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sabato 23 marzo 2019

Sabato della seconda settimana di Quaresima


Santa Messa letta,
chiesa di San Simeon Piccolo, Venezia.
Celebrante don Joseph Kramer FSSP.

(photo by Alessandro Franzoni)





VANGELO


In illo témpore: Dixit Iesus pharisaeis et scribis parábolam istam: Homo quidam hábuit duos fílios, et dixit adolescéntior ex illis patri: Pater, da mihi portiónem substántiæ, quæ me cóntingit. Et divísit illis substántiam. Et non post multos dies, congregátis ómnibus, adolescéntior fílius péregre proféctus est in regiónem longínquam, et ibi dissipávit substántiam suam vivéndo luxurióse. Et postquam ómnia consummásset, facta est fames válida in regióne illa, et ipse coepit egére. Et ábiit, et adhaesit uni cívium regiónis illíus. Et misit illum in villam suam, ut pásceret porcos. Et cupiébat implére ventrem suum de síliquis, quas porci manducábant: et nemo illi dabat. In se autem revérsus, dixit: Quanti mercennárii in domo patris mei abúndant pánibus, ego autem hic fame péreo? Surgam, et ibo ad patrem meum, et dicam ei: Pater, peccávi in coelum et coram te: iam non sum dignus vocari fílius tuus: fac me sicut unum de mercennáriis tuis. Et surgens venit ad patrem suum. Cum autem adhuc longe esset, vidit illum pater ipsíus, et misericórdia motus est, et accúrrens cécidit super collum eius, et osculátus est eum. Dixítque ei fílius: Pater, peccávi in coelum et coram te, iam non sum dignus vocari fílius tuus. Dixit autem pater ad servos suos: Cito proférte stolam primam, et indúite illum, et date ánulum in manum eius, et calceaménta in pedes eius: et addúcite vítulum saginátum et occídite, et manducémus et epulémur, quia hic fílius meus mórtuus erat, et revíxit: períerat, et invéntus est. Et coepérunt epulári. Erat autem fílius eius senior in agro: et cum veníret, et appropinquáret dómui, audívit symphóniam et chorum: et vocávit unum de servis, et interrogávit, quid hæc essent. Isque dixit illi: Frater tuus venit, et occídit pater tuus vítulum saginátum, quia salvum illum recépit. Indignátus est autem, et nolébat introíre. Pater ergo illíus egréssus, coepit rogáre illum. At ille respóndens, dixit patri suo: Ecce, tot annis sérvio tibi, et numquam mandátum tuum præterívi, et numquam dedísti mihi hædum, ut cum amícis meis epulárer: sed postquam fílius tuus hic, qui devorávit substántiam suam cum meretrícibus, venit, occidísti illi vítulum saginátum. At ipse dixit illi: Fili, tu semper mecum es, et ómnia mea tua sunt: epulári autem et gaudére oportébat, quia frater tuus hic mórtuus erat, et revíxit: períerat, et invéntus est.

(Vangelo secondo Luca 15, 11 - 32)

Traduzione:


In quel tempo Gesù disse ai Farisei e agli Scribi questa parabola: «Un uomo aveva due figliuoli, e il più giovane di essi disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. E divise tra loro il patrimonio. Dopo alcuni giorni, messa insieme ogni cosa, il figlio minore emigrò in lontano paese, e là scialacquò il suo, vivendo dissolutamente. E come ebbe dato fondo ad ogni cosa, venne in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a mancare del necessario. Andò allora a servizio di uno degli abitanti del paese, che lo mandò nei suoi campi a badare ai porci. E bramava d'empire il ventre colle ghiande che mangiavano i porci, ma nessuno gliene dava. Allora rientrato in sé disse: “Quanti garzoni in casa di mio padre han pane in abbondanza, mentre io qui muoio di fame! M'alzerò, e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te, non son più degno d'esser chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi garzoni”. E, alzatosi, andò da suo padre. Era ancor lontano quando suo padre lo vide, e ne restò commosso, gli corse incontro e gli si gettò al collo e lo baciò. E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non son più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre ordinò ai suoi servi: “Presto, portate qua la veste più bella, rivestitelo e mettetegli al dito l'anello ed ai piedi i calzari: prendete il vitello più grasso e ammazzatelo; e si mangi e si banchetti, perché questo mio figlio era morto ed è risuscitato; era perduto ed è stato ritrovato”. Così cominciarono a far grande festa. Ora il figlio maggiore era in campagna, e quando di ritorno fu vicino a casa, sentì sonare e danzare; chiamò perciò uno dei servi e gli domandò che volessero dire quelle cose. Ed egli rispose: “È tornato tuo fratello; e tuo padre ha ammazzato il vitello grasso perché lo ha riavuto sano”. Allora costui montò in collera e non voleva entrare, e suo padre dovette uscire a pregarnelo. Ma rispose al padre suo: “Ecco, da tanti anni io ti servo, e non ho mai trasgredito un tuo comando, eppure non mi hai dato neppure un capretto da godermelo cogli amici, ma appena è arrivato questo tuo figlio che ha divorato tutta la sua parte con le meretrici, hai per lui ammazzato il vitello grasso". E il padre a lui: “Figlio, tu stai sempre con me e tutto il mio è tuo; ma era giusto banchettare e far festa, perché questo tuo fratello era morto e tornò in vita, era perduto ed è stato ritrovato"».




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