilio stesso (e tantomeno con il suo spirito). Questo spirito del Concilio talvolta evapora così tanto il senso letterale da farlo praticamente sparire. E anche questo non è stato certo positivo, pur rendendomi conto che spesso non è facile trovare un equilibrio fra lo spirito e la lettera di un documento. Mi è capitato più di una volta di veder citare il Concilio a supporto di tesi che il Concilio non aveva mai portato avanti (e questo da ecclesiastici…).
Alcune contrapposizioni forti, specialmente nel mondo della musica per la liturgia, si dimostrano ancora ben vive e tenaci. Gli schieramenti in vario modo contrapposti rivendicano con molta decisione le loro posizioni in contrasto con altri schieramenti; questo non sarebbe naturalmente un male se fatto con spirito di collaborazione e confronto, con la disposizione interiore a cambiare se ci si accorge che quello che l’altro dice non è proprio campato in aria; del resto il grande filosofo Schopenauer diceva che chi è amico di tutti non è amico di nessuno. Ma, spesso, l’aria sembra quella dell’aut aut, o questo o niente, o noi o nulla, la difesa a spada tratta di questo o quel repertorio o strumento musicale. Io credo che bisogna sempre rifarsi alle acquisizioni più autentiche e condivise che discendono dal documento conciliare, acquisizioni che il Papa nel suo discorso, in modo implicito, autorevolmente avallava e portava avanti. Soprattutto sarà utile riflettere su questo passaggio del discorso in questione: “Dall’altra parte c’è” l’ermeneutica della riforma”, del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino”. Quanto detto qui dal Papa dovrebbe ben chiarirci la strada da percorrere: rinnovare nella continuità. Per fare questo ci si deve interrogare sui fondamenti di quello che facciamo. Infatti per rin-novare, “rendere nuovo ancora”,  bisogna cercare di comprendere come il soggetto in questione è venuto a determinarsi all’atto del suo apparire.


A che serve la musica liturgica?
Alla musica si richiede una finalità celebrativa importante, essa, come afferma solennemente la costituzione conciliare SC, “parte integrante della liturgia”. Questo è anche il termine di un approfondimento del ruolo della musica nella liturgia che veniva portato avanti anche in seno al movimento liturgico e che trova una sua prima espressione importante nel motu proprio sulla musica sacra di san Pio X del 1903. La musica liturgica non è un accadimento casuale all’interno della liturgia, ma ne è una parte di fondamentale importanza, se ne viene intesa la retta funzione a servizio della celebrazione. Così è sempre stata la sua funzione nei periodi fecondi della storia della musica liturgica. Pensando a quei repertori che anche i conservatori più intransigenti difendono, non si può negare che la loro forza era l’aderenza piena alle esigenze (vorrei dire intrinseche) di quel determinato rito: così è stato per il canto gregoriano e così per la grande polifonia rinascimentale. Tutto questo andava rispettato pur calandolo nelle nuove esigenze rituali. Voi direte: “tutto questo sembra molto bello e poetico, chissà come sarà stato attuato dopo il Concilio”? La mia personale risposta è: c’è stata una grande confusione. Ma questa confusione, era anche prevedibile.. Molte forze tenute inerti fino a che la Messa non permetteva certi modi di partecipazione attiva esterna, si sono risvegliate e si sono proposte per quello che erano, nel bene e nel male, magari procedendo senza grazia o senza attenzione culturale. Molteplici istanze giovanili, in quegli anni molte vive anche per motivi socio-politici, hanno rivendicato uno spazio ai loro linguaggi e alla loro cultura. Gruppi e associazioni, trovandosi sulla breccia,  si sono fronteggiate per difendere questa o quella posizione, la dignità della musica sacra o la funzionalità della musica liturgica. Tutto questo è accaduto, facendo scivolare la domanda conciliare di sostanziale continuità con il passato su quella che possiamo definire “una buccia di banana”. Mentre i marinai litigavano la nave affondava…Vi assicuro che a tutt’oggi il clima che si respira nell’ambito degli operatori del settore della musica liturgica non è tra i più salutari. E io stesso l’ho potuto constatare di persona, facendone più volte le spese. L’equilibrio saggio suggerito dalla chiesa, di un nova et vetera si è scontrato con una realtà tempestosa e spesso agitata da molteplici rivendicazioni. E a questo punto, proprio perché si poteva prevedere una reazione scomposta e non fedele alla SC, si dovevano mantenere gli avamposti, le cappelle musicali e i maestri e organisti che andavano formati alle nuove esigenze. Ma così non è stato, almeno nella maggior parte dei casi. Ma cosa è successo? 


Il professionismo del musicista di chiesa
Nella musica liturgica, si è passato improvvisamente dal professionismo al volontariato, proprio quando l’apporto di professionisti preparati sarebbe stato ancora più necessario per accompagnare la svolta. Professionisti formati alle nuove richieste che provenivano dai documenti conciliari e dai successivi aggiustamenti. Il musicista liturgico, così come chiunque operi in questo ambito, deve avere una preparazione veramente profonda non soltanto nel campo suo proprio, ma anche in altri, così da poter partecipare e contribuire più profondamente alla celebrazione. Ecco perché si richiede una preparazione professionale al musicista e come tale deve essere trattato. Questo è uno dei grandi mali della nostra situazione italiana: il musicista non deve essere pagato, figuriamoci chi suona in chiesa. Ma perché? Quando si fa questa domanda ti tirano fuori tutti i discorsi che si va in chiesa per fede, non per soldi e via dicendo. Ma tutti capiamo che questo discorso è molto mal posto. Certo nessuno deve pagarmi per pregare in chiesa, ma se io presto un servizio alla comunità è giusto che la stessa mi metta nelle condizioni di poterlo fare liberamente. Tutti coloro che hanno studiato musica sanno quanto sia anche costoso dal punto di vista economico e come comporti un notevole dispendio di energie e tempo. Da noi la mentalità, specie, devo dire, in molto clero, non accenna  a cambiare. Diverso è in altri paesi. Nei paesi di area anglosassone per esempio non è un problema il fatto che chi svolge un servizio professionale, anche con la musica, deve essere stipendiato. Negli Stati Uniti molti vivono facendo questo mestiere (cosa da noi impensabile, me compreso). Sono pagati e pienamente coinvolti nella vita della loro parrocchia o cattedrale. Hanno spesso più di un coro e la musica che cantano è sovente di autori contemporanei. Da noi questo è quasi impensabile. Ogni autore è un’isola a sé, sempre pronto a giudicare con la parola “musicaccia” quello che non è fatto da lui. O nella migliore delle ipotesi si mostra rispetto per altri autori ma sempre mantenendosene ben lontani. Credete, le eccezioni sono poche. Io penso ci vuole il coraggio di fare del scelte e degli investimenti nella liturgia. Investimenti anche materiali. Allora si verificherà quel cambiamento di qualità della nostra musica liturgica, si creerà un repertorio (in parte esistono già molte composizioni di ottimo livello di vari autori, laici e sacerdoti) che potrà un giorno forse essere considerato un modello qualora anche il progetto rituale suggerito dal Concilio verrà modificato (magari da un altro Concilio, tra molti molti anni). 


La Sacrosanctum Conclium come continuità
Il Papa ci indicava i documenti conciliari, quindi anche quello sulla liturgia, in continuità con la tradizione della chiesa. Tradizione che non va vista, parlando ancora di musica liturgica, come una collezione di repertori e brani mirabili ma piuttosto come la presenza di una costante che da vita e senso a quello che si va svolgendo. Se gli autori della grande polifonia rinascimentale sono considerati parte della tradizione non è perché loro eseguissero solo i brani di gregoriano ma perché nei loro stessi brani, avevano trovato un criterio che garantiva la continuità con la tradizione precedente. La continuità attuale va quindi cercata nella riscoperta di questo criterio fondamentale che informerà tutti i tentativi che si fanno nel campo. Quale è questo criterio? È l’aderenza piena e assoluta al rito che si va svolgendo, come detto sopra. Ma allora la bontà della composizione non è importante? Lo è proprio perché aderisce a questo criterio. I linguaggi liturgici (non solo quello verbale) comunicano per via emozionale qualcosa del mistero della celebrazione. Per essere a servizio di questa comunicazione, bisogna essere esperti e in grado di piegare la materia (sonora, visiva…) ad esigenze così alte. Quindi la bontà della composizione è importante non in se stessa ma in rapporto a questo discorso. Ci può essere un brano che è scritto benissimo ma che non è adatto alla celebrazione e non rappresenta quindi una continuità con la tradizione precedente. Pensiamo a certi salmi barocchi che durano più di mezz’ora. Quando li ascolto penso che sono bellissimi ma non possono avere oggi un ruolo nelle nostre celebrazioni. Sono stati composti per una diversa idea del rito, rispettabile ma non più attuale. E questo vale per la forma ordinaria e per quella straordinaria del rito romano. Ma a che punto è la nostra ricerca di “un canto nuovo” da affiancare a quelli della grande tradizione che ancora rispondono alle esigenze attuali? 


Cantate al Signore un canto nuovo
Se gli operatori musicali nostrani pensano ad autori contemporanei entrati effettivamente nell’uso delle comunità che celebrano l’eucarestia, penso che devono constatarne la rarità. Togliendo i canti immediatamente successivi al Concilio, che andavano a riempire un vuoto per chi voleva celebrare in lingua italiana, pochi altri si sono imposti negli ultimi vent’anni. Certo, ci sono anche quegli autori che si esprimono con un linguaggio molto simile, se non uguale a quello della musica cosiddetta “leggera”, e le composizioni emanate dai movimenti ecclesiali. Come capirete, avrei molto da dire su questo.
E gli autori più accademicamente preparati? Questi non brillano in genere per la loro diffusione. Onestà intellettuale vorrebbe che ci si domandasse: perché? Cosa non va in chi fruisce di queste musiche? E, soprattutto, cosa non va in chi le compone? Certo, è vero che ricalcando certi modelli musicali che si rifanno a quella che, prendendo a prestito la definizione data da un celebre semiologo, viene definita la “competenza musicale comune” si ottiene un accesso più immediato alla massa delle persone. Ma questo non significa abbassare la qualità della musica, perché noi che crediamo che la musica liturgica deve avere anche una funzione di arricchimento di chi la fruisce (arricchimento emotivo visto nella prospettiva di quello che si diceva sopra); ci chiediamo se questo stesso arricchimento viene lo stesso garantito facendo leva su facili emozionalismi. L’emozione non è il fine della liturgia ma un vettore fondamentale che ti permette di accedere ad altro. Suscitare un facile emozionalismo superficiale, senza un approfondimento compositivo, spirituale ed estetico è ugualmente utile a chi frequenta a vario titolo le celebrazioni? Le emozioni, in se stesse, sono un terreno pericoloso e molto scivoloso, bisogna maneggiarle con cura. 


Una musica per l’oggi
Come far sì che la musica liturgica favorisca ancora quell’incontro mirabile tra il cielo e la terra che solo nella liturgia trova la sua massima espressione? Innanzitutto con  l’adesione piena e completa al rito e alle sue dinamiche funzionali, come più volte ripetuto. Quando un giovane mi chiederà un consiglio e io sarò abbastanza vecchio da darglielo, su cosa sia la cosa più importante nella musica liturgica, forse gli dirò: “osserva e medita il rito”. E’ straordinario pensare a quante profonde implicazioni ci siano dietro alla dinamica rituale. Se solo avessimo occhi puri per guardare cosa vuol dire la forza di un rito, avremmo tutto quello che ci è necessario per esserne trasformati.

mercoledì 13 novembre 2019

13 novembre: San Florido (Città di Castello)


La Cripta del Duomo di Città di Castello (Perugia) dove sono le tombe dei Santi Patroni, San Crescenziano e San Florido.

(photo by Alessandro Franzoni)




Preghiere ed Inno a San Florido:





martedì 12 novembre 2019

12 novembre: san Martino Papa


(foto dal Web)


AGIOGRAFIA

La vita di questo martire del dovere, che con ammirabile eroismo bevette fino all'ultima stilla il calice delle amarezze per la difesa della Chiesa, dovette certamente apparir grande ai suoi contemporanei!


Martino nacque a Todi nell'Umbria e studiò a Roma, ove si rese celebre per il suo sapere non meno che per le sue rare doti e virtù. Era appena stato consacrato sacerdote quando Papa Teodoro lo mandò come nunzio a Costantinopoli per tentare il richiamo dei Monoteliti all'unità della fede. Ma morto pochi anni dopo il Papa (649), Martino fu richiamato a Roma a succedergli.

Egli sali sulla Cattedra Apostolica col dolore di aver lasciato l'Oriente in preda alle eresie ed alle più gravi ribellioni. Onde, per prima cosa convocò il Concilio Lateranense, dove espose al venerando consesso la triste situazione e condannò gli eresiarchi principali: il patriarca Sergio, Paolo e Pirro; inoltre mandò un suo nunzio a Costantinopoli.

I Monoteliti anzichè sottomettersi s'accesero maggiormente di rabbia e tosto inviarono a Roma l'eresiarca Olimpio, coll'incarico di uccidere il Pontefice, o almeno di impadronirsi della sua persona.

Non avendo potuto ottenere il loro scopo, ricorsero a mezzi ancor più diabolici, calunniando il santo Pontefice presso l'imperatore, il quale, già infetto di eresia, fu spinto ad assecondare i loro empi disegni. Costante spedì tosto un secondo nucleo di satelliti che con la violenza e con l'inganno riuscirono a legarlo, e nella stessa notte 8 giugno 654, a imbarcarlo per Costantinopoli.

Colà giunto, dopo lungo e dolorosissimo viaggio, fra privazioni e crudeli trattamenti, il santo Pontefice provò con irrefragabili ragioni la sua innocenza: ma invano. Costante tentò di costringerlo a sottoscrivere gli editti già condannati, ma il Papa disprezzando la minaccia, l'esilio e la morte stessa, rispose : « Non possumus ». Allora fu dai magistrati vilmente spogliato delle insegne pontificie, incatenato ed esposto all'infamia per le vie della città, mentre i fedeli gemevano. Fu poi messo in prigione per alcuni mesi, finché il 10 marzo del 655 venne deportato definitivamente in Crimea, per attendervi l'esecuzione della sentenza.

Di là il santo Pontefice scriveva : « Vivo fra le angosce dell'esilio, spogliato di tutto, lontano dalla mia sede; sostento il fragile mio corpo con duro pane, ma ciò non mi importa. Prego continuamente Iddio che, per intercessione dei Ss. Pietro e Paolo, tutti rimangano nella vera fede. Confido nella divina misericordia che chiuderà presto la mia mortale carriera». Il Signore esaudì la preghiera del santo pontefice, che morì martire del dovere per la difesa della giustizia e della verità, il 16 settembre del 665, dopo 6 anni di dolorosissimo pontificato. Il suo corpo venne sepolto provvisoriamente in una cappella della B. Vergine, e poco dopo trasferito a Roma.

domenica 10 novembre 2019

Ventiduesima domenica dopo Pentecoste ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza)


Santa Messa letta con cantici presso la chiesa di San Pancrazio ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza) alle ore 17:00, preceduta dalla recita del Santo Rosario alle ore 16:30. Celebrante don Joseph Kramer FSSP.

(photo  and video by Alessandro Franzoni)










Preludio (L.Perosi):



VANGELO

In illo témpore: Abeúntes pharisǽi consílium iniérunt, ut cáperent Iesum in sermóne. Et mittunt ei discípulos suos cum Herodiánis, dicéntes: Magíster, scimus, quia verax es et viam Dei in veritáte doces, et non est tibi cura de áliquo: non enim réspicis persónam hóminum: dic ergo nobis, quid tibi vidétur, licet censum dare Cǽsari, an non? Cógnita autem Iesus nequítia eórum, ait: Quid me tentátis, hypócritæ? Osténdite mihi numísma census. At illi obtulérunt ei denárium. Et ait illis Iesus: Cuius est imágo hæc et superscríptio? Dicunt ei: Cǽsaris. Tunc ait illis: Réddite ergo, quæ sunt Cǽsaris, Cǽsari; et, quæ sunt Dei, Deo.

(Vangelo secondo Matteo 22, 15 - 21)

Traduzione:

In quel tempo: Adunatisi, i Farisei tennero consiglio per sorprendere Gesú nel suo parlare. Gli mandarono i loro discepoli con gli Erodiani a dirgli: Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo la verità, e non hai riguardo per alcuno, poiché non guardi alla persona degli uomini: dicci il tuo parere: è lecito o no pagare il tributo a Cesare? Ma Gesú, conoscendo la loro malizia, rispose: Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo. Ed essi gli presentarono un denaro. E Gesú disse loro: Di chi è questa immagine e questa iscrizione? Gli risposero: Di Cesare. Ed allora Gesú: Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio.


Omelia:



Durante la Comunione (C.Franck):



Preludio finale (L.Boellman):





giovedì 7 novembre 2019

AVVISO SACRO: Santa Cecilia a Pozzoleone (Vicenza) - 22 novembre


La parrocchia di Pozzoleone (VI) ha organizzato per il prossimo venerdì 22 novembre 2019 un Vespero solenne cantato, in rito romano antico, in onore di Santa Cecilia, patrona della Musica Sacra.
La sacra cerimonia si terrà alle ore 20:00 e sarà officiata dal vicentino Mons. Tarcisio Cola, Protonotario Apostolico Soprannumerario, Presidente della Associazione Italiana Santa Cecilia.
E un richiamo particolare alla partecipazione delle Schoale Cantorum della diocesi di Vicenza, per rinnovare lo sforzo e l’impegno nella difesa della gloriosa tradizione musicale cattolica.

sabato 2 novembre 2019

Commemorazione di Tutti i Fedeli defunti a Perugia


Santa Messa alle ore 17:00 presso la chiesa del Gesù a Perugia (vicinanze di piazza Matteotti), preceduta dalla recita del Santo Rosario alle ore 16:30. 
All'organo il m.Renato Criscuolo.

(photo by Alessandro Franzoni)






Introito (Requiem aeternam):



VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus turbis Iudæórum: Amen, amen, dico vobis, quia venit hora, et nunc est, quando mórtui áudient vocem Fílii Dei: et qui audíerint, vivent. Sicut enim Pater habet vitam in semetípso, sic dedit et Fílio habére vitam in semetípso: et potestátem dedit ei iudícium fácere, quia Fílius hóminis est. Nolíte mirári hoc, quia venit hora, in qua omnes, qui in monuméntis sunt, áudient vocem Fílii Dei: et procédent, qui bona fecérunt, in resurrectiónem vitæ: qui vero mala egérunt, in resurrectiónem iudícii.

(Vangelo secondo Giovanni 5, 25 - 29)

Traduzione:

In quel tempo: Gesú disse alle turbe dei Guidei: In verità, in verità vi dico, viene l’ora, ed è questa, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio: e chi l’avrà udita, vivrà. Perché come il Padre ha la vita in sè stesso, cosí diede al Figlio di avere la vita in sè stesso: e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non vi stupite di questo, perché viene l’ora in cui quanti sono nei sepolcri udranno la voce del Figlio di Dio: e ne usciranno, quelli che fecero il bene per una resurrezione di vita: quelli che fecero il male per una resurrezione di condanna.


Omelia:





Sanctus (Missa pro defunctis):



Agnus Dei (Missa pro defunctis):



Communio (Lux aeterna):





venerdì 1 novembre 2019

Ognissanti a Perugia


Santa Messa cantata alle ore 17:00 presso la chiesa del Gesù a Perugia (vicinanze di piazza Matteotti), preceduta dalla recita del Santo Rosario alle ore 16:30.
All'organo il m.Renato Criscuolo.

(photo and video by Alessandro Franzoni)


https://www.instagram.com/p/B4VSjn7oi7h/










VANGELO

In illo témpore: Videns Iesus turbas, ascéndit in montem, et cum sedísset, accessérunt ad eum discípuli eius, et apériens os suum, docébat eos, dicens: Beáti páuperes spíritu: quóniam ipsórum est regnum cœlórum. Beáti mites: quóniam ipsi possidébunt terram. Beáti, qui lugent: quóniam ipsi consolabúntur. Beáti, qui esúriunt et sítiunt iustítiam: quóniam ipsi saturabúntur. Beáti misericórdes: quóniam ipsi misericórdiam consequéntur. Beáti mundo corde: quóniam ipsi Deum vidébunt. Beáti pacífici: quóniam fílii Dei vocabúntur. Beáti, qui persecutiónem patiúntur propter iustítiam: quóniam ipsórum est regnum cælórum. Beáti estis, cum maledíxerint vobis, et persecúti vos fúerint, et díxerint omne malum advérsum vos, mentiéntes, propter me: gaudéte et exsultáte, quóniam merces vestra copiósa est in cœlis.

(Vangelo secondo Matteo 5, 1 - 12)

Traduzione:

In quel tempo: Gesú, vedendo le turbe, salí sulla montagna. Sedutosi, ed avvicinatisi a Lui i suoi discepoli, cosí prese ad ammaestrarli: beati i poveri di spirito, perché di questi è il regno dei cieli. Beati i mansueti, perché possederanno la terra. Beati quelli che piangono, perché saranno consolati. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per amore della giustizia, perché di questi è il regno dei cieli. Beati siete voi, quando vi malediranno, vi perseguiteranno, e, mentendo, diranno di voi ogni male per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.


Omelia:






Graduale (Timete Domino) - Alleluja:



Offertorio (Justorum animae):



Canto del Prefazio:



mercoledì 30 ottobre 2019

La Santa Messa: Atto penitenziale e Kyrie (di A.Porfiri)

Continuano i video di commento ai momenti della Santa Messa, con particolare attenzioni ai risvolti musicali degli stessi.
A cura del compositore e liturgista trasteverino Aurelio Porfiri:


martedì 29 ottobre 2019

Santa Messa privata a Roma


Santa Messa privata.
Presso l'Altare di San Michele nella Basilica di San Pietro in Vaticano, Roma.

(photo by Alessandro Franzoni)






VANGELO

In illo témpore: Erat quidam régulus, cuius fílius infirmabátur Caphárnaum. Hic cum audísset, quia Iesus adveníret a Iudǽa in Galilǽam, ábiit ad eum, et rogábat eum, ut descénderet et sanáret fílium eius: incipiébat enim mori. Dixit ergo Iesus ad eum: Nisi signa et prodígia vidéritis, non créditis. Dicit ad eum régulus: Dómine, descénde, priúsquam moriátur fílius meus. Dicit ei Iesus: Vade, fílius tuus vivit. Crédidit homo sermóni, quem dixit ei Iesus, et ibat. Iam autem eo descendénte, servi occurrérunt ei et nuntiavérunt, dicéntes, quia fílius eius víveret. Interrogábat ergo horam ab eis, in qua mélius habúerit. Et dixérunt ei: Quia heri hora séptima relíquit eum febris. Cognóvit ergo pater, quia illa hora erat, in qua dixit ei Iesus: Fílius tuus vivit: et crédidit ipse et domus eius tota.

(Vangelo secondo Giovanni 4, 46 - 53)

Traduzione:

In quel tempo: Vi era a Cafàrnao un certo regolo, il cui figlio era malato. Avendo udito che Gesú dalla Giudea veniva in Galilea, andò da lui e lo pregò perché andasse a sanare suo figlio, che stava per morire. Gesú gli disse: Se non vedete miracoli e prodigi non credete. Gli rispose il regolo: Vieni, Signore, prima che mio figlio muoia. Gesú gli disse: Va, tuo figlio vive. Quell’uomo prestò fede alle parole di Gesú e partí. E mentre era già per strada, gli corsero incontro i servi e gli annunziarono che suo figlio viveva. Allora domandò loro in che ora avesse incominciato a star meglio, e quelli risposero: Ieri, all’ora settima, lo lasciò la febbre. Il padre allora riconobbe che quella era l’ora stessa in cui Gesú gli aveva detto: Tuo figlio vive. E credette lui e tutta la sua casa.




lunedì 28 ottobre 2019

Santi Simone e Giuda a Roma


Santa Messa letta seguita dalla recita del Santo Rosario.
Presso la chiesa della Santissima Trinità dei pellegrini, Roma.
Celebrante don Cyrille Sow FSSP.

(photo by Alessandro Franzoni)


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VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Hæc mando vobis, ut diligátis ínvicem. Si mundus vos odit: scitóte, quia me priórem vobis odio hábuit. Si de mundo fuissétis, mundus quod suum erat dilígeret; quia vero de mundo non estis, sed ego elegi vos de mundo, proptérea odit vos mundus. Mementóte sermónis mei, quem ego dixi vobis: Non est servus maior dómino suo. Si me persecúti sunt, et vos persequántur: si sermónem meum servavérunt, et vestrum servábunt. Sed hæc ómnia fácient vobis propter nomen meum: quia nésciunt eum, qui misit me. Si non veníssent et locútus fuíssem eis, peccátum non háberent: nunc autem excusatiónem non habent de peccáto suo. Qui me odit: et Patrem meum odit. Si ópera non fecíssem in eis, quæ nemo álius fecit, peccátum non háberent: nunc autem et vidérunt et odérunt et me et Patrem meum. Sed ut adimpleátur sermo, qui in lege eórum scriptus est: Quia ódio habuérunt me gratis.

(Vangelo secondo Giovanni 15, 17 - 25)

Traduzione:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Questo io vi ordino: di amarvi scambievolmente. Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se voi foste del mondo, esso amerebbe ciò che è suo; invece, perché non gli appartenete, avendovi io tratti di mezzo al mondo. per questo esso vi odia. Ricordatevi di quella parola che vi dissi: non si dà servo più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi, se hanno osservata la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo ve lo faranno per causa del mio nome; perché non conoscono colui che mi ha mandato. Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero colpa; ora poi non hanno scusa del loro peccato. Chi odia me, odia anche il Padre mio. Se non avessi compiuto tra loro opere tali che nessun altro mai fece, sarebbero senza colpa; ora però hanno veduto e hanno odiato me e il Padre mio. Ma deve adempiersi la parola scritta nella loro legge: “Mi odiarono senza motivo"».